Il primo cittadino proseguirà l’impegno post sisma
L’AQUILA - Massimo, Massimo, Massimo, il grido si leva alto e sovrasta i rumori della strada e della festa. Chiamano Massimo Cialente, ma sembra di essere nell’arena del Colosseo, nel film «Il Gladiatore»: Massimo, Massimo, Massimo, un altro fantastico Massimo, il comandante dell’esercito del Nord, Massimo Decimo Meridio. Cialente ha molto del comandante e del gladiatore: dapprima con il Pd che sembrava volesse scegliere un altro candidato, Giovanni Lolli; poi, con le primarie di coalizione, aspre ma vinte agevolmente contro Vittorio Festuccia (Sel), infine con il distacco dell’Italia dei valori dal centrosinistra per andare a sostenere la corsa solitaria di Angelo Mancini. La sua storia continua. La trama del nuovo film, in un sequel che non promette un successo scontato: nel giro di sei mesi il via ai lavori per la ricostruzione pesante in periferia, la governance a casa, avvio del nuovo piano regolatore.
Tra Cialente e Giorgio De Matteis ci sono più di seimila voti e la vittoria, sin dalla prima scheda, non è mai stata in discussione, ma la campagna elettorale è stata lunga, insidiosa, cattiva, con colpi bassi e, poi, quella mail galeotta a Fli, che oggi Cialente difende e, dice, riscriverebbe, eppure ha avuto l’effetto di una pugnalata alla schiena: «Gli ultimi giorni di campagna elettorale sono stati sgradevoli, un ex consigliere dell’Mpa ha chiesto l’accesso agli atti per i lavori a casa mia. La lettera a Toto la riscriverei perché proponevo di dare postazioni a due persone, Luigi Faccia, come vice presidente del Centro turistico del Gran Sasso, che solo dopo ho scoperto incompatibile, ed Enrico Verini, dieci anni consigliere comunale, che hanno maturato grande professionalità ed esperienza, nel discorso di un consiglio il più ampio possibile». Che siano stati giorni «sgradevoli» lo dicono i volti finalmente distesi e sorridenti di coloro che, adesso, lo invocano, lo stringono in un abbraccio liberatorio, perché «sono stati cinque anni di sofferenza e sacrifici, la cattiveria e il livore degli avversari, negli ultimi giorni, hanno scavato solchi profondi» sottolinea Pierpaolo Pietrucci. Si fa fatica a contenere il capo di gabinetto di Cialente, tanta e contagiosa è la sua gioia che non riesce a star fermo, a spiegare, vorrebbe saltellare da un posto all’altro per godersi il momento, ma riesce solo, lucidamente, a dire: «Il consenso degli aquilani ci ripaga di tutto».
Sono appena le 16 e davanti al comitato elettorale di Cialente, in viale della Croce Rossa, sventolano già le bandiere di Pd e Sel, fin sulla strada, con due ragazzi che sembrano voler richiamare l’attenzione, oltre che degli automobilisti, del vicino comitato elettorale del Pdl, fino a quindici giorni fa aperto, ora desolatamente chiuso e privo di insegne. La vittoria è già chiara. Arriva anche la telefonata di De Matteis. Cialente, completo blu, camicia azzurra, cravatta a quadri intonata, sigaretta tra le labbra, ha il ghigno sornione di chi dice agli altri: «Voi, o uomini di poca fede, che non credevate». Eppure un antipasto di che pasta fosse lo aveva già servito alle primarie.
La sua prima frase è già proiettata al futuro: «Via subito la struttura commissariale» e apre scenari di lotta con Gianni Chiodi, «lo sconfitto numero due», perché sconfitto, con De Matteis, è «il disegno politico del Pdl e del commissario per la ricostruzione».
La soddisfazione è un sentimento che arriva dopo il grido di battaglia del «via anche la Struttura tecnica di missione», insomma: guai ai vinti, ed è, tutto sommato, soft: «Sono molto soddisfatto, molto contento, questa vittoria ha un profondo significato politico». Non c’è l’onore delle armi al «nemico»: «De Matteis mi ha solo attaccato, non ha proposto nulla, nessun programma alternativo. Era per una gestione del commissario, che l’ha appoggiato apertamente distruggendo il Pdl locale. Avrebbe voluto far gestire alla Stm il piano di ricostruzione, io no, assolutamente. Gli ultimi giorni sono diventati un vero e proprio referendum su questo aspetto e la città ha scelto di non avere commissari». Una ragazza con la maglietta bianca con la scritta «Massimo Cialente» e sul retro la foto del sindaco, lo guarda estasiata, grida, applaude. Lui, le regala un sorriso, alza la mano, poi riprende: «È stata la mia battaglia da quando mi sono dimesso da vice commissario, via i commissari». Nei cinque anni precedenti ha avuto non pochi problemi con il consiglio...
«Al nuovo consiglio chiedo di lavorare in maniera più composta, anche con una moralità diversa. Per questo proporrò immediatamente delle modifiche allo statuto per un consiglio più efficace. Sono contento che entrino i civici Di Cesare e Vittorini». Ma è sempre sulla ricostruzione che il dente batte: «Mercoledì incontrerò il governo per porre la questione della gestione della ricostruzione subito ai Comuni, ho delle proposte di modifica delle ordinanze, vada via tutto. Subito il nuovo prg. La giunta? Domani incomincio a lavorarci, la squadra sarà pronta entro la settimana e ci sarà una giusta presenza femminile».
