ROMA Vita dura per le liberalizzazioni. Approvata la legge il 24 marzo, alla prova del nove dell’applicazione concreta emergono i primi nodi. E torna il braccio di ferro: tra banche e benzinai per i pagamenti del carburante con bancomat e carte di credito; tra compagnie assicuratrici e Isvap, per le innovazioni sulla Rc auto; tra parafarmacie, farmacie e Comuni per l’apertura dei nuovi negozi e per la vendita dei farmaci di fascia C.
Benzina. I gestori sono sul piede di guerra. Perché in forse è la gratuità delle commissioni bancarie sugli acquisti di carburante fino a 100 euro pagati con bancomat e carte di credito. «Alcuni istituti spiega Martino Landi, presidente della Faib-Confesercenti stanno aggirando la legge e hanno disdetto i contratti. Su quelli nuovi, non applicano le commissioni ma impongono un canone di pari valore per il noleggio dei Pos, le macchinette in uso per i pagamenti». Il problema, prosegue Landi, è che anche il nuovo canone viene calcolato in percentuale sull’incasso che incorpora la quota di accise e Iva da riversare allo Stato. Una quota di tasse che è ormai arrivata al 55% del prezzo della benzina. «Il nostro margine lordo è del 2%, le banche chiedono dallo 0,5 all’1 per cento, non possiamo perdere la metà del margine per agevolare i pagamenti con moneta elettronica. Non è giusto», è la conclusione.
La questione è arrivata sul tavolo dell’Abi. Faib, Figisc-Confcommercio e Fegica Cisl hanno chiesto e ottenuto un incontro con il vertice pochi giorni fa. In sostanza, l’associazione ha riconosciuto che le osservazioni dei benzinai hanno un loro fondamento ma ha anche replicato che la soluzione del problema non può essere di scaricare il costo del servizio sulle banche. Gli istituti, è stata in sostanza la risposta, possono erogare il servizio gratis se ci rientrano; ma nessun privato può essere obbligato a offrire un servizio in perdita per quasi un anno. La gratuità delle commissioni è temporanea: entro il 1° giugno, dice la legge, Abi, Poste, Bancomat e i circuiti delle carte di credito (tra cui Setefi) devono fissare «regole generali per assicurare una riduzione delle commissioni a carico degli esercenti». Poi ci saranno 6 mesi di monitoraggio. Si arriverà quindi, sostanzialmente a fine anno. Nell’attesa, vale la regola «zero commissioni» sotto i 100 euro. La patata bollente passa al ministero dell’Economia che dovrà seguire la vicenda e chiarire anche i dubbi sollevati dall’Antitrust. Nel frattempo i consumatori rischiano di non trovare i Pos ai distributori.
Parafarmacie. Anche loro sono sul piede di guerra. «Il delisting dei farmaci di fascia C è stato molto deludente afferma Massimo Brunetti dell’Anpi in quanto alle parafarmacie è stato accordato meno del 4% del fatturato in questa fascia. Si tratta di 230 farmaci su 5.500, praticamente nulla. Inoltre ci risulta che molti Comuni di fatto non applicano la regola del resto. Il risultato sarà che le 7000 nuove farmacie da cui si era partiti, scese 4.000 dopo il percorso parlamentare, ora si ridurranno a 2.600. Nei fatti, la legge sulle liberalizzazioni è su un binario morto». La regola a cui si riferiscono i parafarmacisti riguarda il parametro degli abitanti per Comune: per aprire una farmacia ne bastano 3.300. Se dal computo avanza un resto superiore alla metà di questa cifra, ciò dà luogo all’apertura di una nuova farmacia. A quanto pare, però, solo sulla carta.
Assicurazioni. L’Isvap ha pubblicato i primi regolamenti. Saltata la tariffa unica nazionale, l’Ania ha respinto l’obbligo di rendere vincolante per un anno lo sconto sul bonus-malus. Cioè l’obbligo di indicare, al rinnovo della polizza, quale sarà lo sconto garantito alla scadenza se il cliente non farà incidenti. L’Isvap può applicare sostanziose sanzioni ma l’Ania ha replicato che ricorrerà, se necessario, alla Corte di giustizia europea. A breve arriveranno altri quattro regolamenti: il più delicato riguarderà l’obbligo di confronto sulle tariffe Rc auto. Nell’attesa, si va avanti con il vecchio sistema.
Il monitoraggio. A che punto sono i concorsi per i notai? E i regolamenti sulle libere professioni (società tra professionisti, tirocinio, nuove regole per l’accesso)? «Dovrà dare delle indicazioni il ministero della Giustizia entro il 12 agosto risponde Antonio Lirosi, responsabile consumatori del Pd e consigliere sulle «lenzuolate» di Bersani ma su una materia delicata come le liberalizzazioni, non bastano le leggi. Le misure vanno accompagnate da un attento monitoraggio, con il coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche, delle associazioni di categoria e dei consumatori. Auspichiamo che il governo lo faccia. Altrimenti si rischia che il ripiegamento corporativo da un lato e l’inerzia delle amministrazioni dall’altro, lascino tutto sulla carta». Giudizio negativo, invece, dall’Adiconsum: «La legge è stata molto annacquata dice il segretario generale Pietro Giordano per noi è una legge-gambero».