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Data: 06/05/2012
Testata giornalistica: Il Centro
In 41 mila al voto per eleggere il nuovo sindaco di Montesilvano. Seggi aperti dalle 8 fino alle 22, si sfidano 8 candidati e 526 aspiranti consiglieri

MONTESILVANO. Oggi e domani 41.220 residenti di Montesilvano vanno al voto per eleggere sindaco e consiglieri comunali. Si vota, oggi dalle 8 alle 22, e domani, dalle 7 alle 15. Una sfida a 8 nella città ferita dalle inchieste giudiziarie.
Otto candidati sindaco, 526 aspiranti consiglieri riuniti in 23 liste. Sono questi i numeri delle elezioni bis a 6 anni dall’inchiesta Ciclone che, il 15 novembre 2006, ha spazzato via il centrosinistra del 69,5 per cento voti, a partire dell’ex sindaco Pd Enzo Cantagallo. Una sfida a 8: il candidato del centrosinistra è il consigliere provinciale Attilio Di Mattia dell’Idv; dall’altra parte, il centrodestra è diviso, almeno, in due tronconi e cioè Manola Musa, assessore della giunta Cordoma sostenuta da Pdl, Montesilvano Futura, Città Nuove, La Destra e Arcobaleno, contro il sindaco Pasquale Cordoma, ex Pdl passato a Grande Sud e sostenuto anche dalla Lista del Grillo-No euro. Ma tra Musa e Cordoma, c’è anche Francesco Maragno del Polo dell’Alternativa, eletto consigliere con il Pdl e poi passato all’opposizione dopo le prime vicissitudini giudiziarie di Cordoma. Maragno è il genero del costruttore Raffaele Di Giovanni. Tra i candidati nelle liste che appoggiano Maragno c’è un altro genero di Di Giovanni: Vittorio Gervasi, capolista di Democrazia e libertà per Montesilvano, ex assessore di Cordoma.
Cristian Odoardi, tre volte consigliere comunale di Rifondazione comunista, non si ricandida: è Corrado Di Sante, l’attivista che parla al megafono, il candidato di In Movimento per i Beni Comuni, lista che unisce Rifondazione e Verdi. Soffia anche a Montesilvano il vento dell’antipolitica - e i fischi della piazza davanti alle promesse dei candidati lo dimostrano - e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo schiera Manuel Anelli, uno studente di 20 anni. Alle elezioni corrono anche la Lega Nord con Gianluca Milillo e Forza Nuova con Marco Forconi.
Si chiude oggi una legislatura segnata da liti politiche. Dopo 4 rimpasti di giunta con 10 assessori bruciati e un presidente del consiglio sostituito, Montesilvano chiede normalità: non grandi opere (finte) ma asfalto (vero) sulle buche.
Sulle elezioni - 52 seggi per 208 scrutatori - incombe il sospetto: ma è normale una città sempre sotto inchiesta? Oltre a Cordoma, coinvolto in sei procedimenti penali e assolto già una volta, i candidati indagati sono altri 5. Si tratta di Paolo Di Blasio dell’Arcobaleno, imputato al processo Ciclone, Luigi Marchegiani del Pdl e Corrado Carbani di Montesilvano Futura (presunti concorsi truccati), Evenio Girosante (presunti abusi per un terreno vicino alla strada parco finito a un’impresa e chiuso con una sbarra. Anche Marchegiani è coinvolto in questo procedimento). Nel centrosinistra, c’è Francesco Di Pasquale (Pd), coinvolto nell’inchiesta sull’Ato per tre presunti incarichi clientelari. Montesilvano città dei sindaci sotto processo: in 21 anni, dal 1990 a oggi, a Montesilvano, si sono alternati 4 sindaci e tutti e 4 - da Di Blasio a Renzo Gallerati, Cantagallo fino a Cordoma - sono imputati per reati contro la pubblica amministrazione. Per ritrovare un sindaco senza macchia si deve andare indietro fino al 1989, l’anno della caduta del muro di Berlino, con Carmine D’Andreamatteo. È quasi un record.
Montesilvano convive con scandali giudiziari e ribaltoni politici: così accade che l’Udc, che ha governato con Cordoma, oggi si presenta con Di Mattia. Un intreccio talmente fitto, giustizia e politica, che Debora Comardi, figlia di Jacqueline Kennedy Pettine e Aurelio Colangelo, primo accusatore di Cantagallo, è candidata con Sinistra Unita e, tra i fondatori di Sinistra Unita, c’è proprio Piero Savini, fratello di quel Marco Savini, vice sindaco di Cantagallo, imputato al processo Ciclone.
Del resto veleni e consiglieri passati da una parte all’altra si sono visti fin dal primo consiglio dell’era Cordoma con l’alleato Leo Brocchi scappato subito all’opposizione con questo discorso: «Cordoma dichiara che l’accordo con Brocchi non esiste e non è mai esistito, ma faccia l’uomo», recita la trascrizione dell’intervento del 5 luglio 2007, «dica che ci ha ripensato e inventi una giustificazione, per quanto poco plausibile, ma non dica che non esiste e non esponga l’onorevole Maurizio Gasparri, che si è dichiarato garante nazionale dell’accordo, al rischio di passare per ciarlatano. Il precipizio della lealtà sta davanti ai piedi di chi si comporta così. Cosa c’è da aspettarsi? Semplice: io sono una persona seria, chi mente con me, chi non rispetta i patti, ha chiuso per quanto non gli possa interessare. Se questo è l’esordio, temo che Montesilvano sia caduta dalla padella alla brace». Cinque anni dopo, riaprono i seggi e si torna a votare.

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