MONTESILVANO - «Siamo pronti a vincere». Manola Musa anticipa Francesco Maragno nella hall dell'hotel Adriatico. Il nuovo alleato si fa attendere un po' all'incontro con la stampa: ha l'auto imbottigliata nel parcheggio sotto casa, ma quando arriva sono baci e abbracci con il candidato sindaco del Pdl sotto i flash dei fotografi: «Con Manola ci conosciamo da tempo, merita di amministrare Montesilvano per i prossimi cinque anni». I miracoli del doppio turno sono anche questi: avversari fino a ieri, alleati di ferro al ballottaggio contro lo sfidante Attilio Di Mattia, che cinquanta metri più in là, al Sea lion, siede tra il coordinatore regionale del Pd, Silvio Paolucci e quello di Fli, il parlamentare Daniele Toto, per annunciare un altro miracolo: l'accordo di una parte della destra storica montesilvanese con il giovane candidato del partito di Di Pietro, sostenuto adesso da una coalizione larghissima formata da ben nove liste, che va dall'Udc alla sinistra radicale.
Francesco Maragno, il candidato sindaco del Polo dell'«lternativa che al primo turno ha portato a casa oltre il 19% dei consensi, trova invece del tutto naturale l'apparentamento delle sue liste con la Musa: «E' una decisione presa per senso di responsabilità nei confronti della città, una scelta che si regge solo sui programmi». Poi la stoccata a Carlo Costantini, dopo i riferimenti del consigliere regionale dell'Idv al genero di Maragno, il costruttore Raffaele Di Giovanni: «Nell'ottobre del 2011 Costantini mi convocò nel suo studio per chiedermi la disponibilità alla candidatura a sindaco del centrosinistra, che io non ho accettato». Ma la versione dell'esponente dell'Idv è un'altra: «Il dottor Maragno non è più sereno e questo mi dispiace. Fu Di Giovanni a chiedermi di sostenere la candidatura a sindaco di suo genero e io risposi di sì, se suo genero avesse accettato di sottoporsi alle primarie del centrosinistra e, ovviamente, se le avesse vinte. Cosa che Maragno si rifiutò di fare».
Partita dura da qui al voto di domenica. Colpi bassi e argomenti forti: «Mi auguro - dice Manola Musa - che il mio avversario non sia più sfuggente come ha fatto in questi giorni e accetti il confronto. A Maragno va il merito di avere ricompattato il centrodestra a Montesilvano, un accordo raggiunto senza mai parlare né di incarichi né di poltrone». Diversa la versione di Di Mattia: «E’ stata Musa a comunicare l’indisponibilità a un confronto televisivo. Ora basta, non replicherò più alle bugie».
Nella stessa mattinata, al Sea lion, il Fli di Toto e della famiglia Teodoro si stringe attorno a Di Mattia per l'altro apparentamento messo a segno dal candidato sindaco del centrosinistra, che incassa anche il sostegno della lista Il Popolo di Montesilvano. Nessun imbarazzo per Carlo Tereo de Landerset, 550 preferenze e un passato nella destra storica di Montesilvano, che gli avversari accusano adesso di tradimento: «Ricordo che in rottura con questo centrodestra e la giunta Cordoma, rassegnai le dimissioni da assessore ai lavori pubblici nel 2010, dopo essere stato il più votato alle precedenti amministrative. Per due anni sono rimasto fuori da tutto. La nostra storia non si cancella, resto di destra, ma ora occorre uno slancio di libertà dagli attuali schemi ideologici». Dunque, via libera anche da de Landerset ai propri elettori, con l'invito a votare Di Mattia. Toto gli fa da sponda: «Fli nasce da uno strappo che vede al centro la nazione, il merito, la legalità. A Montesilvano abbiamo fatto ciò che è stato fatto a livello nazionale. Questo è lo scenario nel quale ci muoviamo oggi».