Arriva anche formalmente al Cstp la decisione del Tar, che impone all'azienda di sospendere il blocco dei servizi aggiuntivi. Da stamattina, dunque, tornano in strada le linee dalla 41 alla 45, tagliate al Comune di Salerno perché moroso. Almeno fino al prossimo 7 giugno, giorno in cui ci sarà l'udienza davanti ai giudici del tribunale amministrativo e il Cstp porterà le sue ragioni. Cstp dove, per inciso, il collegio dei liquidatori - formato da Cicatiello, Pizzo e Santocchio - non si è ancora insediato ufficialmente: venerdì, giorno della seduta del CdA, potrebbe essere il giorno decisivo. Autobus di nuovo in strada (almeno quelli che non sono fermi per motivi tecnici), finisce la divisione arbitraria tra salernitani di serie B - i residenti nelle zone collinari e nelle frazioni, tagliati fuori dal trasporto pubblico - e di serie A. Ma quella di ieri è stata anche la giornata del consiglio provinciale monotematico, dedicato alla vicenda Cstp e all'audizione del presidente Mario Santocchio. Una mattinata che finisce con l'approvazione di una delibera di indirizzo. Composta, prima della discussione, di sette punti basati su un impegno generico senza scosse. Ma che poco dopo, con due frasi, accoglie altrettanti punti decisivi. I riferimenti, cioè, a «fare voti affinché l'assemblea dei soci (dove la Provincia ha la maggioranza dei voti, ndr) valuti positivamente l'aumento dei corrispettivi e la ricapitalizzazione del Cstp Spa» e di «impegnare l'amministrazione provinciale a riconsiderare le tariffe corrisposte al Cstp Spa in ragione dell'effettiva tipologia di trasporto effettuato sul territorio provinciale». Un atto formale - non votato dalla minoranza, che ha abbandonato l'aula - che in fin dei conti premia la linea di Santocchio, che aveva chiesto alla Provincia un impegno preciso su due punti chiave, l'adeguamento dei corrispettivi chilometrici e la disponibilità a ricapitalizzare, al quale si aggiunge l'impegno formale a trattare come urbane - e quindi pagate di più a chilometro - alcune linee finora considerate extraurbane: un aspetto non da poco, considerato che riguarderebbe quattro milioni di chilometri. La delibera sembra invece un freno all'intenzione di affidarsi ad altri soggetti, più volte ammessa dall'assessore provinciale Lello Ciccone, nonostante l'atto citi «l'approvazione delle misure sin qui adottate dall'assessore ai Trasporti, finalizzate alla razionalizzazione, concertata con gli esercenti, dell'organizzazione dei servizi di trasporto». Ciccone durante il suo intervento non risparmia la stoccata a Santocchio: «Venti giorni fa ha mandato anche a me la lettera in cui preannuncia la sospensione del servizio entro quaranta giorni. Dopo di che, subito dopo, non resta che trovare chi assicuri il servizio e salvi i lavoratori». La replica: «Ciccone si assume le sue responsabilità. Invece di pensare alle gare e all'affidamento, si pensi ad adeguare i corrispettivi». Poco prima, nella sua esposizione dei conti, oltre alle morosità dei Comuni Santocchio aveva ricordato «il taglio della provincia ai trasporti extraurbani dopo la manovra di riallineamento delle aziende», un altro buco di due milioni e 700mila euro per le casse dell'azienda. Elettrica fin dall'inizio la seduta, con Cirielli che, dopo l'intervento di De Fazio, sbatte la porta e se ne va. Nella veste di dipendente Cstp e consigliere comunale ad Angri, Mimmo D'Auria lo invita a tornare indietro, ma il presidente risponde: «Voterò l'atto. Non partecipo a questi consigli che sono una buffonata». Antonio Cammarota, uno dei cinque che aveva chiesto la convocazione della seduta monotematica, esordisce così: «Non mi piace pensare che questo consiglio sia una buffonata». E mentre il presidente dell'assemblea Fernando Zara mette in riga i consiglieri, Santocchio accusa il Comune di aver gestito in passato il Cstp in modo clientelare, «con 600mila chilometri di servizi aggiuntivi sottocosto, pagati dal Comune a un euro invece che a 2,6 euro a chilometro, e altri 600mila gratis. I soldi che arrivavano dalla Regione venivano usati per altro, il trasporto pubblico si faceva a credito». Uno degli ultimi interventi prima del voto, e prima che l'opposizione abbandoni l'aula («Un documento del Pd è stato bocciato senza nemmeno essere discusso» dice Giovanni Coscia) porta la firma di Salvatore Memoli, che ricorda di essere stato condannato per bancarotta fraudolenta (caso Banca Etrusca). E accusa ironico: «Io me intendo, il vero bancarottiere è il comune di Salerno. Aspettando la pseudometropolitana, i cittadini devono andare a piedi».