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Data: 22/05/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Emilia, la terra trema ancora freddo e paura per i senza casa

Registrate altre 29 scosse. Notte in tenda per 5.000 persone

SANT’AGOSTINO - Prima il boato, poi la scossa. E chi da due giorni vive con l’incubo del terremoto, sa esattamente cosa fare: scappare da casa, allontanarsi da cornicioni e campanili pericolanti, mollare tutto e mettersi al sicuro. Nei trenta chilometri di epicentro tra Modena e Ferrara si sta sempre in allerta, non ci si lascia cogliere impreparati, «eppure al marciapiede che ti spinge in alto e poi ti trascina in basso non si fa mai l’abitudine», dice con le lacrime agli occhi Marina Belluschi, in una mano il sacchetto della panetteria nell’altro quello delle medicine.
La vita, da Bodeno a Finale Emilia, da Mirabello a Poggio Renatico, si riduce a una corsa per la spesa tra una scossa e l’altra. Perché dopo il picco di sabato, lo sciame sismico si è attenuato ma è sempre attivo: sono ventinove, dalla mezzanotte alle 17.08 ieri, le scosse che hanno interessato la pianura padana emiliana. Altre cinque si sono verificate nello stesso periodo in quella lombarda, come rileva la strumentazione dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. La buona notizia, affermano gli esperti, è che l’intensità delle scosse va progressivamente riducendosi. Quella cattiva, sottolineano gli ingegneri che stanno conducendo le verifiche di staticità, è che anche movimenti tellurici di ridotta entità hanno effetti distruttivi sugli edifici già profondamente lesionati. La rocca di San Felice sul Panaro potrebbe crollare da un momento all’altro, le crepe si allargano a ogni sussulto, lo splendido duomo di Modena ha una profonda ferita sul lato sinistro, la torre del castello estense di Ferrara, che svetta dal 1385, pare sventrata da una bomba. I vigili del fuoco, la Protezione civile e i rinforzi del Dipartimento di sicurezza del ministero dell’Interno transennano case e palazzi storici, «i danni sono enormi, per milioni di euro, impossibile al momento fornire una cifra esatta dato che gli accertamenti sono appena cominciati», dice nel suo sopralluogo a Sant’Agostino Luigi Mauriello, questore di Ferrara e responsabile del centro di coordinamento interforze. La priorità comunque, aggiunge, va a chi è rimasto senza alloggio: gli sfollati sono saliti a 5.000, di cui 1288 nel Ferrarese, 266 nel Bolognese, 3360 nel Modenese. Si tratta però di cifre ondivaghe, in costante mutamento: «La gente continua a presentarsi alla tendopoli, facciamo fatica a contenere il panico», rileva il sindaco di Sant’Agostino, Fabrizio Toselli. Quasi tutti gli abitanti del suo paese e del confinante San Carlo, circa 7.500 persone, hanno dormito in macchina o nei centri di accoglienza. I residenti di San Carlo, in particolare, devono combattere contro un fenomeno unico: argilla e sabbia che le scosse hanno fatto emergere dal sottosuolo, alzando di mezzo metro il livello del terreno. Stivali ai piedi e badili in mano, si spala la fanghiglia che invade le strade, sigilla le saracinesche dei garage, ottura i tombini: «Per ripulire una sola casa sono stati riempiti sette camion. E’ un fenomeno raro, si chiama liquefazione», spiega il geologo Dario Albarello.
Da un lato la devastazione, dall’altro la voglia di ricominciare: riaprono i bar, qualche ristorante, la panetteria sforna pizza e pagnotte a ritmo continuo. La preoccupazione maggiore è per i posti di lavoro: chi ce l’ha se lo tiene stretto, chi l’ha visto disintegrarsi sotto le macerie di un capannone spera in un sostegno finanziario all’economia della zona. In quest’area il terremoto ha fermato dieci aziende, significa che in ogni famiglia almeno una persona è rimasta senza posto. «Abbiamo bisogno di aiuto, di soldi per ricominciare. Ci sono stati promessi, contiamo arrivino in fretta», si augura l’assessore ai lavori pubblici di Sant’Agostino Filippo Marvelli. Mentre il governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani esorta la popolazione a resistere: «L’Emilia Romagna sta vivendo un difficile momento della propria storia recente. I cittadini reagiscono a questa dura prova con un atteggiamento composto e molto responsabile».
Intanto le migliaia di sfollati si preparano alla seconda notte in tenda, nella palestra delle scuole, nei palazzetti dello sport. Ma c’è anche chi, nonostante la fatica, preferisce restare al freddo nell’auto parcheggiata sotto casa. «Girano gli sciacalli», è l’agghiacciante passaparola nei paesi. Predoni che si spacciano per tecnici comunali e consigliano di fuggire dagli appartamenti, perché sono in arrivo nuove, violentissime scosse. O ancora che spediscono allarmanti messaggi sui cellulari, esortando ad abbandonare tutto e a mettersi in salvo. Facile lasciarsi travolgere dalla paura e poi trovare i cassetti svuotati. «Per ora siamo riusciti a sventare i tentativi di sciacallaggio, abbiamo mobilitato ottanta squadre di polizia per vigilare sul territorio», avverte Mauriello. Per prevenire e reprimere i furti di opere d’arte da chiese e palazzi storici crollati, i carabinieri del nucleo per la tutela del patrimonio culturale hanno messo in campo pattuglie in borghese che stanno monitorando, soprattutto di notte, gli edifici considerati a rischio. Chi si impadronisce delle opere d’arte rischia l’arresto per furto doppiamente aggravato: dal valore dell’opera trafugata e dal fatto che si trova esposta ai furti per motivi emergenziali.

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