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Pescara, 17/06/2026
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12/05/2012
Il Messaggero
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Il governo sblocca 2,3 miliardi per giovani, anziani e imprese. Cinquanta milioni per la «social card» destinata ai poveri
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ROMA In tutto sono 2,3 miliardi, cifra di tutto rispetto in tempi di emergenza finanziaria. Non sono soldi nuovi, ma vecchi finanziamenti originariamente destinati a progetti che ora appaiono «obsoleti, inefficaci o con criticità di attuazione». Il governo ha deciso di spostare queste risorse di provenienza comunitaria per concentrarle su quattro priorità: inclusione sociale (infanzia e anziani non autosufficienti), giovani, competitività e innovazione delle imprese, aree di attrazione culturale. Tra i capitoli più significativi della nuova strategia ci sono il potenziamento degli asili nido e dell’assistenza domiciliare per gli anziani, la lotta alla dispersione scolastica nelle aree più a rischio dal punto di vista della legalità, l’autoimpiego e l’imprenditorialità giovanile, il sostegno alla creazione delle imprese, la garanzia dei crediti, la valorizzazione dei poli culturali (architettonici, archeologici e museali). Cinquanta milioni sono destinati al nuovo programma di sperimentazione della cosiddetta social card per i cittadini più poveri. Ci sono poi altri due interventi minori che riguardano la riduzione dei tempi della giustizia civile e l’efficientamento energetico. L’operazione presentata dal presidente del Consiglio Monti insieme ai ministri Barca, Riccardi e Fornero, segue quella già attuata a dicembre che riguardava però fondi gestiti dalle Regioni (per 3,7 miliardi). Stavolta si tratta invece di risorse di competenza delle amministrazioni centrali, da spendere però in quattro Regioni meridionali: Calabria, Campania, Sicilia e Puglia. I nuovi interventi, spiega il ministero della Coesione sono rivolti «all’inclusione sociale e alla crescita». E sono stati pensati con l’obiettivo di «esplicitare i risultati che i cittadini possono attendersi dalla loro attuazione». L’ambizione insomma è indicare per quanto possibile realizzazioni concrete nei vari ambiti toccati. La filosofia che sta alla base della riprogrammazione è naturalmente connessa ad obiettivi decisi dall’Unione europea. Si tratta in generale dell’esigenza di impegnare il bilancio europeo, in una fase di crisi, per ridurre i divari di opportunità tra i cittadini. Ma ci sono anche richieste specifiche all’Italia, come quella di porre attenzione alla condizione giovanile. L’azione risponde poi anche agli impegni contenuti nelle mozioni sul tema Mezzogiorno approvate dalla Camera dei Deputati lo scorso 28 marzo, ed è anche il risultato di un confronto con le Regioni e le parti sociali. Ma quali sono invece gli interventi accantonati perché superati? Il ministero della Coesione ne elenca alcuni: interventi di assistenza tecnica che non avrebbero più prodotto un aumento di capacità delle amministrazioni, azioni per l’attrazione culturale non più fattibili o non utili (ad esempio in tema di portualità turistica), interventi per la competitività delle imprese ormai obsoleti per il cambiamento di contesto, o per l’efficientamento energetico non realizzabili nel breve-medio termine, e ancora azioni per la sicurezza non integrate con altri interventi nelle stesse aree. Relativamente a quest’ultimo caso però viene specificato che il definanziamento pari al 5 per cento viene interamente destinato alla stessa finalità.
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