Allarme sui «reiterati tagli lineari agli organici» che rischiano di avere «inevitabili, negativi riflessi sulla quantità e qualità dei servizi». Dubbi sull’intesa sottoscritta fra Governo, enti locali e sindacati a maggio e sulla capacità dell’attuale sistema di collegare premialità individuale e aumento di produttività del settore pubblico. La Corte dei Conti interviene con la sua relazione annuale sul fronte perennemente caldo del costo del lavoro pubblico e sull’ efficienza della burocrazia italiana sottoposta negli ultimi anni a una cura dimagrante e a un ridimensionamento degli stipendi.
«Le perplessità espresse dalla Corte dei Conti sull’incapacità dell’attuale sistema di collegare premialità individuale e aumento di produttività del settore pubblico sono le stesse che ci inducono a intervenire per far sì che questo meccanismo possa realizzarsi nella pratica» commenta subito il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi assicurando che: «premiare i migliori e aumentare la produttività sono le nostre priorità».
Nel mirino della Corte di Conti anche i permessi sindacali. Fra aspettative e permessi sindacali nel 2010 - stigmatizzano i magistrati contabili - è come se 4.569 lavoratori pubblici non avessero lavorato per un anno: un dipendente ogni 550 in servizio. Il costo per l’erario è stato stimato in 151 milioni.
Al termine del 2010, si legge ancora nella relazione, i dipendenti in servizio preso tutte le pubbliche amministrazioni con rapporto di lavoro a tempo indeterminato sono diminuiti dell’1,9%, calo che fa seguito a quello di analogo valore del 2009. Per la prima volta dalla privatizzazione del pubblico impiego - rileva la magistratura contabile - il conto annuale rileva una significativa diminuzione del costo del personale, che si attesta su un valore di 152,2 miliardi (1,5% in meno rispetto al 2009). Il rapporto tra Pil e spesa per i redditi dei dipendenti pubblici è in continuo calo e raggiungerà, nel 2014, un valore pari al 10%. Nel periodo 2005-2011 il divario tra retribuzioni del settore pubblico e quelle del privato ha subito un drastico ridimensionamento, passando da un valore dell’8% al 2,6%, forbice - stima la Corte - destinata ad ulteriormente restringersi per effetto del blocco della contrattazione collettiva per i soli dipendenti pubblici fino a tutto il 2014. La spesa dell’Italia per i redditi dei dipendenti pubblici è quindi «in linea con i principali paesi dell’Unione Europea». Non solo ma oggi in Italia il peso della burocrazia sul mercato del lavoro è pari a circa la metà della Francia e di gran lunga inferiore anche al Regno Unito.
Nella sua relazione la Corte dei Conti ha anche fatto riferimento al boom di assunzioni alla Presidenza del Consiglio nel 2010. «L’aumento del numero dei dipendenti di qualifica non dirigenziale (+9%) - si legge nella relazione - va ricondotto alla stabilizzazione, nel 2010, di 142 unità di personale precario. L’incremento della spesa per retribuzioni, al netto degli arretrati (+14% per il personale dirigente e +16% per il restante personale)» e questo «deriva, oltre che dalla dinamica quantitativa citata, dall’andamento della contrattazione collettiva».