ORTONA. Il centrosinistra risorge guidato da Vincenzo D’Ottavio nell’assalto alla roccaforte del centrodestra. Attacco devastante che per poco non sfonda la soglia del 50 per cento, e affonda il Pdl al livello di guardia del 20% dei consensi per sancire un ballottaggio che la coalizione di marca ulivista, rinforzata dall’Udc, aveva messo in conto. Dopo lo spoglio di ieri sera, D’Ottavio ha escluso la ricerca di nuove alleanze. «Non sono per ora nel nostro orizzonte», ha detto, «e la strategia in vista del ritorno alle urne sarà concertata con tutte le forze che si sono raccolte intorno a un programma che ha messo al centro la città e gli ortonesi». Quindi sarà il tracollo a destra a fare da sfondo alle prossime due settimane, che si annunciano già convulse. Gli ex alleati di 4 vittorie elettorali e 18 anni di amministrazione ininterrotta hanno raccolto il frutto delle divisioni maturate in un monotono crescendo fino alla presentazione delle liste. Il candidato ufficiale Pdl, Remo Di Martino, e l’anima moderata del partito incarnata dalla coalizione di Tommaso Cieri hanno raccolto insieme meno del 30%. Se la matematica molto teorica della politica non ha ancora affossato il centrodestra, virtualmente alla pari con il centrosinistra, la campagna di alleanze che Di Martino dovrebbe avviare fin da oggi ha però i connotati di una missione impossibile. «Ma il centrosinistra non ha guadagnato nulla in termini di consenso ai partiti, anzi appare insignificante rispetto al voto sul candidato sindaco», è la prima analisi del leader del Pdl ortonese. «E’ il frutto», riprende, «di una campagna elettorale che il centrodestra in tutte le sue espressioni, anche se fin qui diviso, ha speso nell’arginare con successo una vittoria di D’Ottavio al primo turno. E’ il trampolino da cui ci lanciamo per ricucire la coalizione di un tempo». Mediazione già tentata senza esito dai senatori Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano, che secondo voci potrebbero tornare in riva all’Adriatico per una fase due che si preannuncia complicata. E’ appunto tiepido il primo commento in chiave di ballottaggio formulato da Cieri. «Si era già detto che divisi si correva un rischio divenuto ora realtà», attacca il presidente del consiglio comunale uscente, che non si esalta alla prospettiva di un’alleanza a posteriori con Di Martino. «Non mettiamo noi stessi davanti a tutto, ma il nostro programma che è frutto di una riflessione sui problemi di Ortona piuttosto che un poemetto sui massimi sistemi della politica nazionale. Siamo aperti a ogni alleanza a destra o a sinistra, con chi abbraccerà il nostro progetto». Approccio laico, distante dall’invito a una grande alleanza per abbattere il centrosinistra è quello di Giulio Napoleone. L’ex assessore e city manager forzista, smarcato con guardingo anticipo dal centrodestra del sindaco uscente Nicola Fratino, rischia di gelare la platea dell’elettorato Pdl da ieri sull’orlo di una crisi di nervi. «Non escludiamo un’alleanza per il secondo turno, ma nelle prossime ore analizzeremo il voto dei nostri elettori per capire se in maggioranza ci hanno lanciato un messaggio di sganciamento dal Pdl, o di stimolo a ricomporre la vecchia coalizione». Poi Napoleone rimarca la distanza da tutti i grandi concorrenti più o meno in lizza fino al 20. «Abbiamo scelto la formula delle liste civiche, nessun leader nazionale o giù di lì ci ha tirato la volata. Quello che abbiamo raccolto è farina del nostro sacco». Il Terzo polo di Franco Vanni è pronto come Cieri a rimettere in gioco il suo programma per il ballottaggio. «Siamo programmaticamente centristi, con valori potenzialmente compatibili tanto a destra quanto a sinistra. E con D’Ottavio e Di Martino siamo pronti a discutere un’alleanza in cui il bene di Ortona è il discrimine».