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Pescara, 17/06/2026
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Data: 08/05/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Alfano ammette la sconfitta. Berlusconi lo gela: non è vero. L’ex premier a Monti: non voteremo più misure non condivise

ROMA - Al termine di una serata da cani per un Pdl nella morsa di costernanti dati elettorali, Angelino Alfano sceglie di non trincerarsi dietro le rituali «interpretazioni» del voto e riconosce: «Sono elezioni nelle quali registriamo una sconfitta». Il segretario azzurro fornisce anche una spiegazione della débacle: «Paghiamo un prezzo nella consapevolezza che lo stiamo pagando per il bene dell’Italia». La trasparente allusione di Alfano è all’appoggio che il Pdl garantisce, con sempre minore slancio, al governo Monti. Appoggio a cui, da Mosca, fa riferimento anche Silvio Berlusconi, avvertendo che questo può durare a condizione che l’esecutivo non costringa il suo partito a passi non concordati: «Lo sosteniamo convintamente - dice il Cavaliere, prudenzialmente lontano dalla tempesta che si abbatte in casa pidiellina - ma naturalmente chiediamo a questo governo di non costringerci a votare misure che non siano condivise». Passano un paio d’ore da questa dichiarazione, quando Berlusconi - sempre dall’ospitale patria di Vladimir Putin - non esita a gelare il suo stesso delfino con una opposta valutazione del risultato elettorale. «Al di sopra delle mie aspettative», lo definisce il Cavaliere, dicendosi in disaccordo con Alfano, perché - spiega - «ora c’è il festival dell’antipolitica, pensavo ci fosse un affluenza più bassa e più penalizzante per noi». L’ex premier snocciola anche alcuni dati, un po’ gonfiati per la verità, forse sulla scia della gioia di aver visto l’amico Vladimir reinsediarsi per la terza volta nel palazzo degli Zar: «Abbiamo avuto quattro o cinque città al primo turno come il Pd - racconta -, così mi hanno detto, e siamo in ballottaggio in altri 13 Comuni. Siamo andati come pensavamo». E per la futura riscossa il Cavaliere indica anche la ricetta: «Una grande confederazione di tutti i moderati, di tutti quelli che non si riconoscono nella sinistra. Se restiamo uniti possiamo anche vincere le prossime elezioni».
Ad Alfano non resta che incassare in silenzio correzioni e ricette, ma il segretario deve anche fronteggiare la tensione crescente nel partito e l’insofferenza, in particolare degli ex An, per l’appoggio dato al governo. Prima mossa, quella di prendere le distanze dalla «strana maggioranza» che sostiene Monti annullando il vertice, già previsto per domani, con Bersani e Casini sulla riforma elettorale: «Ho già detto di ritenere di non dover far più vertici con tutti i segretari che non portano a nulla». E quanto alla solidità della sua leadership nel Pdl, Alfano, in una conferenza stampa, osserva che «nessuno ha chiesto le mie dimissioni».
Tutto vero, ma è anche scontato che la solidità del consenso che circonda un leader politico possa essere messa in discussione per altre vie. Con l’accusa, ad esempio, mossa da Ignazio La Russa di «aver scelto male i candidati». E proprio - sembra sottolineare il coordinatore nazionale ex An - a Palermo città di Alfano: «C’è la mania di cercarli con la faccia carina senza sapere da quale esperienza amministrativa vengano, mentre - sostiene l’ex ministro della Difesa - la gente vuole persone affidabili, e per i palermitani è più affidabile Orlando di Costa».
A La Russa fa eco un altro ex aennino, Maurizio Gasparri, che concentra i propri dubbi sul cruciale nodo dell’appoggio a Monti: «Se il governo non riesce a risolvere niente - afferma il capogruppo azzurro al Senato - allora meglio le elezioni anticipate e un governo espresso dagli elettori». Gasparri ammette che il verdetto delle urne indica «una tendenza negativa» per il Pdl che, tra l’altro, «paga il sostegno a un governo che ha una politica punitiva verso il nostro blocco sociale». Ad essere più clemente verso il segretario è un’altro reduce da An, come Gianni Alemanno, che dopo aver definito queste elezioni come «quelle dell’Imu», dà ad Alfano anche un consiglio: «Se vuole salvare il Pdl, deve urgentemente convocare il congresso nazionale. Dopo questi risultati - osserva il sindaco di Roma - solo una grande riflessione ci può rilanciare».

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