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Pescara, 17/06/2026
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Data: 09/05/2012
Testata giornalistica: Il Centro
I ballottaggi ultima chanche per l’unità del Pdl. Di Stefano: «Ripartiamo dallo spirito di San Salvo». Si discute l’appoggio a De Matteis. D’Amico: il voto boccia la giunta Chiodi

Dibattito nel partito dopo la deludente prova del primo turno. Chiavaroli: in regione il blocco moderato è maggioritario

Chiodi: «Anche in Italia come in Grecia e in Francia ha votato la crisi economica»

PESCARA. Gianni Chiodi affida a un twitt la sua analisi del voto del 6 e 7 maggio: «Insomma il Pdl crolla, il Pd non sta tanto bene (nel teramano malissimo), il Terzo Polo un ectoplasma e il vero vincitore è Beppe Grillo, un comico. Anche in Italia, come in Francia e in Grecia, ha votato la crisi». E ancora: «La crisi, le difficoltà finanziarie degli Enti locali, le tasse alte, sono la causa della insoddisfazione verso chi governa. Stessa tendenza registrata in Francia, Grecia, Spagna, Olanda, Inghilterra e Germania. Si confondono però gli effetti con le cause che sono risalenti nel tempo».
Già, e quali sono le cause? Secondo Giuseppe Tagliente (vedi intervista di lato) la politica non intercetta più i bisogni e le speranze del popolo dei moderati. Tagliente non ne fa solo un fatto ideale, invita infatti la giunta a cambiare passo e uomini. E a non seguire gli spiriti animali che hanno portato alle divisioni dell’Aquila, dove il Pdl si è fermato all’8,12% lasciando la sfida dei ballottaggi al terzista Giorgio De Matteis.
Il candidato sindaco del centro moderato non farà apparentamenti ufficiali, ma avrà bisogno dei voti del Pdl per avere speranza di superare il sindaco uscente Massimo Cialente non all’apice dei consensi.
«Dobbiamo lavorare per fare in modo che l’area moderata si ricompatti», esorta il senatore Pdl Fabrizio Di Stefano, vicecoordinatore regionale del partito. «Per questo siamo disponibili su un’alternativa a Cialente».
Il ricompattamento dell’area impedirà anche che si faccia seguito alle parole dette dal segretario Angelino Alfano in chiusura di campagna elettorale: «Chi non vota Properzi è un ex del Pdl». Il problema è che, come dimostrano i numeri, Properzi non è stato votato dal 90% del partito, che ha preferito orientarsi su De Matteis. Dunque non accadrà nulla. E probabilmente non ci saranno neanche le dimissioni del coordinatore regionale Filippo Piccone in caso di sconfitta ad Avezzano (una provocazione, si dice nel partito).
Il senatore Piccone invita dunque alla calma e alla riflessione: «È chiaro che in Abruzzo abbiamo pagato anche l’appoggio che il partito sta dando alla politica di Monti, appoggio che non è molto apprezzato in alcune fasce del nostro elettorato. Poi, certo, a livello locale paghiamo l’incapacità di non essere riusciti, salvo eccezioni, ad andare al voto in maniera compatta. Nel partito si deve aprire dunque una riflessione», dice Di Stefano, «ma questo non significa che debba riguardare la Regione come istituzione. Dobbiamo riflettere, concentrarci sul turno di ballottaggio, perché in tutte le realtà abbiamo la possibilità di giocarci il risultato a partire da San Salvo dove siamo in testa al primo turno».
Però aspettando i «passaggi chiave» annuncianti dal segretario nazionale, a Di Stefano sembra opportuno anche «capire la linea nazionale e se continuare a sostenere Monti». Perché «ritengo che questo voto possa avere avvicinato le elezioni anticipate. Vediamo infatti che soffrono tutti i partiti che stanno sostenendo Monti. Anche il Pd che oggi canta vittoria, mi pare che abbia festeggiato una vittoria di Pirro».
Allarga l’analisi il portavoce del Pdl in Consiglio regionale Riccardo Chiavaroli riferendosi al blocco sociale che dal 1953 a oggi (l’anno in cui Remo Gaspari scese in politica con la Dc) ha mantenuto l’Abruzzo nell’area politica moderata: «In termini sostanziali l’area politica di centrodestra al netto dei personalismi è ancora maggioritaria in questa regione», dice Chiavaroli, «tuttavia dobbiamo immediatamente capire come canalizzare questa forza, altrimenti come in Francia, con una destra maggioritaria di fatto vince la sinistra. Mi pare che Piccone abbia colto nel segno quando dice che è l’intero scenario politico ad essere in crisi e che il sistema dovrà necessariamente cambiare».
Ieri in Consiglio regionale si parlava di politica solo nei corridoi. In aula la maggioranza cercava di portare in porto almeno uno dei provvedimenti all’ordine del giorno. Da troppo tempo l’assemblea dell’Emiciclo è paralizzata dai veti non solo della minoranza ma anche dalle divisioni della maggioranza. Le divisioni elettorali vengono infatti da lontano, come ha scritto Chiodi nel suo twitt. Nell’ultimo vertice di maggioranza, pochi giorni prima del voto, si era stabilito che proprio l’assemblea di ieri dovesse segnare un energico cambio di marcia.
Chiodi vuole un programma di fine legislatura e riforme certe e condivise. Altrimenti potrebbe anche rivedere la sua idea di ricandidarsi nel 2013.

