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Pescara, 11/04/2026
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Data: 08/05/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Esodati, pronto il decreto ecco chi sono i 65 mila. Domani il tavolo con i sindacati sull’altra platea

Il ministro conferma la volontà della politica dei due tempi

ROMA - L’intenzione è quella di tenere ben distinte le due platee. Di qui la scelta di una soluzione in due tempi. Il primo riguarderà i 65.000 «salvaguardati» dal Salva-Italia e successive modifiche introdotte dal Milleproroghe: persone individuate «con nome e cognome» e per cui esiste già una copertura finanziaria. Il decreto è pronto: queste persone possono stare tranquille, andranno in pensione con i vecchi requisiti.
Il secondo tempo inizierà invece domani, con l’avvio del tavolo con i sindacati e riguarderà l’altra platea, quella dei lavoratori che per effetto di accordi aziendali usufruiscono di ammortizzatori sociali pensati come transito verso la pensione tra tre quattro anni: la nuove regole rischiano di far saltare questi piani e lasciarli senza reddito e senza pensione. Sono i cosiddetti esodandi, una platea che deve essere ancora ben quantificata e soprattutto circoscritta. Per costoro il ministro del Welfare Elsa Fornero non esclude esodandi soluzioni di reimpiego favorite da agevolazioni contributive sulla scia dei già esistenti contratti di reinserimento o anche sperimentazioni di forme graduali di part-time e part-pension. Restano poi da conteggiare - e anche in questo caso circoscrivere - i lavoratori autorizzati entro fine 2011 dall’Inps alla prosecuzione volontaria dei contributi. «È la categoria che fa sballare i conti» ammise in un’audizione del mese scorso in Parlamento il direttore generale dell’Inps, Mauro Nori.
Come si sia arrivati al conteggio dei 65.000 il ministro lo ha già esplicitato durante un’interrogazione alla Camera il 19 aprile scorso: 25.590 sono in mobilità ordinaria per accordi sindacali sottoscritti entro il 4 dicembre scorso; 3.460 sono collocati in mobilità lunga sulla base di accordi sindacali sottoscritti entro la stessa data; 17.710 sono titolari di una prestazione straordinaria a carico di fondi di solidarietà sulla base di accordi collettivi (bancari, lavoratori che restano a carico dei fondi solidarietà fino ai 62 anni); 10.250 sono gli autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione con al massimo due anni dall’età pensionabile all’atto dell’approvazione del decreto. Poi ci sono 950 casi di lavoratori del pubblico impiego con esonero dal servizio in corso e con 35 anni di contributi; 150 lavoratori con figli disabili che al 31 ottobre godevano di congedo biennale straordinario e che entro in questo periodo maturano i requisiti contributivi per la pensione; 6.890 lavoratori che hanno risolto il rapporto di lavoro entro il 31 dicembre scorso sulla base di accordi individuali o collettivi con incentivi all’esodo. Totale, appunto: 65.000.
Intanto ieri si è scatenata la polemica su altre affermazioni del ministro. Nel mirino l’ignoranza degli studenti italiani: «I nostri giovani sanno troppo poco. Non conoscono le lingue, l’italiano compreso e neanche i rudimenti della matematica. Non sanno fare di conto». Immediata la replica dell’Udu, unione universitari: «Ha scoperto l’acqua calda». Più seccata quella dell’Anp, l’associazione dei presidi: «Valutazioni di carattere generalistico come queste hanno scarso valore. Chi ha responsabilità di governo trovi gli strumenti per migliorare lo stato delle cose».


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