Iscriviti OnLine
 

Pescara, 09/04/2026
Visitatore n. 752.964



Data: 12/05/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Il porto ha perso Testa e tempo. Dragaggio Il commissario si è dimesso e gli altri minacciano di restituire le fasce a Roma

L’economia della marineria è in ginocchio per la mancata pulizia dei fondali

Pronti a marciare su Roma e a restituire le fasce da pubblici amministratori. La proposta di Bruno Santori, uno che di economia marittima se ne intende, è stata subito accolta da Guerino Testa a poche ore dalla lettera di dimissioni da commissario straordinario inviata al presidente del Consiglio Mario Monti. Idea che riscuote consensi anche in altri soggetti interessati, come il sindaco Luigi Albore Mascia, parlamentari abruzzesi e consiglieri regionali. Sulla carta, le dimissioni presentate da Testa sono "irrevocabili", nei fatti l’ex commissario (carica durata quasi 11 mesi: la nomina ci fu il 20 giugno 2011) è disposto a fare marcia indietro. «Ma non basta che il premier me lo chieda, - avverte - per ripensarci ho bisogno che il Governo sia disponibile a scucire i soldi per risolvere definitivamente l’emergenza porto, dal dragaggio all’intervento sulla diga foranea. Se Pescara è uno scalo di rilevanza nazionale, è giunta l’ora che il Governo lo dimostri, non cambierò idea per niente di meno». La lettera di Guerino Testa a Mario Monti è un mix di rabbia e amarezza, dura nei toni e nella sostanza. «Sulla mia strada - ha scritto - ho trovato una serie di veti incrociati insuperabili e ho purtroppo registrato la mancanza da parte del Governo sia di provvedimenti fondati su accertamenti tecnici ritenuti attendibili, dirimendo così i dubbi in ordine alla qualità del materiale da dragare, sia di semplici risposte alle svariate istanze e richieste di incontro, oltre a dover fare i conti con la assoluta carenza dei mezzi finanziari necessari a far fronte ai fatti accaduti successivamente al mio incarico. Ritengo che il Governo avrebbe dovuto garantire un doveroso supporto, non tanto alla mia persona, quanto piuttosto allo scalo pescarese di rilevanza nazionale mentre, oggi più che mai, sono solo e vivo costantemente nel timore di gesti inconsulti che più e più volte sono stati minacciati dagli operatori del porto. Non voglio trovarmi, però, a fronteggiare inerme atti di disperazione legati allo stato di crisi in cui la categoria versa ormai da troppo tempo e che, giorno dopo giorno, diventa sempre più insostenibile». Situazione esplosiva con la marineria che annuncia «manifestazioni clamorose», ha promesso il decano Giovanni Verzulli, furibondo con le istituzioni governative è il presidente di Confindustria Pescara Enrico Marramiero che ha tuonato: «Il dialogo non è servito, è stato fallimentare perché non c’è un interlocutore credibile». Da parte sua, Mascia ha chiesto al presidente della Regione Gianni Chiodi «di attivarsi per la nomina urgente di un nuovo commissario, richiesto anche dalle associazioni di categoria, e per sottoporre l’intera vicenda alla Conferenza Stato-Regioni perché è lo Stato che deve trovare subito, con la massima tempestività, soluzioni per consentire il dragaggio e il ripristino delle condizioni di piena navigabilità. Chiodi e tutti i consiglieri regionali di Pescara dovranno necessariamente farsi carico della vicenda e sono pronto ad accompagnarli sino al presidente del Consiglio e al ministro delle Infrastrutture per far sentire la nostra voce, per costringere Roma a sbloccare il fascicolo inerente il porto di Pescara, impantanato in una palude grottesca».
Chiudi

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it