All’Aquila, S.Salvo Avezzano Ortona, Montesilvano e Spoltore la possibilità del doppio turno di voto
PESCARA. Alle 8 di questa mattina si aprono, anche in Abruzzo, le urne delle prime elezioni dell’era Monti. Sono 53 i comuni dove, oggi e domani, poco meno di 300 mila abruzzesi sono chiamati al voto per eleggere sindaci e consigli comunali. Il test più importante è quello dell’Aquila, dove (si legga l’articolo nella pagina a fianco) a portare la sfida al sindaco uscente, Massimo Cialente, ricandidato da una parte del centrosinistra, saranno in sette. Sono 6 i comuni con più di 15 mila abitanti - L’Aquila, Avezzano, Ortona, San Salvo, Montesilvano e Spoltore - in cui si vota con il sistema del doppio turno: se nessuno dei candidati sindaco ottiene, al primo turno (oggi e domani), il 50 per cento più uno dei voti validi, fra due settimane si va al ballottaggio tra i due aspiranti primi cittadini che hanno raccolto il maggior numero di suffragi. Per tutti i restanti 47 comuni, invece, si vota solo oggi e domani: il candidato che prende più voti viene eletto sindaco.
Ecco l’elenco completo dei comuni abruzzesi in cui si vota. In provincia dell’Aquila: Avezzano, Balsorano, Barrea, Campo Di Giove, Caporciano, Cappadocia, Civitella Alfedena, Gioia dei Marsi, L’Aquila, Lecce nei Marsi, Luco dei Marsi, Montereale, Morino, Pescasseroli, Prata d’Ansidonia, Pratola Peligna, Rocca di Mezzo, Sant’Eusanio Forconese, Scoppito, Trasacco e Villavallelonga.
In provincia di Pescara: Alanno, Brittoli, Scafa, Montesilvano, Spoltore e Villa Celiera.
In provincia di Chieti: Arielli, Atessa, Castelguidone, Castiglione Messer Marino, Celenza sul Trigno, Furci, Gamberale, Giuliano Teatino, Lettopalena, Montelapiano, Ortona, Ripa Teatina, Roccamontepiano, Roccascalegna, Roio del Sangro, Rosello, San Salvo, San Vito Chietino, Tollo e Torricella Peligna.
In provincia di Teramo: Bisenti, Crognaleto, Martinsicuro, Penna Sant’Andrea, Pietracamela e Valle Castellana.
La legge finanziaria del 2010 ha disposto tagli del numero dei membri dei consigli comunali e degli assessori. All’Aquila si passerà da 40 a 32 consiglieri con un massimo di 9 assessori. I comuni che superano i 30 mila abitanti vedranno ridotti da da 30 a 24 il numero dei consiglieri con un massimo di 7 assessori. Quelli tra i 10 e i 30mila abitanti perderanno 4 consiglieri comunali, passando da 20 a 16, e potranno avere al massimo 5 assessori.
Dal punto di vista politico, il voto di oggi e domani è un test utile a fare il punto sulla consistenza del filo che lega gli abruzzesi alla politica. Un rapporto che aveva raggiunto il nadir, con una percentuale di 52 per cento di votanti (la più bassa della storia d’Abruzzo) alle elezioni regionali del dicembre 2008 che videro la vittoria del centrodestra di Gianni Chiodi. Sono passati appena tre anni e mezzo da allora, ma dal punto di vista politico il periodo trascorso sembra un’era geologica. Di mezzo c’è la crisi economica e finanziaria più devastante del dopoguerra che sta colpendo l’Abruzzo in maniera sempre più forte. L’ultimo rapporto di Unioncamere prevede, nel 2012, una riduzione del 2% per cento del pil (prodotto interno lordo) abruzzese, la più alta del Meridione insieme a quella che dovrebbe colpire la Basilicata.
Ma di mezzo, rispetto al 2008, c’è soprattutto la tragedia del terremoto che ha devastato l’Aquila, il 6 aprile 2009, incidendo fortemente sull’intero sistema economico e sociale della regione.
