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Data: 15/05/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
De Matteis e Pdl, torna l’asse attacco al ministro Barca «Piano di ricostruzione, dia spiegazioni sugli esperti» Il giorno litigano, la notte si accordano

«Non si capisce a che gioco si sta giocando: non è che qualcuno sta vendendo la città sulla pelle degli aquilani?». Mette in guardia Giorgio De Matteis, a quattro giorno dal voto: «C’è qualcuno che vuole mettere le mani sulla ricostruzione della città». Un’accusa precisa che lo sfidante del sindaco Massimo Cialente cerca di dimostrare con le prove annunciando una interrogazione parlamentare. Si parte ancora dal piano di ricostruzione e da quella relazione che il ministro per la Coesione territoriale ha commissionato a tre esperti: Giuseppe Campos Venuti, Federico Oliva e Antonio Gasbarrini, tutti urbanisti dell’Inu. «A ben guardare poi, Giuseppe Campos Venuti - spiega De Matteis - risulta peraltro essere un parente stretto del ministro Barca. Non è un segreto, basta fare una verifica su Internet». Il ballottante entra poi nel merito di quello che sarebbe un vero e proprio giallo della relazione dei tre saggi che «non mi stupirei - aggiunge - se dovessero avere un incarico formale da parte del sindaco sul nuovo Prg». «Non si capisce - dice - per quale ragione anziché percorrere l’iter previsto dalla legge per il piano di ricostruzione, il sindaco decida invece in maniera irrituale di farlo visionare da tre esperti, occultando i risultati di una relazione che egli dice sia positiva. Un documento di cui non sa nulla neanche il commissario per la Ricostruzione Chiodi. Ha detto che il 22 maggio ne renderà noto il contenuto. Perché Barca ha chiesto di non farlo sapere ora? Che sta succedendo? Il ministro deve darci spiegazioni sull’argomento. De Matteis ha dunque annunciato che nei prossimi giorni sarà presentata una interrogazione da parte dei parlamentari abruzzesi per sapere a che titolo Barca ha nominato questi tre personaggi?
Anche il presidente della Provincia Antonio Del Corvo punta l’indice contro il ministro Barca: «Attendo da quattro mesi di essere ricevuto. Se non avrò risposte comprerò una pagina del Sole 24ore per scrivergli una lettera aperta. Secondo del Corvo il piano di ricostruzione non risolve nulla perché rimanda tutto a provvedimenti urbanistici successivi. Cialente non può dire che la Ricostruzione dell’Aquila la farà lui con il partito, è inaccettabile una frase del genere che nasconde il vero obiettivo che è mettere le mani sulla città. Se Barca pensa di prestarsi a questo gioco è meglio che vada a casa». Sul piano politico De Matteis è tornato ancora a parlare degli apparentamenti: quello di Cialente con Mancini, accusa, è stato calato dall’alto; è ipocrita e voluto da Pescara e Roma; il nostro accordo politico con il Pdl invece è stato voluto dall’Aquila. «Del resto io non mi chiamo Cialente: avevo detto che non avrei fatto apparentamenti e ho mantenuto la parola; cosa che non ha fatto Massimo Cialente». Batte un colpo l’Idv che attraverso Giuliano Tomassi sottolinea che il coordinatore regionale, Alfonso Mascitelli, «l’ha proposto durante una riunione dell’assemblea che ha votato all’unanimità. Il partito si è espresso sia a livello dirigenziale che di base».
«Assisto - è la replica indiretta di Cialente - a scelte importanti, operate da tutti coloro che realmente hanno a cuore il destino di questa città, dettate dall’amore e non da una logica meramente politica. Scelte che non possono certo essere percepite come generate dal trasformismo, proprio perché vanno ben al di là dell’interesse di parte, senza chiedere nulla in cambio. L’amore per la città, quello che ha portato, ad esempio, il consiglio comunale ad approvare il piano della ricostruzione e che si contrappone fermamente alle idee di Chiodi e De Matteis, quell’amore, dicevo, è capace di creare aperture anche le meno scontate e di creare orizzonti condivisibili perché uniti dalla stessa matrice programmatica, che vede il bene dell’Aquila e la sua ricostruzione al primo posto assoluto. Oggi, pertanto, mi ritengo disponibile ad affrontare un confronto costruttivo con tutte quelle voci che si sono alzate in difesa della città. Voci che non sempre hanno condiviso l’indirizzo del governo cittadino ma che, quando si è trattato di decidere sul futuro della città, hanno sempre fatto squadra, con un apporto concreto e di peso».

