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Pescara, 09/04/2026
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Data: 23/05/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bossi sotto tiro, Tosi evoca l’espulsione. Il sindaco di Verona: se ha autorizzato le spese dei figli non può essere presidente

ROMA - La Lega potrebbe non candidarsi nel 2013 alle politiche. L’ipotesi, perché di ipotesi si tratta, avanzata da Maroni e rilanciata da Salvini, fa sobbalzare gli stessi elettori del Carroccio, in piena crisi di identità sia perché Umberto Bossi è indagato per aver preso i soldi del Carroccio per dare la paghetta ai figli, sia per il naufragio elettorale con la perdita di 7 sindaci su 7 ai ballottaggi di domenica scorsa. Certo, l’europarlamentare Salvini non è nuovo a compiere sparate o a fare proclami paradossali. Se non ci fossero indiscrezioni che proprio Maroni, il triumviro destinato a raccogliere l’eredità di Bossi, vorrebbe saltare le urne nel 2013 per puntare direttamente alle elezioni del 2018. In ogni caso, assicura sempre Salvini, non ci sarebbero sorprese per le competizioni locali: la Lega vi parteciperà.
Ma a dare tutto il senso del nuovo corso del Carroccio sono le parole di Flavio Tosi, votatissimo sindaco leghista di Verona, secondo il quale Bossi non potrebbe fare il presidente della Lega, né potrebbe ricoprire qualsiasi altro ruolo nel partito, se fosse confermato «che ha autorizzato personalmente le spese dei figli». «Difficile pensare», chiosa, che uno che ha prelevato soldi dalle casse, facendone un uso «illegittimo», possa avere «ruoli importanti» nel partito «perché ciò lo esporrebbe a provvedimenti disciplinari». Insomma, la «regola dell’uso dei fondi vale per tutti» pena, per tutti appunto, l’espulsione. A cominciare da Renzo Bossi, detto il Trota, che secondo il nuovo uomo forte della Lega dovrebbe «essere espulso» e ci «sono le condizioni, se tutto fosse confermato, per un’azione penale e una richiesta di risarcimento danni». In ogni caso Tosi dice di essere «leghista al 100 per cento» anche se nelle sue vene scorre sangue «democristiano», ma solo quando «amministro, per il modo di fare politica, di quella Dc dei bei tempi, che stava in mezzo alla gente, che ascoltava». Tuttavia, le esternazioni del sindaco non sono andate giù a un gruppo di senatori, Luciano Cagnin, Roberto Castelli, Cesarino Monti, Giuseppe Leoni e Armando Valli. Non si può processare Bossi, rispondono in una nota. «Non è ammissibile che un qualunque esponente della Lega si permetta di fare processi sommari al padre fondatore del nostro movimento. Ricordiamo che tutti noi, a partire da Tosi, senza Bossi saremmo a fare tutt’altro». E lamentano che «è un’abitudine tutta italiota, non certo leghista, di accanirsi contro chi, in un particolare momento storico, può apparire debole». Maroni invece non risponde ai giornalisti se Bossi debba rinunciare a fare il presidente. Quanto al segretario, per l’ex ministro, l’elezione sarà decisa dal prossimo congresso. E sui risultati elettorali, nega che la Lega sia sparita di scena. «Ma quale scomparsa?» dice, respingendo una domanda dei giornalisti. «Nelle amministrative ci sono state due anomalie: da un lato le tonnellate di fango che ci hanno colpiti e danneggiato, ma alle politiche sarà un’altra musica. Dall’altro lato, «il calo dell’affluenza alle urne», molti leghisti «hanno rinunciato ad andare a votare».

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