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Data: 08/05/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Elezioni amministrative - Cresce la protesta, crollano Pdl e Lega. Affluenza in calo e boom dei grillini. Il Pd: più forti. Berlusconi: meglio del previsto (Le principali sfide nei Comuni - Guarda)

Amministrative: Tosi sindaco a Verona, Doria e Orlando avanti a Genova e Palermo. L’Udc tiene nelle città

PROTESTA, disaffezione, disorientamento. Tre spinte concomitanti si sono unite nelle urne, gonfiando le vele dell’astensione, del voto antipolitico, della frammentazione. Segnali corposi di inquietudine provenienti da un elettorato al tempo stesso impaurito e disilluso. Sarebbe sbagliato enfatizzare perché si tratta di un voto amministrativo nel quale tradizionalmente si mischiano tendenze localistiche e interessi particolari. Ma sarebbe altrettanto fuorviante sottovalutare la portata di un responso che deve far riflettere in profondità forze politiche nazionali e amministratori. Soprattutto è importante capire quali ripercussioni ci saranno sull’azione del governo Monti e sui partiti che lo sostengono. Sale il voto di protesta mentre parallelamente il centrodestra crolla. Il Pdl tracolla finendo fuori da tutti i principali ballottaggi; la Lega vince a Verona ma perde roccaforti storiche; il Pd si conferma primo partito; l’Udc tiene mentre il Terzo Polo frena quando si presenta diviso.
In attesa dei ballottaggi, due sono gli elementi maggiormente caratterizzanti del voto di ieri. Il primo riguarda l’astensionismo che ha duramente colpito: in tanti hanno girato alla larga dai seggi e la media dei votanti si è attestata al 66,9 per cento, con un calo di sette punti che in alcune zone soprattutto al Nord ha superato abbondantemente il 10 per cento. Un dato ancor più inquietante se si tiene conto che si trattava di eleggere i sindaci, cioè la tornata elettorale che più avvicina i cittadini a chi li deve rappresentare.

