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Pescara, 09/04/2026
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Data: 16/05/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Politica e malaffari - Tancredi, la Procura conferma le accuse. Chiusa l’indagine bis per corruzione. Il pm: 20mila euro da Di Zio per l’inceneritore

Ci sono altri cinque indagati, quattro della società Team Tec

TERAMO. La Procura della Repubblica di Teramo chiude l’inchiesta stralcio che le è arrivata nel 2011 da Pescara e conferma l’accusa di corruzione contro il senatore del Pdl Paolo Tancredi per la cosiddetta Rifiutopoli. Si tratta dell’inchiesta della Procura di Pescara che nel 2010 costò gli arresti domiciliari all’ex assessore regionale del Pdl Lanfranco Venturoni e all’imprenditore Rodolfo Di Zio, il “re dei rifiuti” abruzzese, e che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per 12 persone. Nell’ottobre scorso il gup di Pescara Luca De Ninis, sulla base della competenza territoriale, ha diviso in due tronconi la Rifiutopoli. Gli atti dell’inchiesta relativi alle posizioni del senatore Tancredi e di altri cinque indagati sono stati spediti a Teramo, sul tavolo del pm Stefano Giovagnoni, che dopo averli studiati ha inviato, nei giorni scorsi, gli avvisi di conclusione delle indagini. Ora i sei indagati hanno venti giorni per produrre memorie difensive o chiedere di essere ascoltati, poi la Procura chiederà il giudizio.
Era stata la difesa di Tancredi a chiedere al gup di Pescara di spostare il processo a Teramo o, in subordine, a Roma. Perché? Perché a Teramo sarebbe avvenuto l’incontro in cui il politico e l’imprenditore Di Zio si mettono d’accordo sul pagamento al Pdl, da parte di Di Zio, di un contributo elettorale di 20mila euro, mentre - alcuni giorni dopo - il bonifico viene fatto in una banca romana. Ma perché questo pagamento sarebbe un atto corruttivo? Perché i pm di Pescara hanno ipotizzato un presunto tentativo di Venturoni, all’epoca presidente della Team, di affidare alla Deco di Di Zio, senza gara d’appalto, la costruzione e gestione dell’impianto di bioessiccazione dei rifiuti previsto a Teramo. E il senatore Tancredi? Secondo l’accusa, insieme al collega del Pdl Fabrizio Di Stefano, in virtù della propria posizione, avrebbe cercato non solo di pilotare l’aggiudicazione dell’appalto al gruppo Di Zio facendosi garante dell’operazione, ma anche di spianare la strada alla realizzazione in Abruzzo di un termovalorizzatore nel quale bruciare i rifiuti trattati. Il tutto in cambio di favori economici per le campagne elettorali del Pdl.
A rischiare il processo a Teramo ci sono anche l’ex amministratore delegato della Team Giovanni Faggiano in qualità di componente del cda della Team Tec, la società mista costituita da Team insieme a Di Zio per realizzare il bioessiccatore, e i componenti del collegio sindacale di Team Tec: Sergio Saccomandi, Paolo Bellamio e Ottavio Panzone. I quattro sono tutti accusati di accusati di abuso d’ufficio perché la Team Tec dette in appalto senza una gara pubblica alla Deco di Di Zio la costruzione e gestione del bioessiccatore. Il sesto indagato è Luca Franceschini, che deve rispondere di turbata libertà degli incanti. Franceschini era il consulente della Proger, società che presentò a Team Tec un’offerta per il bioessiccatore migliore rispetto a quella della Deco. Secondo l’accusa, Venturoni lo convinse a modificarla per rendere preferibile quella di Di Zio.

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