PESCARA. «La riorganizzazione del personale della Regione avvenga nell’ambito di una programmazione unica e unitaria, e non in una logica di politica assessorile». E’ quanto chiede la Cgil Abruzzo.
Il sindacato torna a criticare duramente l’operato del presidente della Regione, Gianni Chiodi, e dell’assessore al Personale, Federica Carpineta, colpevoli, secondo il sindacato, di non avere un’idea generale della riorganizzazione della burocrazia della Regione.
A fare il punto sulla situazione è il segretario regionale della Cgil, Gianni Di Cesare.
«La Regione», ha detto Di Cesare, «ha tirato fuori degli atti di carattere unilaterale. Noi non condividevamo queste scelte, ma, avendole subite, abbiamo deciso di affrontarle con serenità e abbiamo avviato un confronto. Ci siamo accorti, però, che Chiodi non ha un’idea generale della riorganizzazione, ma, piuttosto, sta prediligendo una politica di tipo assessorile, quindi, fortemente parziale, che ci vede totalmente contrari».
«Queste scelte», ha sottolineato il segretario regionale della Cgil, «stanno già producendo delle modifiche della Regione, che si sta trasformando sempre più in un ente di gestione e sempre meno in un ente finalizzato all’indirizzo, al controllo e alla programmazione».
In particolare, la Cgil critica il fatto che la pianta organica non sia minimamente rivolta al futuro. «L’agricoltura, ad esempio», hanno spiegato i sindacalisti, «tra dipendenti regionali e dipendenti degli enti sciolti, conta 588 lavoratori, su un totale di 1.976, ovvero il 30%». «Manca un’idea complessiva, un progetto unitario», conclude la Cgil. «A partire dalla situazione attuale, invece, bisognerebbe valutare cosa fare per il futuro».