PESCARA. «Oggi l’Udc è in grado di allearsi anche con il centrosinistra laddove ci sono programmi e candidati condivisibili. Questo è l’elemento di novità del panorama politico regionale».
Consigliere di amministrazione della Rai, marsicano di Collelongo, Rodolfo De Laurentiis attualmente non si occupa direttamente di politica attiva. Ma l’ex parlamentare dell’Udc, resta un punto di riferimento importante del partito di Pieferdinando Casini in Abruzzo. Da sempre critico verso la giunta regionale presieduta da Gianni Chiodi, De Laurentiis è, nell’Udc abruzzese, l’uomo dell’apertura al centrosinistra anche se nei modi felpati di vecchia scuola democristiana.
Casini dice che il Terzo polo va archiviato. E’ d’accordo?
«Credo che, al di là degli scenari regionali, sul Terzo polo sia necessaria una riflessione. Il voto ha dimostrato che non è uno strumento adeguato a raccogliere il consenso di quegli elettori che oggi non si riconoscono più nei partiti tradizionali. Credo che non si possa pensare a uno strumento che sia solo un’aggregazione di componenti diverse. Va organizzata, invece, anche una proposta politica che offra soluzioni al disagio oggi così forte nella società italiana e, in particolare, anche in quella abruzzese».
La candidatura a sindaco dell’Aquila di Giorgio De Matteis, dell’Mpa, che batte quella di Pierluigi Properzi, del Pdl, che cosa insegna dal punto di vista politico?
«Innanzitutto parla dello scenario di un Pdl che si disgrega e si frantuma in mille pezzi. La candidatura di De Matteis ha agevolato questa disgregazione. Ma personalmente sono due le cose che mi auguro».
Quali?
«Il primo augurio è politico. Spero che questa sia l’occasione per riaggregare tutta l’area moderata che all’Aquila è molto importante e diffusa».
Il secondo?
«Il secondo augurio è che questa sia l’occasione per affrontare seriamente la ricostruzione di una città che è patrimonio importante della nostra regione e dell’intero Paese. La volontà di avviare una stagione di rinascita della città deve essere la cartina di tornasole della capacità della classe dirigente non solo locale. Quanto più L’Aquila diventerà un elemento di riflessione dell’intera comunità nazionale, tanto più saranno concrete le opportunità di far decollare la ricostruzione. Dobbiamo essere tutti uniti per avviare un grande progetto organico di ricostruzione della città».
L’ipotesi di un Udc alleata con il Pd esce rafforzata da questo voto?
«In Abruzzo il primo dato di riflessione è che l’Udc ha oggi una rafforzata autonomia politica. Eravamo una stampella, una sorta di orpello del Pdl. Oggi, invece, rivendichiamo con orgoglio la nostra posizione autonoma».
Senza bisogno di alleanze?
«Le alleanze vanno fatte solo sulla base dei programmi e della scelta dei candidati. L’Udc è in grado di allearsi anche con il centrosinistra laddove ci sono programmie candidati condivisibili. Questo è l’elemento di novità nel panorama politico regionale. Detto questo, credo che la questione fondamentale sia un’altra: fare in modo che nei partiti cresca una classe dirigente capace di affrontare con serietà, competenza e trasparenza gli ostacoli sul cammino di rinascita della regione».
Qual indicazione viene dal voto di domenica scorsa per le elezioni regionali dell’anno prossimo?
«I dati più chiari riguardano la crescita delle liste civiche e dell’astensionismo. Il combinato disposto di questi due elementi ci dice che la prospettiva vincente non è quella della sommatoria di più partiti in un’alleanza, ma quella di una proposta credibile da presentare agli elettori abruzzesi. Oggi normalmente, dopo le elezioni, i programmi vengono risposti nei cassetti. Basta vedere che fine ha fatto il programma del governo Chiodi».
Pastore: un errore candidare Properzi
Il senatore del Pdl: il parito deve recuperare la militanza
PESCARA. «Sì, all’Aquila, abbiamo commesso un errore. Fin dall’inizio della preparazione delle liste, circolava la voce che gli elettori del Pdl fossero favorevoli alla candidatura a sindaco di Giorgio De Matteis. Anche se non è un esponente del nostro partito, De Matteis, comunque, è una persona dell’area di centrodestra che, nel post-terremoto, ha dimostrato grande equilibrio e profondo attaccamento al territorio». Anche Andrea Pastore si unisce al coro di quelli (da Chiodi a Tancredi a Piccone) che, nel suo partito, attribuiscono la sconfitta del Pdl all’Aquila, alla debolezza della candidatura di Pierluigi Properzi.
Notaio, pescarese, senatore dal 1994, Pastore è uno dei 30 parlamentari che hanno aderito al documento dei moderati di Pisanu e Dini in favore di un Pdl più inclusivo.
«Il risultato delle elezioni in Abruzzo», dice Pastore, «lascia l’amaro in bocca, ma non deve sorprendere, visto che a livelo nazionale c’è questo forte vento dell’antipolitca che spira nel Paese. Dobbiamo tutti fare una riflessione su come fare partito e come confrontarci con il territorio. Spero che il dibattito in corso si faccia in maniera approfondita, senza pensare alle proprie riserve di caccia elettorale».
Che tipo di partito si augura esca da queste elezioni? «Un partito diverso da quelli che, a sinistra come a destra, si sono imposti dalla fine degli anni Novanta», risponde il senatore del Pdl. «I partiti non possono essere luoghi in cui tutti entrano già con il grado di colonnello con l’intenzione di uscirne con il grado di generale di corpo d’armata. Non esiste più la gavetta, la militanza. Questo porta a far sì che, davanti alla prime delusioni, assistiamo alla liquefazione di intere classi dirigenti».
Molti esponenti del Pdl chiedono un partito più inclusivo per rispondere alla caduta di consensi. E’ questa la cura? «Devo dire», afferma Pastore, «che il Pdl è sempre stato un partito molto aperto: la non inclusività non mi sembra un difetto del nostro partito».
«Purtroppo», conclude il parlamentare del Pdl, «noi scontiamo, insieme al Pd e all’Udc, l’appoggio alla politica del governo Monti. L’errore da non commettere in vista delle regionali e delle politiche dell’anno prossimo è questo: non tradire la nostra anima e presentarci agli elettori con le credenziali tipiche di un raggruppamento di centrodestra».