ROMA - E ora tra noi e la Germania ci sono oltre cinque punti di differenza, 5,2 per l’esattezza. L’anno prima erano 4,5. Nel Duemila era 2,7. È lo spread tra i livelli di pressione fiscale sul lavoro: 42,6% in Italia, 37,4% in Germania. Niente a che vedere con quello tra i rendimenti dei titoli di Stato a cui ci hanno abituato le cronache quotidiane della crisi, ma è uno spread altrettanto pericoloso. Perché mina alla base la competitività delle nostre aziende: è come se nella corsa alla conquista dei mercati partissero con una zavorra pesante, mentre nelle corsie affianco i principali concorrenti vanno via leggeri (la media Ue è del 33,4%, la media eurozona è 34%). Lo rivela l’Eurostat, l’istituto di statitisca dell’Unione europea, che comunque si ferma al 2010.
Siamo penalizzati rispetto alla Germania. Ma in realtà lo siamo rispetto a tutti gli altri partners, anche se con distanze diversificate: per quanto riguarda la tassazione sul lavoro (tasse più contributi sociali), l’Italia infatti resta ben piantata al primo posto nel 2010. Dieci anni prima, nel Duemila, eravamo terzi, dietro al Belgio e alla Francia. Poi però col passare degli anni da noi le tasse sono aumentate, mentre oltreAlpe sono scese e così ora i francesi sostengono una pressione fiscale sul lavoro del 41% e rispetto agli italiani hanno un vantaggio di 1,6 punti.
L’Italia, comunque, non è il solo Paese ad aver affrontato la crisi inasprendo la tassazione. Anche il Belgio è passato, nelle imposte sul lavoro, dal 41,9% del 2009 al 42,5% del 2010. Incrementi in Spagna, ma qui siamo a livelli decisamente più bassi: dal 31,7% al 33%. Mentre il Regno Unito si conferma, tra i grandi, il Paese dove il lavoro è il meno tassato: 25,7%.
L’indagine Eurostat esamina anche la pressione fiscale sui redditi delle persone fisiche, arrivando fino alle stime del 2012. L’Italia è all’ottavo posto ed è in salita di quasi due punti: dal 45,6% del 2011 si dovrebbe attestare al 47,3% nel 2012. le stime del governo nel Def si ”fermano” al 45,1%. In ogni caso sia Eurostat che il governo italiano concordano: le imposte sui redditi delle persone fisiche sono in aumento. Le imposte sui redditi da impresa (cosa diversa dalla tassazione sul lavoro) sono invece in notevole diminuzione in Italia: nel Duemila erano al 41,3%, le stime per il 2012 le danno dieci punti sotto al 31,4%.
Per quanto riguarda poi la tassazione sui consumi l’Italia è ai livelli più bassi (16,8%) ben al di sotto del media Ue (21,3% che diventa 20,7% in Eurolandia). Ma dal 2010, come è noto, in Italia ci sono stati incrementi dell’Iva.
Infine la tassazione sul capitale: l’Italia è tra i Paesi che paga di più (34,9%). Ma la Francia ci batte: 37,2%. La media Ue è al 23,3%, quella della sola Eurolandia al 23,7%. La Germania è sotto: 20,7%.