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Data: 08/05/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Alfano: «Sconfitta, non catastrofe» Confermato il sostegno a Monti. Ma nella base del Pdl monta la rivolta. Grillo esulta: «I partiti si sono liquefatti»

ROMA. Un fiume di rabbia scorre tra dirigenti e base del Pdl contro il governo Monti. E’ sgomento per il crollo del partito alle amministrative. I simpatizzanti si sfogano sul web tempestando lo “spazio azzurro”. Nel mirino finisce questa volta anche Silvio Berlusconi accusato «di essersi venduto a Napolitano» e di aver perso la sintonia con la base, al 70% contraria al sostegno del governo tecnico. I militanti chiedono soprattutto due cose: mandare a casa il fallimentare governo Monti e azzerare i vertici del partito, a partire da Angelino Alfano che lo stesso Cavaliere è consapevole di non poter candidare come leader dei moderati per «mancanza di quid».
Palazzo Chigi fa sapere di non voler commentare, ma Mario Monti, parlando con un ministro, avrebbe spinto ad accelerare sulle riforme, convinto però che l’indebolimento del Pdl (ma anche della Lega), allontani il rischio elezioni. Anche perché Bersani assicura al Professore il sostegno del Pd. «Se fosse vero, come alcuni descrivono, che tutti i partiti che sostengono Monti hanno perso, non potrebbe esserci il governo. Ma siccome non è così, io confermo il sostegno al governo, spero solo che ci ascolti un po’ di più». In ogni caso, Bersani, soddisfatto dei risultati del Pd, assicura che «i nostri elettori hanno compreso la scelta di sostenere il governo Monti».
Berlusconi non ha voluto mettere la faccia sul crollo annunciato ed è volato a Mosca dall’amico Putin lasciando ad Alfano l’ingrato compito di commentare i risultati (anche se, da Mosca, ha voluto assicurare che Allegri resterà allenatore del Milan). E del resto che nel Pdl ci fosse consapevolezza dell’esito del voto lo dimostra che non era stata allestita alcuna sala stampa e che i maggiori dirigenti del partito hanno parlato dai salotti televisivi. «Abbiamo perso», certifica Alfano, «è stata una sconfitta ma non ci troviamo di fronte a una catastrofe, paghiamo un prezzo nella consapevolezza che lo stiamo pagando per il bene del Paese», dice. Quanto a sue possibili dimissioni, Alfano assicura che nessuno gliele ha chieste. Il segretario parla in serata, dopo che per tutto il giorno dai maggior dirigenti del Pdl è arrivata l’ennesima presa di posizione contro l’appoggi a Monti. Alfano prova a rassicurare: «Abbiamo sostenuto il governo Monti e non è in base a questi risultati che toglieremo l’appoggio, lo ha detto Berlusconi e lo ribadisco io», dice. Poi però fa capire che l’aria è cambiata e fissa precisi paletti per il futuro. «Ho già parlato e detto che ritengo di non dover fare più vertici con tutti i segretari, vertici che non portano a niente: basta con formule ampie» come appunto i vertici con Bersani e Casini. Dunque per ora non ci sarà l’appoggio esterno che lo stesso Berlusconi aveva ipotizzato con i suoi, anche se il voto rende più difficile la vita del governo.
La rivolta coinvolge il gruppo dirigente del partito dove non sono più solo gli ex An a chiedere di staccare la spina al Professore. «Abbiamo sbagliato i candidati, c’è la mania di cercarli con la faccia carina senza sapere da quale esperienza amministrativa vengano mentre la gente vuole persone affidabili e per i palermitani Orlando è più affidabile», tuona Ignazio La Russa che mette in discussione uno dei capisaldi con cui Berlusconi ha fin qui selezionato i suoi uomini e soprattutto le sue donne: la bella presenza.
«Noi non immaginavamo di avere un buon risultato, per noi queste erano elezioni di sopravvivenza», ammette Gaetano Quagliarello. «Questo voto non rafforza il governo Monti» rincara Maurizio Gasparri. E avverte che d’ora in poi sarà meglio valutare «dove votare e dove non appoggiare, il che non significa che ritiriamo l’appoggio». «E’ chiaro che d’ora in poi il nostro approccio al governo Monti cambia», dice anche Fabrizio Cicchitto. «Berlusconi non sa cosa fare, non ha la minima idea di cosa fare, l’unica cosa che ha capito è di dover appoggiare il governo Monti» sostiene invece Giuliano Ferrara. E per il direttore del “Foglio” dopo Berlusconi il Pdl è a «rischio esistenziale».

