PESCARA. Dopo i sindacati dei medici, sono i sindacati dei pensionati a dire no all'introduzione dei ticket per le medicine, in vigore da ieri sulla base di un provvedimento della Giunta del 27 dicembre scorso. I ticket, previsti dalla Finanziaria nazionale per le Regioni che sforano la spesa farmaceutica, sono di 50 centesimi di euro per confezione, con un massimo di un euro a ricetta.
I ticket serviranno a recuperare i 4 milioni di euro che la regione dovrà compensare (22 milioni li metterà lo stato) per aver superato di 0,7 punti la spesa farmaceutica, il cui tetto massimo deve essere il 13% del fondo sanitario assegnato alla Regione. «Ferma opposizione» dunque di Spi-Cgil, Fnp-Cisl, Uilp-Uil, Mimì D'Aurora, Lucio De Matteis, Gianni Orsini e richiesta di «immediato ritiro della delibera». Secondo i sindacati la scelta della giunta Del Turco è stata «politica» e «non un obbligo imposto da leggi dello Stato», perché la Finanziaria 2007 «non prevede più, come nella prima stesura, l'obbligo ineludibile dell'applicazione dei ticket per coprire il 40% della spesa eccedente il tetto del 13% della spesa sanitaria assegnato alla farmaceutica. Grazie alle pressioni di regioni come la Liguria (a differenza dell'Abruzzo che subito accettò l'introduzione dei ticket)», spiegano i segretari dei pensionati, «la legge prevede che le regioni interessate, in alternativa all'applicazione di una quota fissa per confezione, possono adottare anche diverse misure regionali di contenimento della spesa farmaceutica convenzionata, purché di importo adeguato a garantire l'integrale contenimento del 40 per cento».
I sindacati dei Pensionati di conseguenza esprimono «con la stessa determinazione con la quale si opposero ai ticket decisi dalla giunta Pace, fino a determinarne la revoca con un ampia mobilitazione popolare, la loro opposizione ad ogni tentativo di introdurre odiosi provvedimenti vessatori nei confronti di chi ha bisogno di medicine per curarsi. E' troppo facile», aggiungono, «scaricare sui cittadini i costi del risanamento dei conti e sono già troppe le tasse che gli abruzzesi dovranno pagare, oltre ai ticket sul pronto soccorso e sulla specialistica introdotti dal Governo, che analogamente consideriamo sbagliati».
Per D'Aurora, De Matteis e Orsini, «sono altre le strategie per il contenimento della spesa farmaceutica, così come crediamo che di ben altro rigore ci sia bisogno per risanare il disastro della sanità che noi da anni denunciamo». Secondo i sindacati non sono sufficienti le esenzioni previste: i malati cronici - circa 230 mila -, chi percepisce una pensione sociale, 23mila, e le famiglie con un reddito fino a 10 mila euro, incrementato di 750 euro per ogni figlio a carico, fino a un massimo di elevazione pari a 2.250 euro, mentre alcune categorie di invalidi pagheranno solo 25 centesimi a pezzo, fino a unassimo di 50 centesimi a ricetta).
«Non è che i ticket sono buoni se li mette il centrosinistra e cattivi se li mette il centrodestra», ribattono. «Sono sempre una soluzione sbagliata: ingiusta, per i cittadini bisognosi di cure e inefficace, per contenere la spesa, come è ampiamente dimostrato. Fare qualcosa di centrosinistra è: non mettere i ticket, non: addolcire la pillola dei ticket con esenzioni peraltro previste dalle leggi» Su questa istanza i sindacati dei pensionati promettono «se necessario», di realizzare «la più ampia mobilitazione popolare degli abruzzesi, coerentemente con quanto già fatto e sostenuto in precedenza».