MONTESILVANO - Sono le 17,41 di ieri quando Attilio Di Mattia, Idv, varca da sindaco la soglia del Comune di Montesilvano, s’affaccia al balcone e poi va ad occupare lo scranno nell’aula consiliare, dove resterà meno di mezz’ora. Un attimo prima era stato accolto in piazza Diaz da una folla festosa di sostenitori e consiglieri del centrosinistra. E di bambini: c’è la piccola Benedetta, figlia di Nico Liberati dell’Udc, che Attilio fa salire con sè sul palco, «è Benedetta tutta la città» gridano dalla piazza; e c’è il piccolo Marco che saluta il nuovo sindaco sgranando gli occhi e poi dice rivolto alla mamma: «Te l’avevo detto che dovevi votare per lui!». Tra i primi a dargli il benvenuto è il veterano Massimiliano Pavone che gli affigge sul bavero della giacca la spilla del consiglio comunale mentre Riccardo Padovano tira fuori dalla cambusa la terza bottiglia di spumante per la foto di rito. Le prime due bottiglie Di Mattia le aveva stappate qualche istante prima nella sede del comitato elettorale, festeggiato dal suo staff. «Sobrietà» dice a sorpresa il neo sindaco, che chiede e ottiene dalla piazza un minuto di silenzio per Melissa, la studentessa uccisa dalla bomba di Brindisi, e per le vittime del terremoto in Emilia.
E’ il trionfo del bravo ragazzo, del candidato venuto da lontano e che con umiltà e faccia pulita s’è messo al servizio di una città. Ha ascoltato, soprattutto, cercando di intercettare gli scontenti, non solo quelli di una sola fazione politica. C’è riuscito solo in parte, visto che ieri meno di mezza Montesilvano è tornata al voto per questo ballottaggio: ed è proprio all’altra mezza città che Di Mattia deve restituire fiducia nelle istituzioni e nella politica. Non comincia da zero lui che per cambiare la vecchia politica non aveva esitato a cominciare da solo quest’avventura. Quasi da perfetto sconosciuto, dallo scorso ottobre, ha messo la sua faccia su grandi manifesti senza simboli di partiti per poi farsi inseguire e corteggiare.
La frattura interna al Pd per le primarie ha finito per favorire lui che è dell’Idv, poi sostenuto con convinzione. «E’ da lì che ho cominciato a credere di potercela fare davvero» ha dichiarato il neo sindaco. Come anche è da lì che il centrodestra s’è reso conto di avere di fronte un avversario temibile. Sottovalutarlo all’inizio è stato un errore pagato poi a caro prezzo, perché Di Mattia sarà pure stato un volto nuovo e forse un candidato poco esperto di politica e pubblica amministrazione, ma ha dimostrato di essere preparato ovvero di saper studiare per capire dove mettere le mani. «Chi pensa che sia un soggetto facilmente condizionabile ha capito male» dicono i suoi sostenitori lanciando un messaggio forte e chiaro alla lobby del mattone. Quando il centrodestra del candidato sindaco Manola Musa s’è reso conto della consistenza del rivale ha cercato di fermarlo con ogni mezzo e con più di un colpo basso, attaccandolo su temi delicati quali la religione («toglierà il crocifisso dalle scuole») e sul fatto di non essere un montesilvanese doc. La città gli ha invece dato fiducia e l’ha premiato al ballottaggio con 10.397 voti (53,8%). Lunga la lista delle persone da ringraziare e Di Mattia comincia dai montesilvanesi, passando per i balneatori e finendo con i giornalisti. Al suo fianco la moglie Maria, finlandese e insegnante in una scuola internazionale a Vienna: «Con Attilio ci siamo conosciuti all’Erasmus a Siviglia e ci siamo poi ritrovati - racconta lei, bionda e minuta, sorpresa del clima di festa -. Sono molto felice della sua vittoria, lascerò Vienna per stare al suo fianco qui a Montesilvano. Cosa gli consiglio di fare? A quello penserà la sua squadra» dice Maria sorridendo.