«Fatemi fare il commissario». Difficile liquidarla come una battuta, dal momento che l’autocandidatura di Carlo Costantini per risolvere il problema del porto insabbiato arriva al termine di una lunga giornata di lavoro in consiglio regionale, conclusa con la presentazione di due proposte di legge bipartisan, per il sostegno al commercio ittico al minuto e alle agenzie marittime, e con la discussione della mozione di Marinella Sclocco su porto e rischi idrogeologici.
Carlo Costantini, leader di Italia dei valori e mancato governatore, annuncia la mossa per oggi: «Scriverò a Monti, Chiodi e Albore Mascia offrendomi, a titolo gratuito, come commissario per il porto». Sei mesi di tempo rinnovabili, con l’assistenza di un vice commissario in rappresentanza del centrodestra per arrivare al vero obiettivo: «I soldi li faremo tirare fuori a chi è obbligato a farlo e finge di non saperlo». Uno schiaffo al governatore Chiodi, certo, ma anche all’ex commissario Guerino Testa, che ha gettato la spugna dopo un anno di giri a vuoto. Perché lo fa? Da pescarese che non vuole più assistere all’agonia del porto, dice lui, ma anche per puntare il dito contro «decenni di inerzie, errori, omissioni e sprechi» e contro il fiume di denaro che ci avrebbe consentito di noleggiare dozzine di draghe invece che noleggiarle di continuo a peso d’oro».
E di una «città in balia delle onde» parla, con amara ironia, Marinella Sclocco, chiudendo l'ennesimo botta e risposta privo di soluzione sull'annosa vicenda del porto canale e del mancato dragaggio, di cui si è discusso ieri mattina nel corso della seduta del consiglio regionale. Nella sua interrogazione, datata tre mesi fa ma ancora, ahinoi, di stretta attualità, la consigliera del Pd chiedeva interventi economici e impegni precisi da parte dell'amministrazione regionale per risolvere i tanti problemi che affliggono il porto canale e un fiume dove le opere effettuate a difesa idraulica risalgono agli anni Trenta.
A tentare di dare una risposta agli interrogativi su responsabilità e decisioni da prendere ci ha pensato l'assessore regionale ai lavori pubblici, Angelo Di Paolo, che nelle sue tre pagine di relazione ha ripercorso la situazione idrologica del fiume Pescara, mettendone in evidenza le criticità e non mancando di sottolineare che le indispensabili operazioni di dragaggio e bonifica sono di competenza del ministero delle infrastrutture. Dunque, nessuna responsabilità da parte della Regione che anzi, sostiene Di Paolo, ha redatto un programma triennale di interventi per un costo complessivo di 73 milioni di euro. E nella sua cronistoria l'assessore bada bene a ripercorrere ruoli e responsabilità dei tre commissari nominati dal Governo per risolvere i diversi problemi: da Adriano Goio, chiamato a intervenire sulla crisi socio economica e ambientale del bacino fluviale, a Guerino Testa, nominato per coordinare le azioni di dragaggio, fino a Emilio Santori, al quale è affidata la responsabilità degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. «Sono previsti interventi per tre milioni e 600 mila euro - spiega Di Paolo - finalizzati alla messa in sicurezza degli argini golenali in prossimità del futuro Ponte nuovo. E' stata anche stipulata una convenzione con il Comune che ha garantito la fine dei lavori per settembre del 2013».
Poi la stoccata sugli interventi disattesi da parte dell'amministrazione Mascia per quanto riguarda il ripristino delle opere di difesa idraulica. Una lunga dissertazione, poche risposte, nessuna certezza. Ma la Sclocco non si dà per vinta: «Da domani ricominciamo la nostra battaglia per chiedere precisi interventi economici alla Regione».