Diciottesimo sciopero dei trasporti pubblici locali. Uno al mese. Sesto dall’inizio dell’anno. Quello di ieri è perfettamente riuscito. Se per perfettamente s’intende Roma bloccata in tutte le direzioni di marcia, paralisi totale. In serata l’Agenzia per la mobilità ha dato i numeri dell’adesione: 50%. Fermi treni, trenini, metrò, «qualcosa si è mosso solo in superficie», dicono i tecnici. Scarsa l’adesione degli amministrativi, compatta quella degli autisti. Esultano Filt Cgil, Fit Cisl, Uil trasporti e Ugl che avevano proclamato uno sciopero di 24 ore mentre Fast Confsal di sole 4 ore.
Braccia conserte per una vertenza che si trascina da un anno e mezzo. Questo «venerdì nero» non si poteva evitare? «Lo avremmo evitato volentieri anche noi ma le nostre richieste non sono state ascoltate è la risposta di Alessandro Capitani, segretario generale della Fit Cgil in questa regione ci sono imprese private che non pagano gli stipendi ai lavoratori da 5/6 mesi. Senza dire che la categoria è al 4° anno di vacanza contrattuale. Stiamo ancora aspettando i famosi 306 euro annui che ci erano stati promessi nell’ultimo contratto».
Lo scontro vero è su altro. «É la scelta di privatizzare l’Atac riprende Capitani e ho sentito parlare anche di azionariato ai dipendenti. Una proposta impronunciabile visto quello che è successo in Alitalia o, per restare nel nostro settore, nell’azienda genovese». Per scongiurare all’ultimo istante lo sciopero il Campidoglio aveva convocato i sindacati giovedì sera. Ma il tentativo di riaccendere i motori è fallito. «Noi abbiamo rispettato le regole mette in chiaro Capitani previste dalla legge 146 del 2000. Non abbiamo messo in atto una raffica di scioperi ma seguito tutte le procedure previste. Questo sciopero di 24 ore era già stato indetto a febbraio, poi ci fu la nevica ed è slittato».Sotto le ceneri della protesta cova un contenzioso tra gli enti locali. Non è un mistero per nessuno infatti che tra Comune di Roma e Regione Lazio è in atto da tempo un braccio di ferro. «I sindacati manifestano il loro malessere ha spiegato Alemanno che si scarica sui cittadini. Noi dobbiamo evitare che siano i romani a pagarne le conseguenze». E in quanto alla liberalizzazione il sindaco dice: «Lo abbiamo ribadito con forza: Atac deve rimanere sotto il controllo pubblico, tutti i tentativi di privatizzazione integrale di questo settore sono falliti e noi dobbiamo trovare una strada cercando di concordarla con i sindacati». Il governo Monti tramite il sottosegretario ai Trasporti Improta ha già annunciato per la liberalizzazione uno slittamento alla primavera del 2013.
La frecciatina al veleno è partita quando il sindaco ha ricordato i motivi che generano l’insoddisfazione dei dipendenti. «Le leggi che devono essere realizzate» e «il trasferimento di risorse al trasporto pubblico locale che mi auguro di chiarire durante l’incontro che avrò la settimana prossima con Renata Polverini».
La risposta non è arrivata dal presidente della Regione Lazio ma dall’Ugl, il sindacato che lei ha guidato per anni (e che ieri aderiva allo sciopero). E sono volati gli stracci. Il segretario regionale Ermenegildo Rossi «sbalordito per le dichiarazioni» del sindaco. Accusato anche di «atteggiamenti autoritari ma non autorevoli». «Chiediamo ad Alemanno scrive nella sua nota un maggior impegno perché questioni così complesse come quelle che riguardano il comparto Tpl non possono di certo essere risolte se si maschera la realtà dietro slogan di comodo e rinvii di responsabilità».
Si scopre così che l’assessore capitolino ai Trasporti Aurigemma aveva tentato di riaprire una trattativa all’ultimo istante ma si è sentito impotente quando ha visto che la Regione non era presente. «A me dispiace che ci sia stato lo sciopero ammette ma noi fino alla fine abbiamo cercato di impedirlo». E ora? «Ora manterremo aperti tutti i tavoli istituzionali». L’assenza della Pisana era stata rimarcata anche in una nota della Cisl inviata a tarda sera a tutti i delegati delle Rsu.
«Non mi sembra proprio che alla Regione si possano imputare responsabilità», rigetta le accuse Francesco Lollobrigida, l’assessore regionale. «L’altra sera non eravamo stati neanche invitati e a quel che mi risulta i sindacati avevano chiesto di incontrare solo il Comune». E le aziende che non pagano gli stipendi? «Quando è successo siamo intervenuti. Purtroppo c’è una crisi generale: lo Stato ci ha tagliato 130 milioni di euro».