La riconferma di Cialente nella città simbolo dell’Aquila assume un significato particolarmente amaro per il centrodestra che in questi anni ha diretto tutte le istituzioni impegnate nel dopo terremoto e che, ora, riceve una pesante sanzione da parte dei cittadini. Comuni che da tempo erano amministrati dal centrodestra ora passano al centrosinistra. Ballottaggi che confermano il primo turno. Turno elettorale che ribadisce lo spostamento di opinione che già era apparso alle amministrative di un anno fa. Infine, rimane in ombra la figura del vero sconfitto, il presidente Chiodi che aveva fatto campagna elettorale a L’Aquila per De Matteis e si era impegnato in un duro braccio di ferro con Cialente. Tuttavia, Chiodi era sceso in campo anche in altri comuni: a Montesilvano si è dato da fare per tessere alleanze per Musa.
Il risultato di questo attivismo si è visto: come commissario incassa una smentita a L’Aquila alla vigilia della sua uscita di scena in questo ruolo; come presidente della Regione sembra raggiungere il poco invidiabile primato di aver condotto alla sconfitta le sue truppe. Anzi, di aver finito per fare il gioco degli avversari. Emergono un arretramento del Pdl regionale e un progressivo ricambio di classe dirigente nelle istituzioni. L’Abruzzo sembra in sintonia con le scelte nazionali. Non ci sono ancora gli elementi per sostenerlo, ma il dubbio è che si sia aperta una fase declinante per il centrodestra e di ripresa per il centrosinistra. Il riequilibrio si fermerà qui? Rispondere non è possibile. Possiamo notare che il voto sembra il risultato di una tendenza non di un momento. E’ possibile, quindi, che l’influenza di questo riequilibrio si estenda alle prossime politiche e regionali. Siamo, dunque, in presenza dell’inizio di un cambiamento d’assetto del governo regionale? La partita che si apre è proprio questa. Avremo l’occasione per riflettere sulle cause di sconfitte e vittorie. Ma un elemento andrebbe messo in evidenza: il voto segna una spinta al cambiamento da parte dell’elettorato. Avviene in due modi diversi. Il primo è stato la scelta di premiare, al di là delle diverse situazioni locali, chi non aveva governato. Per L’Aquila è stato punire chi ha attaccato pesantemente chi ha retto il Comune in anni dolorosi, drammatici per la città, difendendone l’identità dall’assedio del governo nazionale e del Commissariato. Ma la seconda è stata l’astensione dal voto, fino al caso eclatante di Montesilvano dove la maggioranza degli elettori non ha votato. Segno che anche nella nostra regione la sfiducia, la stanchezza, forse la rabbia verso una politica incapace di fornire risposte stanno diventando croniche. E’ un segnale d’allarme che dovrebbe inquietare i partiti e che dovrebbe favorire un ripensamento e un rinnovamento profondo. Sullo sfondo di questo mutamento si leggono i grandi processi nazionali e internazionali: la crisi del berlusconismo che produce i suoi effetti, la crisi economica che incide sulle priorità dei cittadini, la percezione di una difficoltà forse non recuperabile di chi ha gestito le istituzioni locali e regionali di fronte alle sfide di un quadro europeo e internazionale complesso. E’ come se i cittadini fossero consapevoli che davvero è entrata in crisi la “politica del sistema” e non solo il “sistema della politica” e fossero alla ricerca di una soluzione. La prima reazione sembra quella di delegittimare chi ha gestito finora il potere per dare opportunità a chi è parso più attento alla necessità di rinnovarsi, come il centrosinistra e il Pd. Tuttavia i cittadini sembrano essersi resi conto che esiste anche una crisi della sovranità, che ha ridimensionato il ruolo di molti protagonisti. Non c’è più un’autorità che sia davvero sovrana, non si capisce chi può decidere. Alcune istituzioni sono ancor meno sovrane di altre. La Regione sembra la più colpita da questa perdita di egemonia. La crisi ha svelato la sua impotenza nel gestire processi troppo grandi per essere controllati o almeno mediati come avveniva in passato. La società sembra avere avvertito che il “sovrano” è debole, non riesce più a garantire, in più sbaglia persino le poche politiche che potrebbe mettere in atto. E’ inevitabile che la politica cada. Spunta, quindi, una crisi di sovranità dietro la sconfitta del Pdl e del presidente della Regione, come garanti che non riescono più a garantire. Dietro al risultato di Cialente, invece, si può intuire che l’antidoto a questo fenomeno può esserci e potrebbe funzionare: è il patto con i cittadini, una sovranità co-governata, l’unico rimedio possibile al processo di delegittimazione che investe politica e istituzioni su fino al vertice europeo.
Il voto dell’Abruzzo, quindi, sembra dirci che occorrono una nuova rappresentanza democratica per arginare la crisi economica che minaccia la società e un “sovrano” diversamente legittimato.
Gli abruzzesi si dimostrano più saggi e concreti di quanto si potesse immaginare. La politica è avvisata. Vedremo se saprà cambiare. Siamo solo all’inizio.