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Data: 12/05/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Metro chiuse, bus a singhiozzo, code per il taxi: un altro venerdì nero a Roma

A piedi o bloccati nel traffico, la protesta paralizza la città

C’era da andare al lavoro, dal dottore, tornare a casa, riuscire, insomma tutto quello che si fa in città normalmente. Ma senza mezzi pubblici a disposizione, per via dello sciopero di 24 ore dei lavori dell’Atac: che vuol dire metro e ferrovie locali chiuse, autobus e tram a singhiozzo, file alle fermate, taxi presi d’assalto, macchine in giro raddoppiate. Mettiamoci anche il caldo. Un venerdì di passione per i romani, una giornata da dimenticare per la circolazione.
Il caos in strada si è presentato a ondate, spiegano i vigili che parlano di «traffico più intenso del solito», con criticità sui lungotevere, le consolari, le zone intorno al centro (San Giovanni, Labicano, viale Manzoni, Muro Torto, Tangenziale). Ma ciascuno nei suoi spostamenti ha potuto constatare da solo come le strade fossero maggiormente affollate, in ogni zona della città. Il quartier generale dell’intasamento, la Stazione Termini e l’area intorno, assediate da un traffico continuo, tutta la giornata. Con file mai viste per accaparrarsi almeno un taxi. Arrabbiati i viaggiatori, chi rimasto a piedi, chi accalcato in quell’autobus apparso infine come un miraggio. Credevano che i disagi non fossero tali, «siamo sempre a Roma, nella capitale, confidavamo in uno sciopero non proprio totale». E invece i contraccolpi della protesta di Filt Cgil, Fit Cisl, Uil e Ugl (solo quattro ore è durato lo sciopero Fast Confsal) si sono sentiti eccome. L’Atac parla di un’adesione del 50 per cento, ma l’esperienza di chi si è mosso in città racconta altro, ed è disastrosa. Piccole pagine d’odissee personali: l’anziano che ci mette un’ora e mezza per fare pochi chilometri, dovendo aspettare il passaggio di due mezzi; l’autobus che non si chiede a piazza Venezia, perché scoppia di gente e nessuno vuole scendere. Troppo vicini, troppo accaldati, alla fine qualcuno perde la calma, e si litiga un posto sull’autobus.
Macchine in coda ovunque, i pochi autobus in funzione stracolmi, gente in attesa nei pressi delle fermate. Intasate soprattutto le consolari, Gra, Appia, Tuscolana, Cassia, Casilina, Prenestina, Tiburtina, Collatina. Varchi aperti per fronteggiare l’emergenza e 1550 vigili in campo «per fluidificare il traffico e prevenire intasamenti». Intorno alle 8 i vigili hanno deciso l’apertura al traffico privato, per un’ora, della preferenziale in viale delle Medaglie d’oro; incolonnamenti pure a San Pietro, Corso Francia, Giustiniana; ressa sulle banchine per riuscire a salire sulla metro la mattina, stretti come su un carro merci, prima che scoccassero le nove e partisse lo sciopero. E romani schiacciati come sardine, in panne, a piedi o intrappolati in un traffico da incubo. Stanchi, infuriati, in mezzo a turisti spaesati.
I disagi sono iniziati già la notte, con le prime corse notturne saltate. Chiusi anche molti box informativi, come Termini e Laurentina. Pochi autobus in giro specie al mattino, rispettate le fasce di garanzia: alle 17 è ripreso il servizio, un fiume di gente si è riversato nella metropolitana o sui mezzi pubblici di superficie. Era l’ora del rientro e già normalmente, senza uno sciopero, il caos nelle strade, a Roma, non è mai ordinario. Una corsa verso casa, contro il tempo: alle 20 metro e ferrovie si fermavano di nuovo.

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