Pescara. Il comandante della Capitaneria Pozzolano pronto a interdire la navigazione nello scalo marittimo
PESCARA Il comandante attende un segnale dalla marineria per chiudere il porto completamente. Questione di ore e Luciano Pozzolano, dopo l’interdizione parziale di marzo, si accinge a firmare un provvedimento che decreta la morte civile dello scalo. Ieri c’è stata una nuova escalation critica alla dàrsena commerciale. Il forte vento ha sballottato sulla banchina due dei pescherecci più grandi (Mazzulìn e Alessandro II) che vi sono ormeggiati. Il mare in burrasca ha fatto il resto e le imbarcazioni hanno riportato danni che i proprietari sono riusciti a limitare spostandole sotto la rada, in una zona più riparata. Le altre barche sono all’interno del porto e sono più al sicuro, ma corrono il pericolo quotidianamente uscendo ed entrando dalla canaletta, visto l’insabbiamento del fiume. In pratica, quale che sia la decisione degli armatori, le barche sono sempre in balìa della sabbia a pelo d’acqua o del vento. Per questo motivo, ieri mattina Mimmo Grosso e Massimo Camplone, i titolari dei pescherecci bistrattati dal maltempo, hanno chiamato Guerino Testa che, nonostante abbia rimesso il mandato di commissario al Governo, non ha smesso di interessarsi alla causa dei pescatori. I quali, ha denunciato lo stesso Grosso, non sono più uniti com’erano fino a pochi mesi fa, quando concordavano insieme tutte le iniziative: «Purtroppo - ha spiegato Grosso - molti di noi non vogliono capire che bisogna chiudere il porto totalmente, hanno paura di perdere tutto cessando l’attività e invece accumulano danni su danni. E poi se non chiudiamo il porto per davvero, Bruxelles non sbloccherà nemmeno i fondi destinati agli indennizzi per il fermo pesca straordinario». Categoria divisa, quindi, in soccorso della quale è arrivato Testa che, insieme al sindaco Mascia, ha chiesto al prefetto Vincenzo D’Antuono di inserire l’emergenza porto all’ordine del giorno del comitato sull’ordine pubblico, in programma oggi. Lo stesso Grosso ha rivelato a Testa e a tutti coloro i quali ieri mattina sono arrivati alla dàrsena che «a causa della mancata pulizia dei fondali, nel fiume finiscono quantità enormi di rifiuti che si inflitrano nei motori dei pescherecci, con quali risultati potete immaginare». Ancora Testa, di concerto col presidente di Confindustria Pescara Enrico Marramiero, lancia stamane un nuovo appello al presidente del Consiglio Mario Monti: «Risponderà? Boh, finora non ho ricevuto alcun segnale rispetto alla lettera di dimissioni...». Un’altra iniziativa è quella di Daniele Becci, che sempre questa mattina dirà la sua proponendo di ricominciare daccapo con nuove analisi.