Grillo esulta: «I partiti si sono liquefatti»
Il Movimento 5 Stelle sfonda: va al ballottaggio a Parma, grande risultato a Genova

ROMA. «Il Movimento 5 Stelle ha sfondato. Come temevano un po’ tutti i partiti in questa campagna elettorale, i candidati del comico prestato alla politica Beppe Grillo hanno ottenuto autentici exploit a Parma e a Genova, e risultati importanti in quasi tutte le città dove si sono presentati. A Parma Federico Pizzarotti sfiora il 20% e andrà al ballottaggio.
A Genova Paolo Putti (oltre il 14%) ha ingaggiato un testa a testa con il candidato del Terzo Polo Enrico Musso, alle spalle di Marco Doria del centrosinistra largamente avanti e appena sotto il 50%.
«Siamo a un cambiamento epocale - ha postato su Youtube il leader di M5S - stiamo avendo successo. E’ solo l’inizio, dalla rigenerazione di cui sparlava il Presidente della Repubblica siamo passati alla liquefazione dei partiti in una diarrea politica. I cittadini si riappropriano delle istituzioni».
Ha ragioni da vendere Beppe Grillo.
Il Movimento va bene ovunque, soprattutto al Centro-Nord, un po’ meno al Sud (ma a Palermo si attesta sopra il 5%). E fa una conquista storica con il primo sindaco piazzato a Sarego, nel Vicentino. Uno smacco per la Lega Nord, che proprio in quel piccolo Comune, conquistato dal grillino Roberto Castiglion, ingegnere 32enne, aveva istituito la sede del Parlamento Padano. E’ una raffica di vento forte quella di Beppe Grillo, che entra nei palazzi del potere, spazza via tante certezze dei politici e mette a nudo la disaffezione degli italiani verso i partiti tradizionali. Persino a Verona, dove il sindaco uscente Tosi si conferma facendo incetta di voti, il Movimento 5 Stelle è la terza forza politica sfiorando il 10% delle preferenze.
«Abbiamo il primo sindaco: è a Sarego (Vicenza) la prima Terza Repubblica. Avanti così belin!» cinquetta su Twitter Beppe Grillo. Questo è il suo linguaggio, irridente e irriverente, graffiante, spesso condito con insulti verso i politici di professione, che non risparmia neanche il Presidented della Repubblica. Tanta aggressività, associata a un programma anti-Unione europea, contro banche e signoraggio, a favore dell’acqua pubblica, ambientalista, no-Tav, contro la legge-Biagi: una formula che si sta rivelando vincente.
E nel Comune di Avigliana, principale centro della Bassa Val di Susa vince proprio un candidato del movimento no-Tav appoggiato da Grillo, oltre che da Idv e Sel. «Non siamo antipolitica, siamo una nuova forza politica!» aveva detto nei giorni scorsi, esaltato dai sondaggi, in risposta alle accuse dei partiti, soprattutto di centrodestra, intimoriti dall’ascesa del Movimento 5 Stelle. Ieri l’eccezionale risultato dei grillini è stato commentato con maggiore rispetto dai leader dei partiti, anche perché in molti Comuni quella terza forza che dal virtuale del web si sta spalmando nella società reale, sarà determinante per la vittoria ai ballottaggi. Vendola si è spinto più in là di tutti auspicando di «aprire insieme una nuova fase politica».
Dal governo si è invece levata una voce, quella del ministro dell’Interno Cancellieri: «Il voto ai grillini? Sono fenomeni che accadono nei momenti di disorientamento». Ma le avvisaglie di quanto sarebbe accaduto, i partiti avrebbero dovuto coglierle già nelle ultime amministrative, quando il clima non era così di “disorientamento”. Eppure M5S ottenne già ottimi risultati, allora sì sorprendenti, in alcune regioni del Centro-Nord.
E in serata Grillo ha sentenziato sempre su Twitter: «Sono morti ragazzi, i partiti sono tutti morti. Ci vediamo in Parlamento!». Non è esattamente così, ma il vero vincitore di queste amministrative è comunque lui.

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