ROMA Quasi quattro milioni di proprietari di prima casa che avrebbero pagato l’Ici costruita con le regole in vigore fino al 2008, non verseranno nulla con l’Imu: la nuova imposta, nelle simulazioni del ministero dell’Economia e delle Finanze, si conferma simile nel gettito complessivo a quella cancellata quattro anni fa, ma con una struttura più progressiva; e la progressività, sempre secondo le tabelle elaborate dal Dipartimento delle Finanze, riguarderebbe anche i redditi dei proprietari e non solo le rendite catastali, che come è noto a volte non riflettono le caratteristiche effettive dell’abitazione.
Così se l’imposta media dovuta quest’anno dai proprietari è di 194 euro (contro i 151 dell’Ici) questo importo è di 161 euro per coloro che hanno un reddito annuo Irpef fino a 10 mila euro e di 169 per i contribuenti che si collocano tra 10 mila e 26 mila. Il valore sale al crescere del reddito, per arrivare a 410 euro tra i 75 mila e i 120 mila euro e a 573 oltre questa soglia.
Insomma i dati sembrerebbero indicare che la struttura del prelievo, salvo appunto l’accentuazione della progressività, non cambia moltissimo per quanto riguarda l’abitazione principale rispetto alla vecchia Ici. I maggiori introiti sono attesi soprattutto dagli immobili commerciali e in misura minore dalle seconde e terze case. Eppure è proprio sulla prima casa che continua a concentrarsi il dibattito, influenzato dalla scadenza elettorale delle amministrative. Il governo si è detto disponibile ad aggiustamenti per il 2013 ma per metterli a punto nei dettagli ci sarebbe ancora tempo: il ministero dell’Economia ha smentito che nelle ultime ore si sia tenuta una specifica riunione in proposito. In ogni caso, dati i vincoli di bilancio che non permettono di rinunciare al gettito, le eventuali novità riguarderebbero sopratutto il rapporto tra Stato e Comuni. Questi ultimi lamentano con qualche ragione di essere costretti ad agire da esattori per conto del governo; si valuta allora la possibilità di separare le due componenti del tributo, oppure di destinare il gettito statale al finanziamento dei trasferimenti verso le amministrazioni municipali. In questo ambito potrebbe anche essere resa più esplicita la facoltà dei sindaci di rinunciare al prelievo sull’abitazione principale, facoltà che comunque già esiste: i Comuni infatti, si legge nel decreto salva-Italia, oltre che ridurre al 2 per mille l’aliquota possono anche innalzare la detrazione di 200 euro «fino a concorrenza dell’imposta dovuta». Ovviamente una scelta del genere andrebbe a scapito dei loro bilanci.
Le elaborazioni sull’assetto dell’Imu tengono ovviamente conto del fatto che alcuni immobili sono in comproprietà. Le prime case sono in tutto 19,2 milioni, ma i proprietari 24,3 milioni: di questi 17,5 sono soggetti all’Imu e gli altri esenti, mentre con le regole Ici i contribuenti effettivi sarebbero 21,4 milioni. Il valore medio dell’imposta municipale calcolato sugli immobili è di 235 euro. I conteggi delle Finanze partono da un aliquota al 5 per mille per l’Ici (era quella standard) e del 4 per l’Imu: questo livello però potrebbe essere ritoccato verso l’alto ed alcuni Comuni come Roma lo hanno già annunciato.
L’incrocio tra redditi Irpef e rendite catastali evidenzia che il grosso dei proprietari soggetti a Imu (quasi 13 milioni) si concentra al di sotto dei 26 mila euro di reddito; altri 3 milioni circa che ricadono entro questo limite smettono di pagare grazie alle nuove regole, cioè soprattutto alle detrazioni più generose: naturalmente con l’Ici avrebbero comunque versato importi molto bassi.
Tra i proprietari che non hanno figli (sono la maggior parte) smetteranno di pagare circa 2 milioni che hanno una rendita catastale inferiore a 500 euro, mentre per gli altri non cambierà nulla. Infine, un dato sulle rendite catastali più alte: quelle superiori a 1000 euro riguardano circa 1,1 milioni di proprietari.