Ripetiamo: basta commissari alla nostra città ci pensiamo noi insieme ai cittadini
L’AQUILA. Con ventimila voti sopra i mari, burrascosi, di una campagna elettorale al veleno, Massimo Cialente si sente un po’ il Capitano Nemo della situazione. Riconfermato sindaco dell’Aquila, e della ricostruzione, con il 59,20% dei consensi contro il 40,80 del suo avversario De Matteis, trionfa al ballottaggio. E in un colpo solo si sente di aver affondato tre caravelle: la «Giorgio», la «Gianni» e la «Gaetano». Laddove i tre, nell’ordine, sono De Matteis, Chiodi e Fontana. Così decisero trentacinquemila aquilani, pari al 58% del totale. Lontani i cinque anni del 53% al primo turno, il sindaco, con al fianco un assistente speciale, il figlio Federico, che di anni ne ha 16 e che assicura di averlo votato alle Primarie («Vedrò mio padre sempre di meno, lo so, ma crede in ciò che fa e lo fa per tutti, per la città: allora è giusto così»), tra una telefonata (tra gli altri anche Bersani e Marini) e un messaggino, tra una pacca sulla spalla e un bacio dalle fan, risponde alle domande del Centro.
Oggi è festa. E domani?
«Domani comincia il secondo tempo. Dico agli aquilani: riapriamo una partita impegnativa come la ricostruzione. Sarò, come sempre, il sindaco di tutti».
Con quali attori?
«Noi ci siamo. Ci ha messo qui la gente che non ha creduto alle bugie raccontate e ai ricatti smascherati. Quello che ci è successo in questi anni è stato qualcosa di terribile. Siamo stati fermi due anni con due miliardi di euro nel cassetto senza partire neanche con un cantiere. Questo ha distrutto psicologicamente questa città. Ora ripartiamo. Senza commissari e basta».
Ancora la storia del commissario, il suo mandato è in scadenza...
«Si è rifiutato di approvare persino il piano di ricostruzione di Onna, la frazione che ha pagato il prezzo più alto. L’hanno fatto perché non l’abbiamo realizzato con la struttura commissariale ma con le nostre risorse. Questo fa capire come sia necessario andare oltre».
Una festa contenuta, in tono minore. A chi pensate?
«Beh, voglio ricordare Roberto Bonura e Alvaro Iovannitti, li sento vicini. Per quello che è successo in Emilia esprimiamo cordoglio, vicinanza, partecipazione. Mi sono messo in contatto con l’assessore Giuliante e con Vasco Errani. Siamo pronti a inviare mezzi, materiali e uomini. Quello che l’Emilia ha fatto qui, e che i Comuni colpiti hanno fatto nelle tendopoli per noi ha segnato la nascita di un rapporto che durerà per sempre. Se serve andremo immediatamente a dare una mano. Potremo essergli utili anche dopo, per qualche consiglio».
Quali?
«Uno: fatevi fare subito una legge che non abbiamo avuto noi. Secondo: non accettate neanche per sbaglio la parola commissario. Noi abbiamo pagato carissimo le 80 ordinanze e i 70 decreti che hanno creato una ragnatela paralizzante. Basta fare un giro tra periferia e centro storico: tutto cristallizzato come all’indomani del 6 aprile tranne la messa in sicurezza».
Chi deve ricostruire, allora?
«La ricostruzione la deve fare la gente. E la dobbiamo fare noi aquilani, insieme».
L’agenda di domani?
«Mi ha chiamato Barca: “non vorrei sembrarti poco scaramantico, ma mercoledì sera ci dobbiamo vedere al ministero”. Sarò lì alle sette. Gli ripeterò quello che la città ha stabilito con un vero e proprio referendum: basta con il commissario, basta con la struttura di missione. La ricostruzione in mano a noi. Ci assumiamo una responsabilità enorme ma ce l’ha data la gente. Noi faremo la ricostruzione partecipata, fatta dai cittadini. Ricominceremo le assemblee tra la gente».
Solenne impegno: nei primi cento giorni faccio questo.
«Prima cosa le modifiche delle ordinanze e dei decreti. Poi il cambio immediato della filiera. Quindi bisogna mettere le mani, col governo, sul rilancio economico e produttivo. Qui non è stato speso un centesimo. Per gli atti amministrativi bisogna chiudere il piano strategico. Poi avviare, attraverso un piano di salvaguardia, la stesura del piano regolatore nuovo, entro il 2014».
E chi non ha votato?
«La nostra percentuale è di poco più alta della media. Alcune liste avevano chiesto di non andare a votare. Due di queste entrano in consiglio ed è importante che si misurino col governo della città anche se decideranno di stare all’opposizione».
E i veleni?
«Il clima l’ha avvelenato la parte di De Matteis (che gli telefona a risultato sancito, ndr). Hanno parlato sempre contro di me e mai delle loro idee. Mi hanno dato una mano grossa, la gente ha capito e ha scelto. Un risultato forte, ampio, che travolge tutto, polemiche comprese».
L'AQUILA - Il nuovo Consiglio comunale dell'Aquila.
Maggioranza: Stefania Pezzopane (Pd), Alfredo Moroni (Pd), Maurizio Capri (Pd), Antonella Santilli (Pd), Antonello Bernardi (Pd), Stefano Palumbo (Pd), Carlo Benedetti (Pd), Alì Salem (Pd), Pietro Di Stefano (Pd), Giuseppe Ludovici (Api), Roberto Riga (Api), Ermanno Giorgi (Api), Salvatore Placidi (Cattolici democratici), Adriano Mario Durante (Cattolici democratici), Gianni Padovani (Socialisti riformisti), Antonio Nardantonio (Socialisti riformisti), Angelo Mancini (Idv), Giuliano Di Nicola (Idv), Enrico Perilli (Fds), Giustino Masciocco (Sel).
Opposizione: Giorgio De Matteis (L'Aquila città aperta), Vito Colonna (Mpa), Emanuele Imprudente (Mpa), Roberto Tinari (Mpa), Piero Di Piero (Udc), Raffaele Daniele (Udc), Luigi D'Eramo (Prospettiva 2022), Daniele Ferella (Tutti per L'Aquila), Pierluigi Properzi (centrodestra), Guido Liris (Pdl), Ettore Di Cesare (Appello per L'Aquila), Vincenzo Vittorini (L'Aquila che vogliamo).