Il giorno litigano, la notte si accordano

Un po’ come i ladri di Pisa che il giorno litigavano e la notte andavano a rubare insieme. All’Aquila, per carità, non si sta commettendo un furto politico, ma che si stia carpendo la buona fede degli elettori e dei cittadini, di questo si ha una forte sensazione. Erano tutti contro il sindaco uscente, Massimo Cialente, e a tutti, elettori, cittadini e altri comuni mortali, avevano detto che no, proprio no, l’amministrazione Cialente era stata perlomeno poco attenta, zoppicante e deficitaria. Comunque si erano sprecati i richiami al cambiamento e, in nome del radicale cambiamento, erano stati rifiutati e rispediti al mittente gli inviti a tenere unite le coalizioni e a riunire in pochi raggruppamenti le giustificate e nuove istanze. E così, alla fine, la politica aquilana aveva prodotto otto candidati sindaco e ventidue liste per rappresentare doverosamente tutte le istanze che gli schieramenti più grandi non avrebbero potuto accogliere. Erano state respinte, in maniera sdegnata, le accuse di candidature esclusivamente alla ricerca di strapuntini e posto in consiglio. Avevano messo nel mirino lo slogan di voto utile lanciato da Cialente.
Nella campagna elettorale avevano profuso energie quasi sempre per condannare senza appello la gestione Cialente. E, poi, quando Cialente va al ballottaggio con i favori del pronostico, che gli vengono consegnati dai risultati elettorali, che fanno? Si apparentano, si accordano, cercano un’alleanza in cambio di qualcosa, qualsiasi cosa, tradendo i princìpi che li avrebbero portati su una strada di coerenza, lealtà e rispetto di chi li ha votati riconoscendosi in quei princìpi e nella battaglia di cambiamento. E Cialente che fa? Accoglie, seppur malvolentieri, alcuni di quelli che l’hanno crocefisso e agli altri comunque tende la mano. Enrico Verini lo accusa di essersi «rimangiato tutto», ma, «a essere sincero per me è stato un sollievo, perché non avrei mai voluto stare con lui». Ora sembra proprio la favola di Esopo, quando la volpe non può arrivare all’uva, dice che è acerba: perché non ha parlato prima dell’accordo tra le segreterie regionali, dell’accordo scritto con Cialente? E che senso avrebbe avuto votarlo come candidato sindaco sapendo dell’esistenza di un accordo per un apparentamento nel ballottaggio?
Angelo Mancini, uno dei più fieri oppositori di Cialente, mai con nessuno, ma soprattutto con il sindaco uscente, sembra si sia dovuto piegare alla ragion di Stato dei vertici dell’Idv e, scavalcato dal partito, dice: «Potrei mollare». Non sarebbe stato più coerente togliere il condizionale visto che il suo progetto alternativo è naufragato? E il Pdl, che si è leccato le ferite in un amen, archiviando una lezione, non una semplice sconfitta, come può dichiarare incondizionato sostegno a Giorgio De Matteis, nel tentativo, tra l’altro respinto, di mettere il cappello su un candidato deriso, osteggiato, sul quale si è spaccato e lacerato? Si può fare tutto e il contrario di tutto in nome della vera ragion di Stato: le elezioni regionali, mentre sullo sfondo compaiono anche le Politiche. La pelle dell’Aquila, come sempre, è in gioco sull’altare sacrificale di una succulenta anteprima elettorale. «Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente» (Giuseppe Tomasi di Lampedusa) e, a proposito di cambiamento, c’è chi ancora pensa di poter condizionare, teleguidare e spostare il consenso e il gradimento dei propri elettori al primo turno attraverso una indicazione di voto in seguito a un accordo? Al ballottaggio ognuno vota come vuole. Così è se vi piace.

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