ROMA Scarsa produttività, salari bloccati e tagli agli organici. Difficile davvero alzare il tasso di efficienza dell’apparato statale. Sarebbe come immaginare di rendere più spedita la corsa di un’auto entrata in riserva e il cui motore continua a perdere colpi. Senza, per altro, che il conducente sia animato da un grande desiderio di arrivare al traguardo. Necessario un pit stop. Il governo sta per presentare un disegno di legge per rimettere in pista la macchina pubblica attraverso una gamma di misure. Prima tra tutte le nuove regole che fissano i premi agli statali, i cui stipendi resteranno al palo fino al 2014. Regole concertate con Regioni e sindacati e che, nella sostanza, dovrebbero mandare in soffitta la riforma Brunetta sulle fasce di merito.
Ma adesso è la Corte dei Conti è scendere in campo per denunciare l’intesa raggiunta a maggio tra governo, enti locali e organizzazioni sindacali. «Suscita perplessità», dice la magistratura contabile. Che spiega: «Rimette in discussione il percorso già avviato per la costruzione di un sistema di valutazione della performance delle amministrazioni e del merito individuale dei dipendenti...il rischio è quello di una possibile permanenza delle criticità che hanno sinora caratterizzato la contrattazione nazionale e integrativa, non in grado di rendere effettiva la correlazione fra componenti accessorie della retribuzione e incrementi di produttività del settore pubblica». Insomma, la Corte critica la possibile cancellazione del rapporto tra produttività e premi.
Immediata la puntualizzazione del ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi: «Premiare i migliori e aumentare la produttività sono le nostre priorità e le perplessità della Corte sono le stesse che ci inducono a intervenire per far sì che questo meccanismo possa realizzarsi». Replica dell’ex ministro Brunetta che invita Patroni Griffi ad andarsi a «rileggere bene il rapporto della Corte dei Conti». In attesa che magari il ddl porti ad una sintesi condivisa, la magistratura contabile, nella sua nota di sintesi della relazione 2012, mette a fuoco anche altre disfunzioni della macchina statale. Alcune note, altre meno. Per esempio, che la forbice tra le retribuzioni tra settore pubblico e privato si è ridotta. Si è passati da un valore dell’8% al 2,6%. Ed è facile immaginare che la contrazione aumenterà in conseguenza del blocco dei contratti fino a tutto il 2014. E questo nella migliore delle ipotesi, cioè senza considerare che tra un rinnovo e l’altro passano non meno di due anni di tempo.
Oltre tutto, avverte la Corte dei Conti, l’efficienza non è destinata a migliorare in un prossimo futuro in quanto «i reiterati tagli lineari agli organici obbligano le amministrazioni ad una continua attività di revisione degli assetti organizzativi che impedisce il consolidamento di procedure, competenze e professionalità con inevitabili negativi riflessi sulla quantità e qualità dei servizi erogati». Il numero dei dipendenti nel 2010 è sceso dell’1,9%, calo che fa seguito a quello analogo registrato nel 2009. Il costo del personale si è ridotto dell’1,5% rispetto al 2009, attestandosi a 152,2 miliardi.
Denuncia ancora, la Corte, scarsa produttività che ha impedito di avviare le norme per valutare il merito individuale e l’impegno dei dipendenti. Più in generale, sono mancate le risorse per una revisione della macchina. In compenso, si fa per dire, continuano a restare alti i costi accessori. Per soddisfare le più diverse «prerogative» sindacali (come le aspettative retribuite, i permessi, i distacchi), il totale delle assenze dal servizio per un intero anno lavorativo è stato di 4.569 unità di personale, pari ad un dipendente ogni 550 al lavoro. Il costo a carico dell’erario è stato di 151 milioni. Ovvio anche se non formalizzato il caldo invito a risparmiare.