Il secondo elemento concerne il successo del Movimento Cinquestelle: atteso, ma concretizzatosi in percentuali in molti casi largamente superiori alle più rosee previsioni dei suoi stessi aderenti. Clamoroso il caso di Parma, dove l’informatico Federico Pizzarotti va al ballottaggio. O Genova, dove Cinquestelle manca di pochissimo il medesimo risultato attestandosi però oltre il 13 per cento dei consensi.
Beppe Grillo è un ex comico, un imbonitore capace di parlare alla pancia dei suoi fan. E’ riuscito ad intercettare l’umore profondo di un pezzo di Paese che esprime malessere e non si riconosce più in nessuna forza politica tradizionale; e lo ha fatto usando due formidabili armi a lui congeniali: un linguaggio irruente ed irridente ed un uso del web capace di raggiungere un elettorato fatto soprattutto di giovani. Ha fatto breccia, cioè, proprio laddove più è carente la capacità di penetrazione e convincimento dei partiti formalmente strutturati.
Due dati, che naturalmente non sono gli unici. Disaffezione e sfiducia hanno colpito con la forza di un colpo di maglio il centrodestra. Il Pdl orfano di Berlusconi è precipitato a percentuali impressionanti. Nei principali capoluoghi dove si è votato - da Genova a Palermo, da Verona a Parma - il partito berlusconiano non solo è stato estromesso dai ballottaggi ma in molti casi umiliato. A Genova Pierluigi Vinai è al 12 per cento; a Parma Paolo Buzzi è alla debacle inchiodato al 4 e rotti per cento; a Verona Luigi Castelletti, alleato con l’Udc, è sotto il 10; a Palermo Massimo Costa, anche lui alleato dei centristi (che tuttavia come lista hanno raddoppiato i voti) è fermo al 12 per cento. E se Angelino Alfano ammette la sconfitta causata, spiega, dall’impopolarità dell’appoggio al governo Monti, il Cavaliere lo sconfessa: a suo avviso il risultato è addirittura superiore alle aspettative e per questo rilancia il cartello dei moderati. Segno di una tensione che non sarà facile dissimulare o stemperare.
Non molto meglio è andata alla Lega, tornata ai livelli del 2005. Il successo di Flavio Tosi a Verona ha la dimensione di un plebiscito personale ma non riesce ad offuscare il crollo che il Carroccio è costretto a segnare in tante altre zone. A Monza, ad esempio, dove Roberto Calderoli voleva trasferire la sede dei ministeri finalmente strappati a Roma, il sindaco leghista uscente Marco Mariani, di provata fede bossiana, precipita al 12 per cento ed è escluso dal ballottaggio. A Sarego, sede del fantomatico Parlamento del Nord, la beffa arriva dai grillini che vincono il municipio e il trentaduenne Roberto Castiglion diventa il primo sindaco del Movimento Cinquestelle. Un panorama di sconfitta che si replica ad Alessandria, a Cuneo, a Como. Non vengono risparmiati né il paese natale di Bossi, Cassano Magnago, dove l’assessore uscente Stefania Federici si ferma al 18 per cento ed è esclusa dal ballottaggio; né quello di Calderoli, Mozzo in provincia di Bergamo, dove la Lega governava da dieci anni e che è stato conquistato dall’architetto Paolo Pelliccioli sostenuto dal centrosinistra, vittorioso con il 51 per cento.
Il Pd ha retto bene alla bufera dell’antipolitica e all’impopolarità di alcune misure del governo Monti. «Il nostro elettorato ha capito», assicura Pier Luigi Bersani. Il centrosinistra vince a Genova e Parma dove pure si andrà al ballottaggio; si conferma a Taranto; espugna Monza; prevale a Piacenza (dove però i grillini sono al 10 per cento) e Pistoia. Una valenza specifica assieme ad un ragionamento approfondito merita la corsa di Palermo, una volta serbatoio elettorale dello schieramento di centrodestra. L’idv e già sindaco del capoluogo, Leoluca Orlando, è ampiamente in testa con venti e passa punti di vantaggio su Fabrizio Ferrandelli, candidato ufficiale di Pd e Sel dopo le primarie che hanno visto sconfitta Rita Borsellino. Per il ballottaggio andrà dunque in scena un derby nel centrosinistra che in altre circostanze sarebbe stato lacerante e che invece è mitigato dal fatto che il Pdl è andato in frantumi, escluso appunto dalla corsa per Palazzo delle Aquile. Diego Cammarata, sindaco uscente, si eclissa. E appaiono definitivamente tramontati i tempi della vittoria alle politiche per 61 deputati del centrodestra a zero: era il 2001; pare passato un secolo.
Altalenante ed in chiaroscuro, come detto, il risultato del Terzo Polo: il lusinghiero risultato di Genova, con il possibile ballottaggio per Enrico Musso, peraltro tallonato dal grillino Paolo Putti (un vero exploit il suo) non basta a mutare il segno. Penalizzato dal meccanismo del doppio turno, è confermato che il Terzo Polo va meglio dove si è presentato da solo piuttosto che in alleanza con il Pdl. Può valere il caso di Brindisi, dove è in testa Cosimo Consales sostenuto da una intesa dei centristi con il Pd. Ma frena vistosamente quando si divarica. E’ evidente che l’alleanza Udc-Fli-Mpa dovrà darsi un profilo politico più coeso e definito, più percepibile dagli elettori moderati. La scommessa di Casini si chiama partito della Nazione.
Test amministrativo con inevitabili riflessi politici nazionali. Il più importante riguarda il futuro del governo Monti. I tre partiti che lo sostengono confermano il loro appoggio. Ma il Pdl avverte che non voterà più a scatola chiusa e contratterà d’ora in avanti le misure presentate dall’esecutivo. Il Pd assicura leale appoggio, ma invita il premier a fare propria con più risolutezza la strategia dello sviluppo anche sull’onda del risultato delle presidenziali francesi con la vittoria del socialista Hollande. Il sindaco di Milano, Pisapia, è sicuro che si voterà ad ottobre: è una voce fortunatamente al momento isolata. E’ più che mai necessario tenere la barra dritta in una situazione economica tutt’altro che in sicurezza e ancora foriera di pericoli. Ma i prossimi mesi non saranno facili per nessuno.


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