Un pensiero, anche in un momento così, è rivolto a chi vive la tragedia conosciuta del terremoto: «Ho chiamato immediatamente il presidente della regione Emilia Romagna, Vasco Errani, per offrire il nostro aiuto e la nostra esperienza, mezzi e materiali, possiamo essere utili soprattutto per la gestione della ricostruzione perché non si commettano gli errori che hanno paralizzato L’Aquila». «Cosa farò subito? Beh, non sto da tre mesi con mia moglie...». Evocata, Donatella Ussorio appare subito e viene portata a forza accanto al marito per il tradizionale brindisi della vittoria. E Cialente, per un attimo, torna il compagno di tutti, l’allegrone che fa amicizia con facilità, caratteristiche che non sono estranee alla vittoria. Poi impazza la festa, compaiono gli arrosticini, innaffiati da fiumi di spumante.
De Matteis pensa positivo «Aperta una strada nuova»
«Persa una battaglia, non la guerra. Il progetto va avanti»
L’AQUILA - «Siamo la città più bella. Abbiamo appena cominciato». È stato accolto con un lungo applauso nella sede del comitato elettorale di corso Federico II, Giorgio De Matteis, sorridente e grintoso verso le 17, quando già era evidente l’esito delle urne. «È una soddisfazione quella di aver aperto una strada nuova - ha commentato lo sfidante a caldo -. Aver perso una battaglia non significa aver perso la guerra». «C’è stato qualche gioco sotterraneo - ha ammesso minimizzando i conti che non tornano -. Abbiamo comunque costruito qualcosa di diverso. Farò il capo dell’opposizione così come prevede la legge. Svolgeremo il ruolo che ci è stato assegnato. Non, tuttavia, una opposizione fatta di insulti, ma di cose concrete perché noi lavoriamo per la città. Vigileremo perché non accada più quello che non ci è piaciuto nella scorsa consiliatura. Saremo molto attenti perché i cittadini sappiano bene quello che accadrà. Il risultato testimonia che tanti aquilani hanno creduto in un progetto nuovo che deve andare avanti». Per De Matteis l’astensionismo è un ulteriore elemento di cui tener conto. «Dobbiamo lavorare sulla gente che non è andata a votare - ha aggiunto - affinché possa credere nel nuovo progetto. Nasce un nuovo percorso politico anche nella politica italiana». Insomma guarda lontano De Matteis con il suo bel bagaglio di voti, fiches che potrà giocare su qualsiasi tavolo che siano le elezioni politiche o quelle regionali. Verso le 18 De Matteis ha chiamato il riconfermato sindaco Massimo Cialente al telefono per fare le congratulazioni di rito. Meno ottimisti i supporters di Gdm che hanno cominciato a puntare l’indice su quel Pdl che non ha dimostrato di essere un valore aggiunto per la coalizione. «Abbiamo preso una tranvata - ha detto senza mezzi termini il consigliere di Tutti per L’Aquila, Vito Colonna -. Il valore aggiunto dei partiti che si sono uniti con l’accordo politico non c’è stato. Esempi emblematici sono i seggi di Pianola e Paganica».
«Entro un anno lo manderemo a casa», ha gridato, quando ormai era chiaro l’esito del voto, un crocchio di persone all’interno del comitato. «L’accordo con il Pdl non ha portato nulla - ha commentato il consigliere Mpa, Emanuele Imprudente -. Non c’è stata una mobilitazione al voto. Non c’è stata quella sommatoria che ci si sarebbe aspettati». Imprudente ipotizza che verranno subito i problemi di governabilità a causa della impossibilità a mantenere tutti gli impegni presi. «La nostra è stata la campagna elettorale del cambiamento», ha chiosato. Anche il segretario comunale Mpa, Corrado Ruggeri, primo partito di opposizione ha analizzato il voto: «Le nostre liste in percentuale sono rimaste pressoché costanti; sono aumentate di pochissimo. Evidentemente l’apporto non è stato quello che doveva essere. Onore al vincitore: mi auguro che questa volta non si vada avanti con le false dimissioni. Che ci sia un governo per 5 anni». «Credo sia necessaria un’analisi del voto - ha aggiunto Luigi D’Eramo (La Destra) - per capire come ricostruire un centrodestra che in questa fase elettorale ha avuto molte ombre sicuramente non riconducibili alla coalizione di De Matteis. Sono comunque preoccupato perché sono le stesse persone che hanno amministrato fino a 24 ore fa e abbiamo assistito negli ultimi tre anni alle loro liti e faide interne. Questa è la più grande preoccupazione».
Medesimo cruccio è stato espresso dal segretario dell’Udc Morena Pasqualone: «L’Aquila ha scelto per la continuità che è sotto gli occhi di tutti: di una città ferma al palo anche se è disarmante che abbiano scelto solo 58,7% degli aventi diritto. È mancato il valore aggiunto che è andato in altre direzioni, il Pdl ha forse perso una l per strada. C’è qualcuno che deve analizzare il proprio sentire politico. Non basta l’apparentamento con Angelo Mancini per giustificare la crescita di Cialente». C’è da dire che a Paganica e Pianola è stata schiacciante la vittoria di Cialente, il calo fisiologico dei votanti avrebbe potuto determinare un calo per entrambi e non solo per lo schieramento di De Matteis. Evidentemente molti dei voti del primo turno attribuiti al centrodestra sono andati per altri lidi.