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Data: 07/05/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Partiti al test delle città affluenza in forte calo. Alle 22 ha votato il 49%: meno 5,8 rispetto alla volta scorsa

Seggi aperti anche oggi fino alle 15. Ballottaggi il 20 e 21

ROMA - Il 5,8 in meno rispetto alla precedente consultazione è il dato dell’affluenza alla fine della prima giornata delle amministrative che hanno visto oltre 9 milioni e mezzo di elettori chiamati a eleggere quasi mille sindaci e altrettanti consigli comunali, di cui 26 appartenenti a capoluoghi. Si vota anche oggi dalle 7 alle 15, mentre gli eventuali ballottaggi si terranno il 20 e 21 maggio. Il dato delle 22 di ieri ha fatto registrare solo il 49 per cento di partecipazione al voto a fronte del 54,8 di cinque anni fa. Un calo che sembra confermare le previsioni di una crescente disaffezione dell’elettorato, specie sulla spinta delle diffuse manifestazioni di antipolitica che hanno interessato nelle ultime settimane tutto il Paese. Un’impressione diversa si era avuta nella serata di ieri dopo la diffusione del dato delle 19 che aveva visto ridurre il calo della partecipazione dal 2,4 di mezzogiorno all’1,4. Poi alle 22 l’impennata dell’assenteismo che pare dar ragione a quanti prevedevano che l’antipolitica avrebbe trovato terreno fertile nel sentimento degli elettori. In ogni caso i conti veri si potranno fare solo oggi ad urne chiuse, quando verranno contati i voti del movimento di Beppe Grillo che dell’ondata di antipolitica potrebbe risultare il maggior profittatore.
Anche ieri, a processo elettorale in corso, il comico genovese è andato giù duro contro i partiti invitandoli, senza troppi giri di parole a «restituire il maltolto» e togliersi di torno. Grillo ha trovato anche un’inaspettata alleata in Mina che in una lettera lo ha invitato a proseguire la sua lotta contro «i grandi uomini della prima, della seconda, della terza, della quarta e dell’ennesima Repubblica impegnati oggi a rifarsi una verginità». Un clima, quello in cui si muove a suo agio il leader del Movimento 5 Stelle, osservato con preoccupazione dal mondo cattolico. Tanto che il presidente della Cei, cardinal Bagnasco, ha lanciato un appello contro gli effetti «negativi e diseducativi sui giovani della cosiddetta antipolitica». Allarmate anche le parole del ministro della Cooperazione, Andrea Riccardi, per il «vento dell’antipolitica», che preoccupa pure Rocco Buttiglione il quale parla di «clima da diciannovismo», invitando a dare in fretta «risposte politiche alla crisi della democrazia».
Sentimenti simili sembrano ispirare Pier Luigi Bersani che, unico dei leader di partito a votare ieri mattina nella sua Piacenza, non ha potuto fare a meno di osservare che «c’è rabbia in giro. La si può capire, c’è disagio. E questo lascerà un segno su questo appuntamento elettorale». E proprio a Piacenza l’assenteismo ha toccato ieri uno dei suoi picchi: il 9,9 in più rispetto alle precedenti consultazioni. Dato inferiore, tra i Comuni capoluogo, solo a quello di Brindisi (13,3), Monza (12,4) Lucca (12,2) e Alessandria (10,2). In calo la partecipazione anche a Parma (7,1), Palermo (6,3) e Verona (6,2). Assai alto l’assenteismo in alcune regioni come la Toscana, 9,8 in più rispetto alle scorse elezioni, l’Emilia (8,5), il Lazio (7,2).
La giornata ai seggi è comunque scorsa regolarmente, senza quasi turbative di sorta. Solo in Campania, dove si votava in 90 Comuni, nessuno dei quali capoluogo, i riflettori, anche delle forze dell’ordine, si sono puntati su alcune realtà come Torre del Greco e Pozzuoli interessate negli ultimi giorni da forti tensioni sociali. E’ anche per questo, e in seguito ad alcuni episodi di minacce a candidati in diversi Comuni, che il prefetto di Napoli ha disposto «una fitta rete di presìdi delle forze dell’ordine in prossimità dei seggi elettorali al fine di prevenire qualsiasi tentativo di condizionamento del voto». Condizionamento, sia pure in altra forma, che è stato denunciato da un candidato di lista civica a Lecce, Antonio Capone, di cui si sarebbero resi responsabili il sindaco uscente, Paolo Perrone, e un consigliere comunale, Angelo Tondo, entrambi del Pdl, inondando gli elettori leccesi di sms sia sabato che domenica giornate di silenzio elettorale. La replica del sindaco: «Niente di illegittimo, nell’inviare sms privati ai propri amici. Si vuol vedere del marcio dove non c’è». Qualche tensione anche nel Comune aquilano di Prata d’Ansidonia, centro di circa 500 abitanti, dove i Carabinieri sono intervenuti quando il sindaco uscente, Francesco Di Marco, non ricandidato, ha approfittato dell’assenza momentanea del presidente del seggio per prendere nota degli elettori che non avevano ancora votato, con il presumibile intento di portarli alle urne.
Di tutt’altra natura i contrattempi verificatisi a Ginostra, frazione dell’isola di Stromboli, in cui venti abitanti chiamati alle urne e rimasti senza sezione elettorale hanno potuto rompere il loro isolamento solo grazie a una corsa speciale di un aliscafo che li ha portati a votare al seggio di Stromboli. Gli stessi abitanti per sollecitare la riapertura del seggio nella loro frazione si erano rivolti al capo dello Stato Giorgio Napolitano, che da anni trascorre una parte delle sue ferie nell’isola.
Altra storia la giornata elettorale in Sardegna: non si è votato per i Comuni, ma per 10 referendum riguardanti principalmente l’abrogazione delle quattro province di più recente istituzione, la riduzione dell’indennità dei consiglieri regionali e del loro numero da 80 a 50. Il successo della consultazione «anti-casta» era legato al quorum del 33,3 per cento da raggiungere entro le 22 di ieri sera. Traguardo superato, dal momento che a fine giornata gli elettori sardi che si erano recati ai seggi sono stati il 35,5% degli aventi diritto.


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