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Pescara, 09/04/2026
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Data: 12/05/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Gli ultrà abbassano i toni ma l’allerta resta alta. La città intollerante finisce sulle pagine dell’Independent

PESCARA La città si è scoperta intollerante, finendo nella lente di Amnesty International e guadagnandosi l'attenzione della stampa internazionale. Il britannico Independent è arrivato a parlare di «minacce di pogrom». Un fatto inedito per Pescara, che nel corso degli anni ha sempre mostrato la massima apertura, inglobando senza tensioni gruppi di varia provenienza. L'omicidio di Domenico Rigante rischia di rappresentare uno spartiacque per la storia della città. La rabbia contro i Rom è montata, ha contagiato la popolazione e ha colpito indiscriminatamente. Testimoni riferiscono che domenica scorsa, al passaggio delle trecento persone dirette a Rancitelli, armate di sassi e petardi da scagliare contro gli zingari, c'era gente affacciata ai balconi che applaudiva. Un clima da pogrom, appunto, che si ripercuote soprattutto sugli innocenti. «Non sapevo nulla di quanto era accaduto, lavoro duro tutto il giorno e non ho molto tempo per seguire i telegiornali», racconta un operaio edile di origini Rom, che vive a Rancitelli. Teme ritorsioni e preferisce mantenere l'anonimato. «Giovedì sera sono tornato a casa e ho trovato mia moglie in lacrime - prosegue l'operaio - era appena rientrata dal supermercato, dove alcune persone l'avevano insultata». Le mani gli tremano, lo sguardo è smarrito: «Ho chiamato alcuni amici Rom per cercare di capire, mi hanno raccomandato di starmene a casa e di non mandare i bambini a scuola, così ho dovuto inventarmi qualcosa». Un espediente che ricorda quello inscenato dal papà ebreo Roberto Benigni, nel film «La vita è bella», ai tempi del nazismo. «I miei tre figli vanno alle elementari e secondo le maestre sono molto bravi e svegli - dice il genitore appena ventiseienne - ho detto loro che c'era la festa di primavera e che non si andava a scuola, ma non so se mi hanno creduto, hanno risposto che la maestra non ne aveva parlato». Una «festa» piuttosto triste, con la famiglia barricata in casa fino al mercoledì della settimana successiva. «Domenica, il giorno della manifestazione, avevamo le pattuglie sotto casa e la polizia ci ha invitato ad abbassare le serrande - aggiunge il muratore - questa situazione sta diventando insopportabile e temo soprattutto per i miei figli». Apre il portafogli e tira fuori la carta d'identità: nato a Pescara, cittadinanza Italiana. «Noi non abbiamo mai fatto niente di male», scuote la testa e se ne va. Non è un caso isolato. In una scuola media di San Donato, una ragazza romena di origini Rom è stata pesantemente insultata dai compagni e per diversi giorni non si è presentata in classe. In un altro istituto, poco distante, la paura traspare dal look: le studentesse Rom, che tradizionalmente indossano gonne lunghe e appariscenti, hanno iniziato a vestire i blu jeans, in modo da passare inosservate. Dall'ambiente degli ultrà, nel frattempo, arriva la smentita dell'incontro che si sarebbe tenuto nei giorni scorsi tra esponenti della tifoseria organizzata e capi-famiglia della comunità Rom. «Con loro non vogliamo avere niente a che fare», dice un ragazzo dei Rangers, che però lancia messaggi distensivi: «Non siamo infami e non faremmo mai male a chi non c'entra». Gli ultrà, in queste ore, sembrano riuscire a mantenere il sangue freddo ed essere disposti a ragionare, affidandosi alla giustizia. Lo dimostra la collaborazione fornita negli ultimi giorni alle forze dell'ordine, che ha permesso di individuare ed arrestare quattro presunti complici di Massimo Ciarelli. Le teste calde, però, sono sempre in agguato, e anche per questo sono state rafforzate le misure di sicurezza in vista della partitissima di oggi pomeriggio, in programma allo stadio Adriatico tra Pescara e Torino.

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