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Pescara, 09/04/2026
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Data: 12/05/2012
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Il Manifesto in liquidazione, ora arriva il fax "Cessazione immediata dell'attività aziendale" L'appello di Pardi (Idv): «Il giornale non deve chiudere» (La prima pagina del "Manifesto" di oggi)

MILANO - I liquidatori de Il Manifesto, da febbraio in liquidazione coatta amministrativa, hanno inviato una fax alla redazione del quotidiano in cui comunicano la cessazione dell'attività aziendale e richiedono la concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale per 12 mesi. Lo rende noto la stessa redazione, assicurando che nei prossimi giorni il giornale sarà comunque in edicola in attesa di un'apertura (probabile) di una trattativa ministeriale.

LA STORIA - Un foglio nato nel '69 dalla componente più "a sinistra" (e diretto da Lucio Magri e da Rossana Rossanda) del partito Comunista. In 43 anni di pubblicazioni le crisi si sono succedute, in particolare dal 2006 in poi, tanto da mettere a rischio l'esistenza stessa del giornale, che più volte chiede ai lettori di sostenere il quotidiano tramite sottoscrizioni.

LA COMUNICAZIONE - A distanza di sei anni di lenta agonia arriva ora il fax del liquidatori, che recita così, secondo quanto dicono gli stessi giornalisti: «È arrivata una comunicazione di cessazione di attività aziendale e la richiesta di concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale. Solo un passo formale per avviare la trattativa al ministero? Forse - prosegue la nota redazionale - ma non ci rassicura il resto del fax, in cui si parla di una cassa integrazione di 12 mesi per tutti i lavoratori. Sabato sul giornale troverete tutti i particolari», afferma la redazione, che si appella una volta ancora ai lettori: «Chiediamo il vostro sostegno, che in questi mesi è stato importantissimo, sia per i nostri conti che per la continuazione di questa esperienza politica».

L'APPELLO - Non si sono fatti attendere gli appelli di personalità politiche perché il quotidiano comunista «eretico» sia mantenuto in vita: «Il Manifesto non deve chiudere. Faccio appello alla società civile e al Parlamento perché una testata storica non chiuda i battenti», dice il capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione di Vigilanza, Pancho Pardi. «C'è la possibilità di tagliare, con la riforma della legge sull'editoria, decine di testate che di fatto non esistono e non vendono neanche una copia in edicola, mentre per quelle che hanno una storia e un seguito, in crisi per il solo fatto di non avere grandi gruppi editoriali alle spalle, va fatto l'impossibile. Mi impegnerò personalmente in Senato- conclude- per trovare una soluzione in fretta».

LA DENUNCIA - «L'annunciata chiusura del Manifesto rappresenta una gravissima e ulteriore ferita alla libertà di stampa in questo paese. In particolare i tagli del governo stanno portando alla chiusura le diverse testate della sinistra: prima Liberazione e poi adesso il Manifesto. Proponiamo ai compagni e alle compagne del manifesto di costruire insieme tutte le iniziative di mobilitazione possibili per attenere finanziamenti adeguati a garantire la libertà di stampa e la riapertura delle nostre testate: dal Manifesto a Liberazione ai vari giornali veri che sono obbligati a chiudere a causa dei tagli governativi», denuncia Paolo Ferrero, leader di Prc.

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