Tra le modifiche anche meno vincoli nella flessibilità in entrata
ROMA - Un pacchetto consistente. Non solo piccoli ritocchi o correzioni di quelli che il governo ha denominato refusi, come la vicenda dei ticket sanitari per i disoccupati ora risolta con il ripristino dell’esenzione. Ci sono anche delle novità sostanziali tra i 27 emendamenti alla riforma del mercato del lavoro che il governo ha presentato ieri in Senato. Come quello sui licenziamenti disciplinari, con l’introduzione di una sorta di gabbia di condizioni e requisiti entro cui il giudice si dovrà muovere per decidere se, nel caso di licenziamento illegittimo, vale il reintegro o l’indennizzo. Riducendo quindi i confini della sua discrezionalità.
Ma è con il pacchetto di emendamenti concordati tra i due relatori - Maurizio Castro del Pdl e Tiziano Treu del Pd - che il look della riforma cambia davvero. Ed ecco che i vincoli alla flessibilità in entrata, che gli imprenditori spalleggiati dal Pdl avevano tanto contestato, diventano un po’ più morbidi sia sulle partite Iva che sui contratti a termine. Il Pd dal canto suo ottiene più tutele per i precari con due misure. Nasce il salario base per i co.co.pro: sarà calcolato dal ministero del Lavoro facendo la media tra le tariffe minime dei lavoratori autonomi e le retribuzioni stabilite dai contratti collettivi. La seconda tutela è relativa al sostegno al reddito nel momento in cui si perde il lavoro: scartata l’idea di estendere la mini-Aspi ai parasubordinati a causa della mancanza di risorse, si è deciso di rafforzare l’indennità una tantum. Sarà pari «al 7% del minimale annuo». Secondo i relatori, se il co.co.pro. ha lavorato almeno i 6-12 mesi precedenti dovrebbe ricevere una indennità una tantum di seimila euro. Ci sarà anche una semplificazione dell’accesso. La misura è sperimentale, vale 3 anni. A proposito di indennità, c’è una novità anche sull’Aspi: i lavoratori che vogliono avviare un’attività autonoma possono chiedere la liquidazione del trattamento in una unica rata.
Un equilibrio nuovo, quindi. Frutto di un lungo e certosino lavoro tra le forze della maggioranza e con il governo. «Siamo soddisfatti. C’è la flessibilità buona ed è la prima volta che viene introdotto un compenso di base per garantire i poveri cristi» dice Treu. Che poi, riferendosi alle tante ore passate insieme con l’altro relatore, Castro, per mettere a punto l’intesa, ironizza: «Siamo diventati una coppia di fatto». L’intesa ha trovato anche il gradimento del governo. Sull’emendamento che stabilisce i requisiti per differenziare le vere dalle false partita Iva il ministro del Welfare, Elsa Fornero, è chiarissima: «Lo trovo accoglibile». E così sul rafforzamento dell’una tantum ai parasubordinati: quella di prima - osserva il ministro - «era molto bassa e restrittiva». Ora sarà «più dignitosa». Critiche arrivano dalla Cgil, che trova insufficienti le nuove misure sui precari. Dice Susanna Camusso: «Non si vede il segno di un cambiamento vero».
Tra gli emendamenti del governo, oltre alle modifiche sui licenziamenti disciplinari e al ripristino dell’esenzione dei ticket sanitari per i disoccupati e i loro familiari, ce ne sono parecchi che definiscono meglio tempi e modalità del nuovo rito speciale per i processi sui licenziamenti. Una norma, in particolare, consente lo stop della procedura di conciliazione di fronte alla malattia del dipendente licenziato al massimo per 15 giorni. A meno che non si tratti di maternità. Una modifica riguarda i congedi parentali: per il papà c’è l’obbligo di un giorno, altri due sono facoltativie. Per favorire il rientro della madre al lavoro arrivano i voucher baby sitter, che possono essere spesi anche per pagare le rate dell’asilo. Da segnalare l’emendamento dei relatori che delega il governo a legiferare sulla compartecipazione dei lavoratori all’utile dell’impresa, come avviene in Germania. A questo punto l’iter parlamentare dovrebbe diventare molto più rapido. Pdl, Pd e Udc sono già d’accordo a sfoltire drasticamente gli oltre mille emendamenti depositati in precedenza.