Impossibilitato a lavorare, preferisce abbandonare. Critici Pd e Idv: epilogo inevitabile visto il lavoro svolto
Amicone (Arta) «Nuove analisi dei fanghi con l’Ispra»
PESCARA. «Sulla mia strada ho trovato una serie di veti incrociati insuperabili a causa dei quali da tempo mi trovo impossibilitato a esercitare». Con questa motivazione Guerino Testa ha rassegnato ieri le dimissioni da commissario straordinario del dragaggio del porto di Pescara dopo soli 11 mesi. Un ultimo, duro colpo allo scalo della città, praticamente morto da diversi mesi ormai.
Al fianco di Testa c’era anche Luciano Pozzolano, comandante della Capitaneria: «A sette mesi dal mio arrivo non mi aspettavo questo epilogo e non credevo di dover chiudere di fatto il porto, nel quale non ci sono più tante attività».
Poi Testa si sofferma sulle responsabilità: «Sussiste una situazione di gravissima inoperatività, il governo doveva garantire il sostegno, ma ci sono state solo mancate risposte da Roma e uno schifoso rimpallo di responsabilità. Non è possibile non avere ancora contezza se nel porto vi sia o meno il Ddt, ma se non ci fosse la diga foranea quel materiale sarebbe comunque finito in mare. E poi, riguardo alle analisi, l’Arta me l’hanno imposta, non l’ho scelta io. Mi auguro che le mie dimissioni diano una scossa al governo per trovare una soluzione che sia definitiva».
Il direttore dell’Arta Mario Amicone annuncia che saranno effettuate nuove analisi sui fanghi con l’utilizzo di un nuovo macchinario alla presenza di Ispra e laboratorio privato: «Se abbiamo sbagliato licenzierò tutti i tecnici. Il porto non è morto ma è in coma, con un nuovo commissario ripartiremo da zero».
Appare evidente però come queste dimissioni segnino il fallimento dell’attività di Testa nel tentativo di ridare operatività a un porto da tempo bloccato.
«Non posso che ricordare di aver purtroppo annunciato questo fallimento», dice il consigliere regionale Marinella Sclocco del Pd, «nulla poteva il commissario vista l’assenza totale delle istituzioni romane. Molte colpe dovrà ascriverle ai propri colleghi di partito Testa, che è stato lasciato solo in primis da loro».
Critico anche il consigliere provinciale Antonio Castricone del Pd: «Le dimissioni di Testa dimostrano il suo fallimento. D’altronde chi non sa amministrare la Provincia non può pensare di saper usare i poteri commissariali su un tema così delicato e centrale nell’economia di Pescara e dell’Abruzzo».
«Se lo avesse fatto prima», dice Antonella Allegrino dell’Idv, «non si sarebbe perso altro tempo inutilmente. I segnali dell’improduttività di tale ruolo c’erano tutti, bastava leggerli e trarre le dovute conclusioni».