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Pescara, 09/04/2026
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Data: 12/05/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Giornali, chiude «il manifesto» annuncio-choc alla redazione (La prima pagina del "Manifesto" di oggi)

ROMA - Stavolta, davvero il «manifesto» chiude? Tanti annunci, in tanti anni, di possibile chiusura, ma ogni volta il «quotidiano comunista» fondato nel ’69 e diretto ciclicamente da mostri sacri del giornalismo come Luigi Pintor, Rossana Rossanda, Valentino Parlato si è in qualche maniera salvato. Perfino accettando aiuti dalle banche e dai nemici di classe. Ora però piove sulla redazione, già da tempo stremata, un fax che azzera le speranze di salvezza. Nel quale i liquidatori del «manifesto», da febbraio con i conti bloccati, comunicano ai giornalisti la cessazione dell'attività aziendale e richiedono la concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale per 12 mesi.
Può finire così, in poche righe burocratiche, una storia politica, giornalistica e umana che ha dato tanto alla sinistra italiana? Può. Ma non è detto. Perché le storie contano e quella di questo gruppo è dotata di un grande blasone. Il primo numero del «manifesto» - quando ancora non era un quotidiano - risale al 23 giugno del ’69 e il secondo è quello diventato proverbiale per il titolo «Praga è sola», riguardante la rivoluzione cecoslovacca del ’68, che accelerò lo scontro del gruppo di Pintor e Rossanda con i vertici del Pci da cui sarebbero stati espulsi per frazionismo nel ’69.
L’incontro tra i rappresentanti della redazione e i liquidatori si terrà la prossima settimana. Il contenuto del fax rappresenta solo un passo formale per avviare la trattativa al ministero? «Forse - dicono i giornalisti - ma non ci rassicura il resto del comunicato. Nel quale si parla di una cassa integrazione di 12 mesi per tutti i lavoratori». Intanto, il «manifesto» chiede ancora il sostegno finanziario dei lettori, che in questi mesi è stato fondamentale. Non tutto è perduto. Gli stessi liquidatori hanno fatto sapere alla redazione che spiragli di sopravvivenza sarebbero ancora possibili. Paolo Ferrero, il leader di Rifondazione comunista, è il primo a lanciare l’allarme: «Mobilitiamoci tutti, in favore di Liberazione che ha chiuso e del manifesto che può chiudere». Appelli simili si stanno moltiplicando.
Il «manifesto», dal punto di vista finanziario, non ha mai avuto la puzza sotto il naso. «Un prestito - racconta Valentino Parlato - lo ottenemmo anche da Craxi: 60 milioni di lire». Lo stilista Armani scelse il «manifesto» per una sua campagna, giudicando quel pubblico di lettori «molto adatto». L’apparizione della prima pubblicità sul «quotidiano comunista» si era avuta in precedenza, nel ’78, e si trattò del tonno Riomare. Qualcuno s’indignò, mentre Stefano Benni - collaboratore storico - ironizzò in rima: «Tonno Riomare / tonno extraparlamentare».
Riuscirà questa scialuppa di indomabili osservatori critici a restare ancora a galla, nonostante la tempesta finanziaria che li colpisce da tempo?

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