Stime negative sul Pil: - 1,7% quest’anno e - 0,4% nel prossimo
MILANO - L’Italia è «in carreggiata» per azzerare il deficit nel 2014 e far scendere il rapporto debito/pil dal prossimo anno ma ha davanti a sé due anni di recessione che potrebbero rendere necessaria una manovra bis. L’economic outlook semestrale dell’Ocse presentato ieri a Parigi, loda gli sforzi del governo Monti sul fronte dei conti pubblici che, tra due anni, dovrebbero portare il bilancio in attivo. Ma getta pesanti ombre sulla crescita dell’Italia abbassando, rispetto a novembre scorso, le proprie stime sul Pil del Paese: nel 2012 dovrebbe diminuire dell’1,7% (sei mesi fa l’Ocse prevedeva un calo dello 0,5%) e nel 2013 contrarsi dello 0,4% (contro lo spunto positivo dello 0,5% previsto a novembre). Previsioni che risultano peggiori di quelle diffuse, sempre ieri, dall’Istat che stima un -1,5% per quest’anno e +0,5% nel 2013.
L’Italia, rimarca l’istituto parigino «è rientrata in recessione» per la debolezza del contesto europeo e «le conseguenze a breve termine della stretta fiscale» e prevede che l’attività economica «probabilmente continuerà a diminuire durante il prossimo anno per tornare a crescere verso la fine del 2013». Nel frattempo, avverte l’Ocse, potrebbero essere «necessari nuovi aggiustamenti fiscali a causa della recessione» anche se «le ipotesi prudenti del governo circa le entrate dalla lotta all’evasione fiscale forniscono un certo margine di sicurezza». L’Italia, fa notare l’Ocse, «ha introdotto significative riforme strutturali dalla fine del 2011, compiendo progressi nel risanamento dei conti pubblici» e per questo l’istituto stima un rapporto deficit/pil in calo all’1,7% (come prevede anche il Governo) e allo 0,6% nel 2013 (contro lo 0,5% dell’esecutivo). Secondo l’Ocse, le riforme definite e già realizzate dal governo italiano, «dovrebbero migliorare le prospettive della crescita nel medio termine» ma non avranno «impatti significativi sulla crescita» a breve. Pur riconoscendo al governo Monti di aver segnato «una rottura radicale con la lenta attuazione delle riforme dell’Italia nel passato», ammonisce l’Ocse, resta da «chiudere il gap tra la legislazione e la sua effettiva realizzazione, che è tradizionalmente più ampio in Italia che altrove».
Tornando ai numeri, nei prossimi due anni in termini di crescita l’Italia resterà nelle retrovie dell’Europa: faranno peggio solo la Grecia (-5,3% e -1,3%), il Portogallo (-3,2% e -0,9%), Slovenia e Spagna (-1,6% e -0,8%). Sullo scenario macro aleggiano rischi al ribasso: «Uno dei rischi principali è che, nonostante il chiaro intento del governo di proseguire sulla strada del consolidamento di bilancio, gli effetti di contagio derivanti dalla debolezza dell’euro si traducano in un aumento della spesa per interessi sul debito. Le ricadute sulle banche nazionali potrebbero inoltre accentuare la stretta sul credito a ulteriore danno della crescita». E’ anche vero, però, sottolinea il rapporto che «il netto miglioramento nella direzione delle politiche strutturali potrebbe avere una ricaduta più positiva del previsto su fiducia, investimenti e mercato del lavoro. Un’ulteriore diminuzione del tasso di risparmio delle famiglie potrebbe rilanciare la domanda più del previsto». Secondo l’Ocse, in Italia il tasso di disoccupazione crescerà al 9,4% quest’anno e al 9,9% nel 2013 rispetto all’8,4% del 2011 mentre l’inflazione (al 3,3% nel 2012 e al 2,3% nel 2013 dal 2,9% del 2011) supererà la media europea.
Negli ultimi sei mesi, scrive l’Ocse, il quadro economico mondiale è migliorato ma i rischi maggiori arrivano ancora dall’Eurozona per la quale l’istituto stima una crescita negativa di -0,1% nel 2012, e un +0,9% nel 2013, contro il +0,2% e il +1,4% indicati in precedenza. Alzate le previsioni su Germania (+1,2% il Pil quest’anno e +2% nel 2013), Francia (+0,6% nel 2012 e +1,2% nel 2013) e Stati Uniti, (+ 2,4% il Pil nel 2012 e +2,6% nel 2013 contro il +2% e il +2,5% indicati sei mesi fa) mentre la Cina è vista crescere al ritmo dell’8,2% (contro l’8,5% stimato a novembre) e poi risalire a +9,3% nel 2013.