D’Amico: il voto boccia la giunta Chiodi
Il Pd e Sel: è la fine del berlusconismo, il Pdl abruzzese è senza alleati
D’Alessandro: vincono candidati usciti dalle primarie Melilla: allarghiamo il centrosinistra

PESCARA. «La tornata elettorale mostra un dato inequivocabile: il centrodestra abruzzese, per come lo abbiamo conosciuto negli anni del più “acuto” berlusconismo, con i suoi diarchi e senatori, si sta scomponendo nella più assoluta incapacità di governare i processi politici e la società abruzzese». Per Giovanni D’Amico, il voto alle comunali di domenica e lunedì scorso, sdegna una svolta epocale anche in Abruzzo. Secondo il consigliere regionale del Pd, «le scomposizioni e le confuse divisioni in atto lasciano trasparire la maggior cultura delle istituzioni democratiche che il Pd e le altre forze di centro sinistra sono in grado di esprimere, captando la domanda di governabilità e responsabilità che viene dagli elettori».
«All’Aquila», prosegue D’Amico, «emerge che il sindaco Cialente e il suo Partito Democratico restano una garanzia nella prospettiva della ricostruzione, dopo i disastri del ciclo Berlusconi-Bertolaso-Chiodi. Il chiaro e non subalterno appoggio al governo Monti del Partito democratico, consente una convergenza del consenso verso soluzioni istituzionali a maggior garanzia di stabilità. E questo si nota con i risultati di Montesilvano, Ortona, Spoltore, e in molti altri Comuni. Ad Avezzano l’esperimento di una coalizione larga dal Pd-Idv fino a Fli intorno a Gianni Di Pangrazio, sicuramente vincente, esplora una formula politica che potrebbe essere propedeutica per le prossime elezioni regionali, rispetto alle quali, attraverso un’ampia coalizione, si possa esprimere una classe dirigente adeguata a riavviare una prospettiva di crescita e sviluppo per l’Abruzzo».
Gli effetti del voto si faranno sentire anche sulla giunta regionale di Gianni Chiodi, dice Camillo D’Alessandro. «Ora», dice il capogruppo del Pd in consiglio regionale, «inizia il conto alla rovescia alla Regione. Il successo del Pd e del centrosinistra segue quello di solo un anno fa in altri centri molto importanti della nostra reùgione. Dunque, ci troviamo di fronte a una tendenza che si va sempre più consolidando: l’Abruzzo cambia».
«Nel merito dei risultati», prosegue D’Alessandro, «mi pare chiaro che ovunque si siano fatte le primarie poi i candidati, risultati vincitori, hanno trovato conferma nelle elezioni. Dove ciò non è avvenuto i risultati sono stati negativi. Le cose che non si capiscono non funzionano».
«Vince la vicinanza contro la distanza», conclude l’esponente del Pd, «ciò varrà anche per le elezioni regionali».
«Il Pd e il centrosinistra hanno saputo dar voce al bisogno delle città abruzzesi di cambiare», dice Silvio Paolucci, segretario reginale del Pd. «In ogni realtà c’è stato l’impegno dei candidati sindaco e dei candidati consiglieri, dei circoli territoriali e dei semplici iscritti, che ha consentito la nascita di una nuova leva di dirigenti. La vittoria all’Aquila, con Massimo Cialente ampiamente in testa e il Pd primo partito, è un grandissimo risultato. Nell unica città che chiude le elezioni al primo turno, Spoltore, il Pd è al 28,5 per cento. Ad Avezzano, Montesilvano ed Ortona il centrosinistra è avanti anche di 25 punti e il Pd è quasi ovunque il primo partito».
«Il Pdl abruzzese», aggiunge Paolucci, «è avvertito come un corpo estraneo dalla società abruzzese in profonda sofferenza economica e sociale. Anche l’isolamento in cui viene ricacciato, privo ormai di alleati e di voti, dimostra il fallimento di una stagione amministrativa e politica incentrata su uomini soli al comando e respingendo ogni ipotesi di partecipazione».
Secondo Gianni Melilla, la caratteristica di fondo di queste elezioni in Abruzzo è «la crescente disaffezione dei cittadini rispetto ai partiti in generale».
«Con tale stato d’animo dobbiamo avere la capacità di fare i conti riformando radicalmente le modalità dell’agire politico e la natura dei partiti politici», spiega il coordinatore regioanle di Sel (Sinistra ecologia e libertà). «Le risposte da dare sono molteplici e si chiamano moralità, trasparenza, partecipazione, umiltà, capacità di ascolto, rimessa in discussione delle logiche di potere personale. In poche parole la politica deve essere una cosa normale e non un luogo di privilegi e di trasformisti assetati di potere».
«Sel entra per la prima volta nei consigli comunali, e se vinceremo nelle giunte dell’Aquila, di Montesilvano, Ortona e San Salvo», conclude Melilla. «Il centrosinistra è una realtà e non solo una bella foto. Consente di vincere in Italia e anche in Abruzzo. Dunque noi vogliamo partire dal centrosinistra per allargarlo ad altre forze sociali, culturali e politiche nella chiarezza delle idee e dei programmi, e con persone per bene, oneste, e preparate sul piano politico».

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