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Pescara, 17/06/2026
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Data: 11/05/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Ichino: necessaria la riforma sui licenziamenti. Il giuslavorista e parlamentare pd al convegno nazionale sul lavoro in programma oggi e domani a Montesilvano

PESCARA. «Sulla riforma del lavoro si poteva, certo, fare di più e meglio. Ma c’era anche un forte rischio di non far nulla; e a me sembra che sarebbe stato molto peggio. Ora la cosa più importante è che il cambio di regime in materia di licenziamenti, più precisamente il passaggio dal regime centrato sulla property rule a quello centrato sulla liability rule, avvenga in modo sereno, senza incertezze e soprattutto senza lasciare intravvedere prospettive di possibile ritorno indietro».
Pietro Ichino, professore ordinario dell’Università statale di Milano, esperto di diritto del lavoro e parlamentare pd, ha anticpato su Internet i contenuti dell’intervento che ha oggi in programma (ore 10) a Montesilvano in occasione del convegno nazionale del Centro studi di diritto del lavoro Domenico Napoletano sul licenziamento individuale tra i diritti fondamentali e la flessibilità del lavoro.
All’hotel Sea Lion è prevista la partecipazione di oltre 20 relatori tra docenti universitari, avvocati e rappresentanti sindacali con i quali in due giorni viene affrontato un excursus completo sulla materia del lavoro. Presiede il congresso Onofrio Fanelli, presidente aggiunto onorario della Corte di Cassazione. Aprono i lavori attorno alle 9,30 il presidente del tribunale ordinario di Pescara Giuseppe Cassano, il presidente dell’Ordine forense di Pescara Donato Di Campli e di Chieti Pierluigi Tenaglia, la presidente della Commissione pari opportunità del Comune di Pescara Daniela Arcieri Mastromattei e il prefetto di Pescara Vincenzo D’Antuono.
Nel pomeriggio (ore 16,30) è prevista una tavola rotonda a cui partecipano i principali rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil.
Domani si parlerà della problematica del licenziamento, il ruolo del sindacato e del contratto collettivo.
Ichino è un fautore della tesi secondo cui il sentiero stretto del ritorno alla crescita economica passa anche per l’armonizzazione dell’ordinamento del lavoro rispetto ai migliori modelli europei. «Con duemila miliardi di debito pubblico sul groppone e il rischio incombente di default dello Stato, non vedo come potremmo scegliere di indebitarci ancora di più in nome dello sviluppo», si legge nel suo intervento on line: «Vedo, invece, una contraddizione tra il prendersela con la finanza internazionale e il predicare contemporaneamente l’indebitamento pubblico, che per un verso presuppone la finanza stessa, per altro verso ne allarga gli spazi d ingerenza nelle scelte dello Stato».
«La realtà», continua, «è che per uscire dalla crisi economica e finanziaria che ci attanaglia non abbiamo altra scelta se non quella di mantenere i nostri impegni verso l’Europa e di operare perché l’Europa medesima, oltre a proteggerci dal rischio di default, avvii quella politica espansiva che oggi noi da soli, avendo fatto per decenni le cicale, non possiamo più permetterci».

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