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Pescara, 17/06/2026
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Data: 10/05/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Risorse solo per 65 mila esodati: è scontro Fornero-sindacati. Il ministro: «Mi prendo io tutta l’impopolarità della scelta»

ROMA - Nulla di fatto al tavolo sugli esodati avviato ieri al Welfare. Il ministro Elsa Fornero ha confermato tutti i vincoli finanziari e l’impossibilità quindi, per ora, di allargare la platea oltre i 65.000 già previsti. «Il vincolo delle risorse sugli esodati non può essere messo in discussione: per quelli fuori dal decreto si vedrà. Mi prendo tutta l’impopolarità di un provvedimento impopolare» ha esordito la Fornero.
Per i leader di Cgil, Cisl Uil e Ugl è stata una doccia fredda. Il rinvio del varo del decreto sui 65.000, che alcune indiscrezioni davano per certo l’altro giorno alla vigilia dell’incontro, aveva fatto sperare ai sindacati in un atteggiamento più morbido del governo. Speranze avallate, poche ore prima della riunione, dalle parole pronunciate in mattinata dallo stesso ministro all’assemblea della Confcooperative: «Questo è il momento peggiore della crisi che ha investito il Paese dal 2008. Serve più attenzione verso le persone più sofferenti e più deboli e forse siamo in ritardo. Bisogna fare cose che ridiano fiducia».
Nel pomeriggio al tavolo con i sindacati, però, la Fornero è stata inflessibile: niente risorse, niente allargamento della platea. Che resta quindi ferma sui 65.000 già previsti. Ma i sindacati non ci stanno e promettono battaglia. «Il decreto così come ci è stato presentato non va bene. Crea disparità: ai lavoratori nelle stesse condizioni deve essere riconosciuto uno stesso diritto. È responsabilità del governo trovare nuove risorse» dice la leader della Cgil, Susanna Camusso.
«È un decreto totalmente iniquo» concorda il numero uno Cisl, Raffaele Bonanni. Che insiste: «Bisogna discutere dei casi, condividere le modifiche e chiedere più risorse al governo». Il problema sono i lavoratori che in base ad accordi aziendali individuali o collettivi sottoscritti entro la fine del 2011 dovrebbero andare in pensione nel biennio 2014-2015: è per loro che non ci sono i soldi. «Continueremo a fare pressioni affinché si trovino le risorse» dice il segretario confederale Uil, Domenico Proietti. Anche per Giovanni Centrella, leader Ugl, il decreto che il ministro Fornero ha presentato «è iniquo» e va cambiato.
Fuori dal ministero per tutto il pomeriggio un presidio di una cinquantina di esodati attendeva con striscioni e slogan l’esito dell’incontro. Uscendo dal ministero, anche a loro Bonanni ribadisce la fermezza del sindacato: «Il ministro non può far finta che non ci siano altre persone» che rischiano di restare senza lavoro e senza pensione. E la Camusso non esclude nuove «mobilitazioni».
La partita comunque non è chiusa. La prossima settimana ci sarà un nuovo incontro tecnico. E forse si potrebbe aprire qualche spiraglio per delle modifiche al decreto che comunque sarà emenato entro maggio. «Il governo dice che tra esodati e esodandi la platea è di oltre 100mila, per noi sono molti di più» spiega Centrella. Anche in casa Pd il pressing è forte. «Abbiamo già indicato ipotesi di copertura. Il governo riconosca l’errore. Ripresenteremo in Parlamento emendamenti di correzione» promette il responsabile economia del Pd, Stefano Fassina.
Intanto all’Inps, in attesa del varo del decreto, già hanno l’elenco, con tanto di nomi e cognomi, dei 65.000 salvaguardati dalle nuove regole pensionistiche. I numeri sono quelli anticipati da Il Messaggero: 25.590 sono in mobilità ordinaria per accordi sindacali sottoscritti entro il 4 dicembre scorso; 3.460 sono collocati in mobilità lunga sulla base di accordi sindacali sottoscritti entro la stessa data; 17.710 sono titolari di una prestazione straordinaria a carico di fondi di solidarietà sulla base di accordi collettivi (bancari, lavoratori che restano a carico dei fondi solidarietà fino ai 62 anni); 10.250 sono gli autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione con al massimo due anni dall’età pensionabile all’atto dell’approvazione del decreto. Poi ci sono 950 casi di lavoratori del pubblico impiego con esonero dal servizio in corso e con 35 anni di contributi; 150 lavoratori con figli disabili che al 31 ottobre godevano di congedo biennale straordinario e che entro in questo periodo maturano i requisiti contributivi per la pensione; 6.890 lavoratori che hanno risolto il rapporto di lavoro entro il 31 dicembre scorso sulla base di accordi individuali o collettivi con incentivi all’esodo.




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