La replica della candidata: «È un bambino viziato, non sopporta di perdere e scappa via»
Girosante attacca il Pd «Senza di me il partito è in calo»
MONTESILVANO. «Io non voterò Manola Musa. Lo sanno tutti, anche le pietre della strada». Parla così il sindaco Pasquale Cordoma, ex Pdl passato a Grande Sud e rimasto fuori dal consiglio con il suo quasi 5 per cento (1.174 voti). È la vendetta di Cordoma: il sindaco chiude la porta in faccia alla candidata del centrodestra che aveva chiesto di mettere da parte i contrasti in vista del ballottaggio del 20 e 21 maggio prossimi.
Musa, il giorno dopo le elezioni con il candidato del centrosinistra Attilio Di Mattia al 41 per cento avanti di quasi 15 punti, aveva detto così: «Cordoma farà le sue scelte ma penso che i suoi elettori siano di centrodestra e, pur votando in libertà, dovranno scegliere il centrodestra». Cordoma non la pensa così: «Andrò a votare ma non voterò Musa», dice. E, allora, voterà Di Mattia? «Di certo, non voterò Musa», spiega Cordoma, «perché se votassi Musa, assessore della mia giunta, non avrebbe avuto alcun senso la mia candidatura». Ma Musa ha cercato Cordoma? «Non ho ricevuto contatti, ho saputo che qualcuno sta contattando i miei elettori ma la verità è che i miei sono blindati: ho fatto una riunione con i miei candidati e con i miei più stretti collaboratori», dice Cordoma, «per condividere l’idea di non votare Musa e tutti sono stati d’accordo».
Musa risponde con una dichiarazione lampo: «Cordoma non mi voterà? Soltanto un bambino viziato quando perde fa i dispetti a chi fa parte della sua stessa squadra», dice, «vuol dire che Cordoma non è mai stato un uomo di partito ed è stato di centrodestra soltanto quando ha comandato».
Musa guarda al 19 per cento di Francesco Maragno, candidato del Polo dell’Alternativa, per azzerare lo svantaggio con Di Mattia. Ma i rumors della politica parlano di un avvicinamento a Di Mattia della lista Arcobaleno di Paolo Di Blasio (5,5), che appoggia Musa. Evenio Girosante, ex Pd passato all’Arcobaleno la notte prima della chiusura delle liste, dice che «questa ipotesi non esiste. Per Montesilvano, vanno bene tutti tranne Di Mattia. Non è un montesilvanese e non c’entra con la città. Che resti a casa sua, cioè a Vienna».
Ma c’è un dettaglio che fa riflettere e cioè i voti disgiunti: in tanti hanno votato Maragno sindaco e poi hanno dato la preferenza a Di Blasio o Girosante. Ora, questi elettori voteranno Musa?
Girosante, poi, si toglie un sassolino e, al segretario cittadino Pd Luigi Beccia che parla di una resurrezione del Pd (15,7), dice: «Altro che vittoria. Il centrosinistra fa segnare un’emorragia di voti. Nel 2007, Margherita e Ds sono arrivati al 34 per centro. Oggi, il Pd è in grave difficoltà».