«Chiodi non ha più i numeri, apra alle opposizioni sulle riforme o si rassegni a una lenta agonia»
PESCARA - Il ragionamento è, più o meno, il seguente: da solo non puoi farcela, perché da sei mesi la maggioranza non ha i numeri per realizzare le riforme e approvare i provvedimenti che servono all'Abruzzo. E allora le alternative sono soltanto due: aprire alle opposizioni su tre o quattro punti essenziali di fine legislatura, da concordare insieme, o attendere la scadenza del mandato attraversando una sorta di lenta quanto inesorabile agonia.
E' senza precedenti l'Opa che il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Camillo D'Alessandro, lancia sul governatore Gianni Chiodi e la coalizione di centrodestra. Nella sostanza, una sorta di offerta di appoggio esterno del suo partito, già sperimentato in parte al tavolo del Patto dello sviluppo, ma che in questo caso assume una chiara connotazione politica.
Lo spunto è offerto dal caso nato attorno alla società unica dei trasporti, delibera che fra qualche settimana dovrebbe approdare in Consiglio regionale. La mossa di rinominare per i prossimi tre anni i consigli di amministrazione di Gtm e Sangritana (quello dell'Arpa scadrà in giugno), destinati allo scioglimento, è vista non solo come una contraddizione dalle forze sindacali e dalle opposizioni, ma anche come una debolezza della politica, che si troverebbe ancora una volta prigioniera di veti incrociati e manovre clientelari sempre in accelerazione con l'approssimarsi del ritorno alle urne. Queste sono le domande che pone anche Luigi Scaccialepre, segretario regionale della Filt-Cgil: «A giugno doveva essere consegnato il piano di fusione e invece, nel mese di maggio, si è provveduto al rinnovo dei cda di Gtm e Sangritana, con le assemblee dei soci presiedute dallo stesso Chiodi. Una contraddizione che vanifica lo spirito della società unica, cioè quello di razionalizzare i costi. Così invece si moltiplicano per tre, e per i prossimi tre anni, quelli dei consigli di amministrazione, dei direttori generali, dei revisori, dei consigli dei sindaci: non vorremmo che tutto questo fosse solo funzionale alla politica o a qualcos'altro».
Per la Filt-Cgil si sarebbe potuto procedere più semplicemente con la proroga dei consigli di amministrazione delle società di trasporto, in attesa del loro scioglimento. Ma Chiodi inverte il ragionamento e replica: «Quello che chiede il sindacato non è stato possibile perché la fusione è un atto straordinario, che richiede un cda ordinario e non in prorogatio. Va poi ricordato che in caso di fusione i cda decadono. Terzo aspetto: la fusione delle tre società si farà soltanto se i progetti dimostreranno i vantaggi economici dell'operazione, previo accordo sindacale che escluda ogni possibilità che con la fusione aumentino i costi del personale».
Dunque, ancora molti se e molti ma sulla strada della società unica. Tentennamenti che per D'Alessandro camuffano le difficoltà vere interne al centrodestra e allo stesso partito del governatore, il Pdl: «Ricordo che fummo noi, con il voto in aula del 30 dicembre scorso, a fare approvare la legge sulla società unica dei trasporti che l'assessore Morra aveva tentato invano di fare approvare nei nove mesi precedenti. La verità -incalza il capogruppo del Pd- è che Chiodi non ce la fa, non ha più i numeri per fare le riforme ed è costretto ad aprire alle opposizioni se non vuole tirare a campare con la politica dei piccoli orticelli: Venturoni con il caso del Borsacchio a Teramo, Sospiri con la vicenda della Gtm a Pescara. Così si trascina soltanto l'Abruzzo verso un vortice pericoloso e tutto rischia di aggravarsi a conclusione della campagna elettorale».