Iscriviti OnLine
 

Pescara, 17/06/2026
Visitatore n. 755.033



Data: 12/05/2012
Testata giornalistica: Corriere della Sera
L’appello di Camusso al governo: “Non tagliate i centri antiviolenza”

Il segretario della Cgil all'assemblea di Se non ora quando: andiamo oltre la ribellione delle coscienze, servono misure concrete e urge riflessione sui rapporti di potere e sul linguaggio

“Non va permesso che vengano chiusi i centri anti-violenza, i luoghi dove ci sono le professionalità per accogliere e aiutare le donne e i loro figli. Ricominciamo da qui, da questa rete insostituibile, diamo respiro a chi sa fare questo lavoro e lo fa da tanti anni”. Susanna Camusso strappa una sera alle giornate più intense della sua vita da leader sindacale, e ai tanti capitoli aperti, esodati e precari in testa, per tornare nella sua Milano tra le donne di “Senonoraquando”.

Dall’assemblea che venerdì sera, nella sala Alessi di Palazzo Marino, decide sulle mobilitazioni contro la violenza e il femmicidio, il segretario della Cgil rivolge la sua chiamata alla ministra per le Pari Opportunità Elsa Fornero contro i tagli che stanno mettendo a rischio gran parte dei centri di accoglienza per le donne e i bambini maltrattati in tutto il Paese.

“Ho condiviso e sostenuto l’ appello “Mai più complici”: è stata un’iniziativa che ha permesso di prender posizione a chi non riteneva di poterlo fare” dice Camusso replicando a una domanda sulla raccolta di firme promossa da Snoq. Come forse è il caso del ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, rappresentante di un’alta istituzione e dunque firmataria “non solo sull’onda dell’emozione”.

Tuttavia, e anzi proprio per questo, “va posto ora il tema di come andare oltre la ribellione delle coscienze, come andare avanti per individuare le misure efficaci di contrasto alla violenza”. E qui, la prima cosa da fare è, appunto, “non chiudere i centri antiviolenza, fin qui la miglior risposta sul fronte della protezione”.

Certo, il problema resta a monte, nella prevenzione. Camusso ha apprezzato l’intervento di Lea Melandri su la 27esima ora :“Bisogna ragionare sul senso del potere, del potere che si cerca di esercitare sulle donne, ancora e più che mai, come purtroppo si è visto, ridotte a un corpo”. La tragedia del femminicidio e “delle violenze fisiche e di quelle psicologiche” ci dice qual è il livello di arretratezza nel quale ci muoviamo, qual è il contesto con il quale siamo costrette a fare i conti. Che fare? “Riprendere con pazienza, tutti i temi, tutti i giorni, partendo dal linguaggio per esempio.

Il linguaggio che sdogana atteggiamenti e approcci pericolosi”. Poi c’è l’educazione, “penso agli interventi nelle scuole, iniziative sul modello proposto da Gherardo Colombo sulla legalità. E qualcosa si sta già facendo”. Ma le facce e le trappole della violenza sono tante: “Pensiamo alla vibilità delle città, una questione tanto irresponsabilmente trascurata da aver inciso profondamente nei rapporti umani”.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it