Il centrodestra paga le divisioni interne, la sorpresa è Maragno che supera il 20%
MONTESILVANO - Non s’è affermato al primo turno, come forse sperava, ma neppure era scontato che ce la facesse. Ecco perché Attilio Di Mattia (Idv), candidato sindaco a Montesilvano, è stato festeggiato a lungo ieri per aver raccolto il 41% dei consensi. Pur alla sua prima esperienza politica, questo giovane laureato in Economia non ha avuto difficoltà a battere avversari di grande caratura. Vuoi perché l’elettorato di Montesilvano, nauseato dai troppi impicci giudiziari di Cantagallo prima e Cordoma poi, voleva un sindaco pulito. Vuoi perché ha voluto mandare a casa una classe politica che ha fatto il suo tempo. Un successo ancor più incoraggiante, in prospettiva ballottaggio, vista la caratura dei diretti avversari.
Manola Musa, assessore uscente della giunta di centrodestra, è stata coraggiosa nel riunire un Pdl sfilacciato e minato da vicende non sempre esaltanti. In campagna elettorale ha marciato come un rullo compressore con il vecchio metodo del porta a porta. Sull’altro fronte Di Mattia doveva misurarsi con un altro pezzo da novanta, quel Francesco Maragno, ispettore della Guardia di Finanza e avvocato alla guida del Polo dell’Alternativa con l’appoggio di cinque liste. Era entrato in politica con la maglia di Forza Italia, a sostegno del sindaco Lillo Cordoma, prendendone poi le distanze: lo ha avversato per il resto della legislatura.
I due giorni di voto hanno animato come ai vecchi tempi le piazze e i giardini degli edifici scolastici sedi di seggio. Gruppetti di persone tutte prese da animate discussioni, a fare pronostici: Piazza Diaz brulicava di galoppini ma anche di candidati, pronti a salutare quanti si recavano a votare. Una stretta di mano calorosa come non mai, pacche sulle spalle anche a semplici conoscenti. Non sono mancati episodi di un certo rilievo come la denuncia di Di Mattia per una presunta irregolarità e poi ieri sera dopo le 21 la presidente di seggio 35, in difficoltà con lo spoglio, si è chiusa arbitrariamente all’interno del seggio, suscitando le reazioni dei rappresentanti di lista. Alla fine perché aprisse la stanza sono dovuti intervenire i carabinieri. E sulla lentezza nelle operazioni di spoglio, il candidato sindaco Corrado Di Sante si è lamentato pubblicamente della impreparazione dei presidenti.
E torniamo alla vittoria di Attilio Di Mattia: era stata annunciata già alle primarie, quando aveva ottenuto 1427 voti contro i 920 di Marco Volpe ed i 740 di Nino D’Annunzio. Quell’affermazione aveva ricompattato il Pd pescarese dilaniato da non pochi problemi intestini. Alle 22,30 di ieri sera, quando erano state scrutinate già 40 sezioni, Di Mattia viaggiava sul 40,8 %, mentre Manola Musa era sul 25,5% e Francesco Maragno sul 20%. Dati parziali gli attribuivano a quell’ora 7632 voti, contro i 4960 di Musa e i 3630 di Maragno. E Cordoma, presentatosi con il Grande sud era intorno ai 840 voti, pari al 4,3%. Una vera debacle, segnale che anche molti fedelissimi lo avevano abbandonato.
Con queste cifre il ballottaggio è scontato. Per battere Di Mattia l’unica mossa possibile sarebbe l’apparentamento Musa-Maragno e la prima lascia capire che sarebbe possibile, considerato che il secondo non è mai stato di sinistra. Comunque si tornerebbe alle urne con nel 2007 quando Cordoma ebbe la meglio su Rocco Finocchio.
Infine una riflessione: il partito dell’astensione anche questa volta si è fatto sentire. Su 41.220 aventi diritto al voto solo 27.491 si sono recati alle urne, pari al 66,69% con un calo di 8,5% rispetto alle amministrative del 2007, quando - pur con tremila aventi diritto in meno - la percentuale dei votanti superò il 75%. E sul fenomeno dell’astensionismo, molto diffuso in tutti i Comuni dove si è votato, Maragno lo attribuisce al cattivo lavoro svolto dai partiti a livello locale, che ancora una volta si sono rivelati lontani dalla gente comune. Per Massimiliano Pavone ex presidente del consiglio è tutta colpa dell’antipolitica. Per Cristian Odoardi bisogna invece andare a votare per fare dispetto all’antipolitica. Per Ernesto De Vincentiis, vicesindaco dell’amministrazione Cordoma, dimessosi nel 2010 insieme con Carlo Tereo De Landerset, tutto è riconducibile a una disaffezione della gente verso la politica in generale.