Il dato significativo del secondo turno è certamente il forte astensionismo. Bisogna tenerne conto
L’AQUILA. Arriva al comitato elettorale alle 17 in punto, quando ormai il risultato finale, con lo spoglio di 70 seggi su 80, è acclarato. I suoi lo accolgono con un lungo e ripetuto applauso. Giorgio De Matteis non ha perso il sorriso, lui che, di solito, di sorrisi ne dispensa pochi. «Abbiamo appena cominciato, ragazzi. Se pensano che ci fermiamo qui» esordisce «sbagliano di grosso».
Il candidato sindaco sconfitto vorrebbe subito ordinare una bottiglia di spumante, ma prima si concede ai giornalisti, che lo attendono al varco. Non si avvicina neanche al tavolo dove gli occhi sono incollati ai terminali e si compilano le schede con i voti che arrivano dalle varie sezioni, che poi passano di mano in mano, per tentare le prime analisi politiche del “default” elettorale. Il risultato non è ancora quello definitivo, ma comunque non lascia spazio a speranze. De Matteis inizia con i ringraziamenti, rivolti ai suoi collaboratori, ai simpatizzanti «a tutti gli aquilani che hanno voluto sostenermi. La mia soddisfazione», sottolinea più volte, «è aver aperto una strada nuova rispetto ai meccanismi classici di aggregazione dei partiti. Un segnale che spero possa travalicare i confini dell’Aquila».
Gli applausi continuano. Giorgio ricambia mandando baci ai fedelissimo che ormai si accalcano all’interno del comitato di Corso Vittorio Emanuele II, in pieno centro storico. I volti tirati di qualche minuto prima spariscono. Scompare anche il clima dimesso, ci si abbraccia. L’apparente serenità e la carica del loro leader, che pare accusare bene il colpo, è contagiosa. È lui che incita i delusi. Sembra quasi una festa.
De Matteis, qual è il suo primo commento a caldo sul risultato che sta uscendo dalle urne?
«A parte la mia personale soddisfazione per la nuova strada politica che siamo stati in grado di tracciare, il dato significativo di questo ballottaggio è certamente il forte astensionismo. E’ andato a votare solo il 58% degli aventi diritto: una percentuale molto bassa, di cui si dovrà tenere conto. E lo dovrà fare soprattutto chi si accinge a governare. In merito all’esito del voto, ritengo che abbia prevalso l’interesse sulla novità. La nostra città è stata sottoposta e continua ad essere sottoposta a una forte pressione, che ha giostrato su interessi spiccioli. Però è anche vero che migliaia e migliaia di aquilani, disertando le urne in questo turno, si sono tenuti fuori proprio da quei giochi. Per quanto ci riguarda, abbiamo perso solo una battaglia, la guerra è ancora lunga. Di sicuro non ci fermiamo».
Cosa non ha funzionato, in questo secondo turno? E’ vero, come commentano a caldo i suoi sostenitori, che sono mancati i voti del Pdl?
«No, non c’è qualcosa che non ha funzionato. Forse ha prevalso qualche gioco sotterraneo. Ma noi siamo più che tranquilli. Dal 29% dei consensi ottenuti al primo turno siamo arrivati al 40%. Ciò vuol dire che qualcuno si dovrebbe incominciare a preoccupare da qualche altra parte. Questo ci fa capire che abbiamo costruito un progetto nuovo, che spero possa essere un segnale anche al di fuori dell’Aquila. Ci sarà tempo per le analisi politiche e credo che verranno fuori delle belle novità. Intanto da domani si inizia a lavorare, seriamente».
Ha già in mente che tipo di opposizione portare in consiglio comunale?
«Farò l’opposizione come l’ho sempre fatta. Sarà un tipo di opposizione adeguata alla situazione, centrata su un programma forte e responsabile. Svolgeremo il ruolo che ci è stato assegnato dagli elettori, con un confronto che avrà alla base non gli insulti e le menzogne, ma atti concreti. Lo svolgeremo anche per i tanti che non hanno voluto scegliere un’amministrazione come quella che si insedia nuovamente. Sicuramente vigileremo affinchè tutto quello che non ci è piaciuto nei cinque anni appena trascorsi, e si tratta di tante cose, non venga ripetuto».
L’Aquila ha davanti un futuro quanto mai incerto e irto di problemi. Non pensa che per il bene della città sarebbe meglio lavorare tutti insieme, sgombrando il campo da litigi, polemiche, scontri?
«Sì, ma questo lo deve chiedere qualcuno in particolare e cioè il nuovo sindaco».
L’inevitabile delusione di questa sconfitta a cosa lascerà il posto nei prossimi mesi?
«L’ho detto, questa è solo la prima battaglia, la vera guerra inizia adesso. La cosa più importante, per me, è il risultato ottenuto dal nuovo soggetto politico nato per queste elezioni. E’ stato un percorso esaltante, per il quale ringrazio ad uno ad uno tutti coloro che hanno creduto nel mio progetto e continuano a crederci ancora, nonostante la sconfitta. Mi stanno arrivando decine e decine di messaggi di incitamento ad andare avanti. Ne sono orgoglioso. Quindi adesso brindiamo lo stesso».
Vuole mandare un messaggio al suo avversario, riconfermato sindaco della città?
A Massimo Cialente oggi non voglio turbare la giornata di festa. Abbiamo cinque lunghi anni da passare insieme, i miei consigli per lui non mancheranno, durante i tanti consigli comunali che condivideremo. Vedrete».