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Data: 08/05/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Elezioni amministrative (Montesilvano) - Montesilvano, ballottaggio tra Di Mattia e Musa. Il candidato del centrosinistra avanti di 14 punti, Maragno arriva al 20 per cento

Cordoma si ferma sotto al 5 per cento Superato dai grillini

MONTESILVANO. Montesilvano va al ballottaggio, Di Mattia contro Musa. A 6 anni dalla bufera giudiziaria del 15 novembre 2006 che ha spazzato via l’amministrazione Margherita-Ds dell’ex sindaco arrestato Enzo Cantagallo, e dopo 5 anni di governo di centrodestra, il centrosinistra torna avanti con più di 12 punti percentuali: Attilio Di Mattia dell’Idv arriva al 41 per cento, Manola Musa si ferma al 27. Antonio Castricone, segretario provinciale del Pd, parla di prima riscossa: «Montesilvano è una città amministrata, male, dal centrodestra di Musa e Cordoma e sono loro a uscire sconfitti da questa tornata elettorale. Il giudizio dei cittadini rispetto all’operato di Musa e Cordoma è chiaro».
MARAGNO. Ma tra Di Mattia e Musa c’è un’incognita che pesa e davvero tanto, più delle aspettative: è Francesco Maragno, candidato del Polo dell’Alternativa che raccoglie quasi il 20 per cento dei voti. A fronte di questi dati, è Maragno - eletto consigliere nel 2007 con Forza Italia e passato all’opposizione dopo i primi avvisi di garanzia a Cordoma - l’ago della bilancia in vista del ballottaggio del 20 e 21 maggio prossimi. Centrosinistra e centrodestra non possono ignorare più Maragno, genero dell’imprenditore dell’edilizia Raffaele Di Giovanni: in ballo ci sono più di 4 mila voti.
CORDOMA-GRILLO. Il sindaco Pasquale Cordoma, scaricato dal Pdl e passato a Grande Sud, raccoglie quasi il 5 per cento dei voti e parla di «un successo personale» anche se i suoi voti sono meno di quelli di Manuel Anelli, il quasi sconosciuto studente di 20 anni candidato del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che arriva al 5. Ma con il suo risultato, Cordoma vuole contare lo stesso al balottaggio anche se non lo dice apertamente: «Vediamo che succede, lasciamo sedimentare i dati», avverte il sindaco.
ADDIO RIFONDAZIONE. I dati delle urne, poi, decretano l’uscita dal consiglio comunale di Rifondazione comunista che con Corrado Di Sante arriva appena al 2 per cento: il seggio lasciato da Cristian Odoardi dopo 12 anni di battaglie va ad altri. Marco Fars, segretario regionale di Rifondazione, spalanca le braccia quando passa in piazza Diaz: «Non capitalizziamo tutte le denunce fatte», dice pensando al bubbone rifiuti e al dossier su inquisiti e pendolari della politica, passati tra i reati da un partito all’altro. «È così», spiega Fars, «che tanti nostri voti sono finiti al Movimento 5 Stelle. Che faremo al ballottaggio? Penso che ce ne andremo tutti al mare: dalla composizione del consiglio comunale, si capisce che i trasformisti di Montesilvano sono sempre presenti. È una sconfitta per la città». Ininfluenti, i risultati di Forza Nuova e Lega Nord che non arrivano all’1 per cento.
CARABINIERI AI SEGGI. Con questi dati che cristallizzano una situazione netta, nei seggi si lotta comunque per ogni preferenza. Da quest’anno, i consiglieri da 30 scendono a 24 ed entrare in aula è sempre più dura: alle 22,15 di ieri al seggio 42 di via San Gottardo arrivano i carabinieri dopo le denunce dei rappresentanti di lista che parlano di irregolarità e di una porta chiusa a chiave con le schede finite a terra.
ASTENSIONE. Ma al di là di Di Mattia, Musa e Maragno, un vincitore indiscusso del primo turno elettorale a Montesilvano è il partito dell’astensionismo. Dal 2004 gli abitanti di Montesilvano città dei palazzi continuano a salire - sono 41.220 gli aventi diritto al voto - e, allo stesso tempo, gli elettori scendono in picchiata: se nel 2004, quando ha vinto Cantagallo, al voto è andato l’81 per cento degli elettori, nel 2007 questo dato si è ridotto al 75 e, stavolta, si è registrato un altro crollo fino al 66. Tradotto in numeri, significa che più di 13.500 residenti hanno scelto di restare a casa e infischiarsene delle elezioni. È un numero impressionante: quasi un elettore su tre non è andato a votare.
CONTESTAZIONE. E a questo grande numero è necessario aggiungere anche i voti di aperta contestazione: sono tantissime le frasi di protesta contro la politica comparse sulle schede elettorali. Insulti, offese, raffica di parolacce: dalle schede azzurre, il vento dell’antipolitica soffia forte. «Ladri», è una parola che si rincorre.
VOTO DISGIUNTO. Un altro dato che emerge dallo spoglio è che Montesilvano diventa la capitale del voto disgiunto: c’è chi ha votato Maragno, un finanziere di professione, come sindaco e, poi per consigliere ha scelto Paolo Di Blasio dell’Arcobaleno, ex assessore con Cantagallo e imputato al processo Ciclone. Nei giochi del voto disgiunto, anche Evenio Girosante è una mina vagante: diverse le preferenze per l’ex assessore di Cantagallo, fuggito dal Pd la notte prima della chiusura delle liste per approdare con l’Arcobaleno, con indicazione del sindaco Maragno.

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