La struttura è all’esterno del piano di recupero ex Ads-Foma
GIULIANOVA - La vicenda dell’ex casello ferroviario, ora trasformato in una abitazione, finisce davanti al Tar. È il caso della casa di Camillo Di Battista, che sorge su quella che dovrebbe essere la strada di scorrimento per gli edifici che saranno realizzati all’interno del Piano di recupero ex Ads-Foma lungo via Trieste. La strada sarebbe un bene necessario ai fini della viabilità della zona, per evitare che tutto il traffico continui ad essere veicolato lungo via Trieste che rischia di essere perennemente intasata. Ora casa-Di Battista non è contemplata all’interno del comparto, ma ne è fuori, ma cade proprio sul percorso della strada di collegamento con via Lepanto e con il sottopasso che immette sull’Adriatica. È un ostacolo importante, un inciampo dalla parte dei costruttori, un diritto alla propria residenza da parte del proprietario. E negli ultimi giorni si sono succedute due cose importanti. Camillo Di Battista ha ristrutturato completamente il vecchio casello ferroviario (che si affaccia ancora sui binari della strada ferrata Adriatica), ma ci ha lavorato e crediamo speso molto perché, oltre a rifare completamente la facciata esterna e gli infissi (i lavori fatti all’interno ovviamente non si vedono, ma qui sono chiaramente fatti del proprietario)) ma ha munito l’abitazione anche di impianto fotovoltaico. Insomma è il chiaro lavoro di chi a tutto pensa tranne che a vedersi abbattere quell’edificio per far posto alla strada.
Comunque, per mettersi al sicuro Camillo Di Battista, per il tramite dell’avvocato Marcello Russo, ha deciso di presentare un ricorso al Tar sia nei confronti del Comune di Giulianova che della ditta che dovrà concretizzare il Piano, la Diamond Group al fine di ottenere l’annullamento, previa sospensione cautelare, della delibera del Consiglio comunale di approvazione del Piano di recupero dell’area ex Ads-Foma ed anche alla delibera di Consiglio relativa alle controdeduzioni nonché della nota dirigenziale di non assoggettabilità a Vas dello stesso piano di recupero «con condanna dell’amministrazione comunale e di chiunque altro ritenuto responsabile al risarcimento dei danni derivanti dagli atti impugnati».
Per la cronaca il 14 marzo dell’anno scorso, con deliberazione di Consiglio il Comune di Giulianova provvedeva a controdedurre all’osservazione presentata da Di Battista in relazione al piano di recupero ex Ads-Foma perché ritenuto «lesivo dell’interesse del ricorrente il quale ha pieno diritto a far valere in giudizio stante la vicinanza tra la casa di sua proprietà e l’area oggetto dell’atto pianificatorio.
Nel ricorso al Tar si sostiene «come tale Piano vada ad incidere sulla casa del ricorrente attraverso una previsione cartografica significativamente «tenuta in ombra» con lo scopo evidente di evitare l’immediato ricorso». In questo si parla, come detto, anche di domanda di risarcimento del danno e si sostiene che «l’attività edificatoria approvata dal consiglio comunale provoca danni al ricorrente in quanto proprietario dell’immobile sottoposto a previsione urbanistica descritta e definita eventuale. Tale previsione è dannosa per il ricorrente principalmente per il vincolo che viene a gravare sulla sua casa, altresì per l’illegittimità delle scelte contrarie ai principi urbanistici, igienici ed ambientali». Due ricorsi, dunque, uno per la casa sulla strada e anche per la vicinanza della casa all’area oggetto del Piano.