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Pescara, 11/04/2026
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Data: 05/05/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Verso le amministrative - Abruzzo al voto, alleanze alla prova. I partiti peseranno il risultato pensando alla partita delle regionali

Paolucci (Pd): una verifica per un centrosinistra di governo Piccone (Pdl): il test non è decisivo

PESCARA. Domani urne aperte in 53 comuni abruzzesi. Si tratta solo di un sesto delle amministrazioni locali della regione, ma il voto coinvolgerà realtà importanti come il capoluogo di regione, L’Aquila; la quarta città della regione, Montesilvano; e grandi centri come Ortona, Avezzano, San Salvo. Per i partiti il risultato che vale la vittoria è certamente quello dell’Aquila, l’unico comune che sarà sotto i riflettori nazionali. Ma L’Aquila è anche il simbolo delle difficoltà che stanno attraversando i partiti: otto candidati sindaci, 22 liste, 700 in corsa per un seggio in Comune. Una frammentazione che ha messo in crisi sia il centrodestra, che si presenta molto diviso, sia il centrosinistra, che non ha centrato nè la foto di Vasto (l’Idv corre da sola), né l’appuntamento con i centristi dell’Udc, che invece appoggiano il candidato dell’Mpa Giorgio De Matteis (al quale va anche il consenso di parte del Pdl).
Per l’Udc è un modo per manifestare la propria terzietà rispetto ai due schieramenti. Lo ha ribadito anche il leader centrista Rodolfo De Laurentiis nei giorni scorsi rimandando al «nuovo soggetto» in costruzione ogni discorso sulle alleanze per le regionali del 2013. Infatti è soprattutto la questione delle regionali ad agitare la politica abruzzese e a offrire una lettura diversa a questa tornata amministrativa. Ieri il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, all’Aquila per il comizio di chiusura, ha ricordato la foto di Vasto del 2011 (Pd-Idv-Sel) come quella da cui ripartire: «Il candidato sindaco dell’Idv alle elezioni dell’Aquila, Angelo Mancini, rappresenta la vera foto di Vasto, noi dell’Idv rilanciamo quella foto. Noi vogliamo costruire un’alternativa di area riformista, di centrosinistra, in cui però chi sta al governo della città o del Paese si occupi di tutti i cittadini».
La posta in gioco in queste amministrative è dunque anche la Regione. Per il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci L’Aquila «è una posta enorme in gioco. E poiché parliamo di elezioni amministrative, in gioco è il futuro della città. Ma il quadro complessivo che si avrà all’indomani del voto potrà determinare la situazione e il quadro rispetto alle prossime regionali, sia per quanto riguarda le alleanze che per quanto riguarda la percezione più complessiva della capacità del centrosinitra si essere pronto al governo. Se vinceremo la percezione sarà chiara, perché vorrà dire che il tempo della destra è finito, e d’altra parte la destra aveva pieni poteri in questa regione ma li ha sottoutilizzati e ha fallito».
Per quanto riguarda il discorso delle alleanze Paolucci ammette le contraddizioni in seno all’area del centrosinistra: «La contraddizione riguarda soprattutto L’Aquila dove il centro ha fatto una scelta terzopolista. Ma il Pd ha giocato molto sull’allargamento della coalizione. La sfida va continuata anche dopo il voto facendo in modo che il centrosinistra possa lavorare nel tempo e presentare un programma credibile».
Allontana la tentazione di coniugare amministrative e regionali il coordinatore abruzzese del Pdl Filippo Piccone: «Non lo vedo come un test decisivo», e ricordando le divisioni in seno al suo schieramento ammette che «L’Aquila potrebbe alla fine diventare un test, ma solo se sommiamo tutti i voti del centrodestra». «Magari misureremo soprattutto il grado dell’antipolitica e del dissenso», aggiunge il senatore, «ma le troppe frammentazioni presenti nei diversi schieramenti e in diverse località non ci permetterà di rilevare una tendenza in seno all’elettorato. Non dimentichiamo che queste sono amministrative e a volte i singoli candidati sono più trainanti rispetto all’opinione stessa sui partiti».
Chi sente il cambiamento è il coordinatore regionale di Sel Gianni Melilla: «Questa è un’elezione amministrativa molto più importante che in altre regioni, perché si vota nel capoluogo di regione e in città importanti di ogni dimensione. Le alleanze? Quelle che abbiamo registrato sono chiare: la foto di Vasto con qualche variante è stata riproposta in quasi tutti i comuni. Certo, l’Idv non sta con noi all’Aquila e a San Salvo, ma il dato complessivo mi sembra omogeneo». Quanto all’Udc, si tratta, dice Melilla, di «un’alleanza che resta sullo sfondo». I centristi «hanno scelto di stare in alcune realtà con il centrosinistra, in altre col centrodestra, in altre di andare da soli. Per noi la linea è semplice: non poniamo problemi di allargamento, ma vogliamo che il centrosinistra parta da se stesso, perché abbiamo le idee, i numeri e le capacità per fare massa critica». Melilla ritiene fondamentale lo spirito delle elezioni primarie «che vanno assolutamente riproposte per le regionali». «Questo meccanismo partecipativo ha sortito un effetto moltiplicatore. E se all’Aquila Cialente non fosse stato rilegittimato dal voto delle primarie non avremmo avuto quell’entusiasmo che ci fa dire di essere in testa».
Ma questo sarà un voto partecipato? Per Paolucci «trattandosi di amministrative l’affluenza sarà buona. Perché in questa occasione la scarsa fiducia nei partiti si è tradotta soprattutto nella frammentazione delle liste civiche». Piccone non si sbilancia sull’affluenza: «Vorrei cercare di capire meglio cosa sta succedendo». Per Melilla la partecipazione sarà sicuramente molto più alta di quella registrata alle regionali del 2008 (52% circa).

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