I fattori di mutamento riguardano, però - in Abruzzo come altrove in Italia -, anche lo scenario delle alleanze e dell’offerta politiche. La fine del governo Berlusconi e l’avvento del dicastero tecnico presieduto da Mario Monti segnano una differenza politica importante rispetto al passato recente. Le elezioni regionali che videro la vittoria del centrodestra, arrivavano 8 mesi dopo il trionfo alle Politiche di Berlusconi (giovandosi dell’inerzia di quel successo) in una regione che, pochi mesi prima, aveva visto finire agli arresti il governatore Ottaviano Del Turco e una parte della sua giunta di centrosinistra. Quelle di oggi e domani possono essere le ultime elezioni in cui i partiti si presentano divisi secondo lo schema del bipolarismo che, dal 1994, governa il sistema politico a livello nazionale e locale. In particolare, le città al voto dove il test sulle alleanze si presenta più interessante sono due: Montesilvano e San Salvo. A Montesilvano il candidato del centrosinistra è Attilio Di Mattia dell’Idv, vincitore delle primarie e sostenuto da sette liste, Pd compreso. Dall altra parte, il centrodestra si presenta diviso in due con il sindaco in carica, Pasquale Cordoma ex Pdl passato a Grande Sud quando il Pdl ha scelto di non puntare più su di lui, con Manola Musa, assessore della giunta Cordoma appoggiata da Pdl e da altre quattro liste, compresa Montesilvano Futura che fa riferimento all’assessore regionale Carlo Masci.
A San Salvo, invece, dove i candidati a sindaco sono 5, la divisione riguarda sopratutto il centrosinistra. Da una parte, infatti, c’è uno schieramento composto da Sel, Idv, partito socialista e San Salvo democratica (la lista civica fondata dall’ex sindaco Gabriele Marchese) che appoggia l ex assessore comunale, Domenico Di Stefano, uscito vincente dalle primarie del nuovo centrosinistra. E dall’altra Arnaldo Mariotti, ex sindaco, ex deputato, sostenuto dal Partito democratico e da due liste civiche: Democratici per San Salvo e Città Unita. Resta da vedere se la coalizione riuscirà a ricomporsi all’eventuale ballottaggio.
Alle regionali vinse il partito dell’astensione
Nel 2008 andò alle urne solo il 52 per cento degli abruzzesi
PESCARA. Franco Marini, disse: «Quest’astensione così larga è un problema politico per tutti, sia per chi vince che per chi perde». L’allora segretario del Pd, Walter Veltroni, aggiunse: «Prima dei dati elettorali sono i dati dell’astensionismo a essere impressionanti. C’è stato il 30 per cento in meno di votanti rispetto alle politiche. Vuol dire che c’è malessere, stanchezza e critica anche nei nostri confronti». Il parere del leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, fu questo: «Se il bipartitismo che si vuole costruire in Italia fosse una cosa che soddisfa gli elettori non ci sarebbe più della metà dei cittadini abruzzesi che non si sono recati alle urne. Questo è un campanello d’allarme molto pericoloso». L’unico contento del risultato, nonostante la sconfitta del suo candidato, Carlo Costantini, sembrò essere Antonio Di Pietro: «L’Idv ha quintuplicato i suoi voti in Abruzzo. Ha vinto l’astensionismo ma chi resta veramente sconfitto è la politica che in tutta Italia e specialmente in quella regione sta dimostrando la propria incapacità nella lotta alla casta e ai suoi privilegi». Secondo, Silvio Berlusconi, il Pd aveva perso la battaglia elettorale «per essersi troppo schiacciato su Di Pietro».
A far notizia, alle elezioni regionali del 15 dicembre del 2008, non fu tanto la vittoria del candidato del centrodestra, Gianni Chiodi, quanto quel 52,98% di votanti. Una percentuale bassissima che funzionò da termometro della febbre anti-politica degli abruzzesi, che nel luglio precedente, avevano assistito all’arresto del presidente della giunta regionale, Ottaviano Del Turco.
A sfidarsi, allora, furono in quattro, ma a dividersi i consensi maggiori furono Chiodi, del Pdl, e il candidato del centrosinistra, Carlo Costantini, dell’Idv.
Chiodi si aggiudicò la partita con 295.731 voti e una percentuale del 48,81%. Le percentuali fra i partiti del suo schieramento furono queste: Pdl 35,18%, Liberalsocialisti 1,42%, Mpa 3,32% e Rialzati Abruzzo 7,41%.
Costantini di voti ne raccolse 258.199, totalizzando un 42,67%. Le percentuali di voto fra i partiti che lo sostenevano furono queste: Pd 19,61%, Idv 15,03%, Rifondazione comunista 2,84%, La Sinistra 2,22%, Partito socialista 1,73%, Democratici per l’Abruzzo 1,38% e Comunisti italiani 1,83%.
Gli altri due candidati erano: Rodolfo De Laurentis per l’Udc (32.604 voti, 5,38%), Teodoro Buontempo della Destra (11.514 voti e 1,90%).