Piccolo giallo sulla necessità di una correzione di bilancio
BRUXELLES - Per arrivare al pareggio di bilancio nel 2013 l'Italia non avrà bisogno di manovre aggiuntive, ma il quadro della zona euro rimane preoccupante, al punto da mettere in dubbio gli impegni di consolidamento di Spagna e Francia. Queste, in sintesi, sono le conclusioni delle previsioni economiche di primavera pubblicate ieri dalla Commissione. Con un piccolo giallo durato circa mezz’ora sulla necessità di una manovra aggiuntiva pari a mezzo punto del Pil per centrare gli obiettivi di bilancio. Un equivoco poi chiarito dal commissario Olli Rehn.
«La ripresa è in vista ma la situazione economica resta fragile», ha spiegato lo stesso Rehn. La zona euro sta attraversando una «lieve recessione» e la ripresa nella seconda metà dell'anno sarà «graduale». Nel 2012, per la zona euro la contrazione sarà dello 0,3%. Secondo Rehn, «senza un'azione determinata», l'Europa rischia un periodo prolungato di bassa crescita.
I dati sull'Italia non sono del tutto rassicuranti. La recessione nel 2012 sarà più grave del previsto, con una contrazione dell'1,4% e una ripresa molto lenta nel secondo semestre. La crescita per il 2013, secondo la Commissione, si fermerà allo 0,4%. La disoccupazione dovrebbe salire al 9,5% quest'anno e al 9,7% il prossimo. Il debito pubblico toccherà il picco del 123,5% del Pil nel 2012. Sul fronte del deficit, la Commissione è meno ottimista del governo. Anche se l'avanzo primario è destinato a aumentare fino al 5,5%, il deficit nominale nel 2013 sarà ancora al 1,1% del Pil. Ma per il commissario Rehn quello che conta è il deficit strutturale, previsto allo 0,1%. «L'Italia è su un percorso giusto per raggiungere il pareggio di bilancio in termini strutturali e da questo punto di vista non c'è bisogno di nuove misure aggiuntive», ha detto il commissario. Insomma, l'Italia «è in linea con le regole del Patto di stabilità».
Le previsioni economiche di primavera costituiscono invece un cartellino giallo per Spagna e Francia. L'economia spagnola vive un biennio di recessione, con un deficit molto più alto del previsto: 6,4% nel 2012 e 6.3% nel 2013, ben al di sopra del 5,3% e 3% a cui si era impegnato il governo di Mariano Rajoy. Rehn ha ribadito la «piena fiducia» nella Spagna, ma sempre di più a Bruxelles si parla di un possibile allungamento dei tempi di rientro del deficit. «La Spagna è un caso test», spiegano fonti diplomatiche. All'Eurogruppo di lunedì, i ministri delle Finanze discuteranno di Grecia, Spagna e dello sforamento sul deficit: Le regole europee prevedono «condizioni in cui è possibile derogare, ma qualsiasi rimessa in discussione degli obiettivi di deficit – spiegano le fonti – rischia di dare un segnale sbagliato ai mercati». Sulla Spagna «valuteremo e decideremo il 30 maggio» quando la Commissione invierà le sue raccomandazioni a tutti gli stati membri, ha detto Rehn.
Anche per la Francia, le previsioni di crescita sono più basse (0,5% nel 2012 e 1,3% nel 2013), ma è soprattutto il deficit a mettere in difficoltà il nuovo presidente François Hollande, il cui programma prevede nuove spese per 20 miliardi. L'anno prossimo Il disavanzo si attesterà al 4,2% contro il 3% concordato con Bruxelles. Hollande ha confermato gli obiettivi, ma se non riuscirà a colmare il divario rischia di incappare nelle multe della Commissione. La situazione di bilancio della Francia, inoltre, indebolisce Hollande nel braccio di ferro sulla crescita con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ostile a un rilancio attraverso la spesa pubblica. Nel dibattito europeo sulla crescita, Rehn ha invece accolto «con grande favore gli sforzi dell'Italia a sostegno degli investimenti». L'idea di Mario Monti della Golden Rule – scontare la spesa per gli investimenti dal computo del deficit – non dispiace alla Commissione, ma manca ancora il giudizio di Berlino.